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Un trauma infantile che passò (anche) dalla Sicilia: il viaggio nella storia della supposta

Per comprendere come e perché la supposta passi dalla Sicilia dobbiamo passare da Enrico II di Francia e fare anche un salto a Raj, un centro di commercio vicino Teheran

Gianluca Tantillo
Appassionato di etnografia e storia
  • 11 gennaio 2021

Le Nozze di Caterina de Medici con Enrico II di Francia

Lo vedete quest’uomo distinto (nel dipinto), dall’aria un po’ abbacchiata e l’espressione di un radical chic che s’annoia pure al suo matrimonio?

Ecco, questo è Enrico II di Francia, acerrimo nemico di Carlo V quando era anche re di Sicilia, ed è per colpa sua (pur essendo na povera vittima) che per i successivi quattro secoli e mezzo milioni e milioni di bambini, e non solo, vivranno uno dei più brutti traumi che la razza umana abbia mai conosciuto: la supposta!

Inutile dirvi che la storia di questo farmaco, che per fattezze ricorda uno degli strumenti di tortura usati ai tempi dell’inquisizione, passa anche dalla Sicilia.

Ma ritorniamo un attimo a Enrico II. Re di Francia e duca D’Orléans sposerà Caterina De Medici ma si farà invasare il cervello dall’amante Diana di Poitiers che non solo se lo farà fritto in padella come un quarto di pollo ma pretenderà di prendere parte alle decisioni belliche e politiche della corona.



Tanto per capire che testa aveva Diana di Poeties basta pensare che muore all’età di sessantasette anni perché ingerisce l’oro liquido nel tentativo di rimanere giovane per sempre. Ecco, non è che avesse tutte queste grandi aspirazioni Enrico II, diciamo piuttosto che cercò di portare avanti la bottega di famiglia.

Continuò, infatti, la guerra contro il nemico giurato Carlo V, annesse il Piemonte alla Francia, si riprese pure le città francesi che erano rimaste in mano agli inglesi (alleati della Spagna) e sposò perlopiù la causa dei protestanti che erano freschi freschi di Martin Lutero: il minimo indispensabile per non morire.

Poi, appena gli avevano fatto quattro ritratti che avrebbero consacrato il suo nome all’interno del salotto di famiglia, si decise a firmare il trattato di pace di Cateau-Cambrésis, rinunciando ai possedimenti in Italia, mettendo fine a tutta questa gran rottura di scatole che era la guerra (in fondo Enrico si voleva fare il pensionamento tranquillo come dovrebbe essere per tutti).

A parte le solite stravaganze di mezza età, tipo la miopia, che si scordava le cose, e una leggera crisi mistica che lo portò a diventare un cattolico fissato e perseguitare gli ugonotti, la sua vita stava procedendo così bene che si sentiva con una coscia qua e una là.

E fu il 1° di luglio 1559, proprio durante i festeggiamenti del trattato di pace e del matrimonio di sua figlia Elisabetta, che, forse avvinazzato, perché in Francia il vino era buono, si mise a fare il cretino col cavallo e la lancia e in uno scontro con Gabriele I conte di Montgomery, che non è quello del cappotto ma forse un antenato, rimase ferito perché la lancia del povero sfortunato si spezzò e un frammento gli penetrò l’armatura ferendolo gravemente.

Ma non stavamo parlando di supposte, direte voi? Un attimo di pazienza... Enrico rimase la bellezza di undici giorni sofferente prima di morire, ma non fu questa la vera agonia. Visto che le sue condizioni non gli permettevano di assumere medicine per bocca, il geniaccio del suo medico personale pensò bene di solidificare il tutto e curarlo infilandogli i medicinali nel “frack”: in pratica gli fece una terapia a base di supposte ma non lo salvò lo stesso.

In conclusione nonostante Enrico avesse sempre pensato che chi spada ferisce di spada perisce, se gli avessero raccontato che lui non sarebbe perito di spada ma di quell’altra cosa, ci avrebbe pensato due volte prima di assumere quel dottore.

Per comprendere come e perché la supposta passi dalla Sicilia dobbiamo fare un salto a Raj, un noto centro di commercio nei pressi di Teheran: è qui che nell’anno 834 nasce un certo Razas.

Noto alle cronache del tempo con il nome di Al-Razi e famoso per essere stato uno dei più grandi medici della storia: è colui che usa per primo l’alcool nella medicina e inoltre il primo a preparare l’acido solforico. Scrive uno dei più importanti testi medici dell’antichità, una vera e propria enciclopedia che si chiama "في الحاوي كتاب الطب) " ma chi è arabo?) e che in caratteri occidentali si dovrebbe pronunciare Al-Ḥāwī : è questo il primo testo della storia dove formalmente si parla di supposte (e vedi che prio!).

Ora, siccome tutti si erano resi conto di quanto portentoso fosse questo testo, i medici del tempo si misero calmi e tranquilli per cercare di capirci qualche cosa. I numerosi tentativi però non ebbero successo perché, oltre a dire pure loro “ma che è arabo, ma che è arabo?”, capitava che nei meeting qualcuno provava a leggerlo e, per l’astrusità della lingua, partiva qualche scatarrata e andava a finire a tirate di capelli, morsi e sputazzate.

Dovettero aspettare quattrocento anni prima che nascesse qualcuno in grado di capirci qualcosa: nel 1230 nasce infatti Faraj ibn Sālim che, a scanso del nome, era ebreo di religione e siciliano cento per cento, e precisamente di Agrigento.

Anche lui passerà alle cronache con un nome più facile di quello che aveva (Ferragut di Girgenti) perché i siciliani, già avevano i loro problemi, figuriamoci se si mettevano a fare esercizi di pronuncia. Impeccabile medico e testa quanto una casa viene assunto come traduttore di opere di medicina, dall’arabo al latino, da Carlo I d’Angiò (per la cronaca il re di Sicilia quando nel 1282, in quella baraonda che prenderà il nome di “Vespri”, i siciliani lo accompagneranno gentilmente fuori dall’isola facendogli segno con la manina e dicendogli “prego andare!”).

E se questo grande manuale di medicina, scritto da Al-Razi, e dove si parla supposte, è pervenuto a tutto il mondo occidentale, il merito è proprio di Ferragut di Girgenti che, alla corte di Carlo I d’Angiò, lo tradurrà dalla prima all’ultima pagina cambiandogli il titolo, un po’ come fanno i nostri doppiatori con i titoli dei americani, in "Continens".

Per dovere di cronaca precisiamo che tracce di supposte sono state trovate sin dai tempi dell’antico Egitto, tuttavia, lo ripetiamo di nuovo, in questo testo se ne parla per la prima volta, e in via ufficiale, in termini medici.

E la prossima volta che fate capricci, perché il vostro medico curante vi scrive nella ricetta le supposte (e come al solito chiedete "Miii, supposte? Ma cheffà, non c’è in sciroppo?"), ricordatevi che ai tempi di Ferragut di Girgenti le supposte si facevano con allume (solfato doppio di alluminio e potassio) e e farina d’orzo e che per infilarla dove diceva il foglietto illustrativo usavano unguenti oleosi.
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