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La conosci per Dante e Shakespeare ma è siciliana: com'è nata la (nota) forma poetica

Ancora oggi la Sicilia celebra con orgoglio il suo ruolo nella storia della poesia, ricordando che qui prese forma una delle più grandi invenzioni letterarie di sempre

  • 3 aprile 2025

Miniatura di Federico II e della sua corte

Il sonetto è una delle forme poetiche più celebri della letteratura occidentale, adottata e perfezionata da autori come Dante Alighieri e Francesco Petrarca, e più tardi da altri grandi poeti europei come William Shakespeare e Luis de Góngora. Sapevi che le sue origini affondano nella Sicilia del XIII secolo, in un periodo segnato dal regno di Federico II di Svevia?

In un’epoca in cui la poesia italiana era ancora giovane e molto influenzata dalla lirica provenzale, la Scuola Siciliana (un gruppo di poeti che lavoravano alla corte di Federico II) diede vita a una nuova forma poetica che ha lasciato un’impronta nella storia della letteratura.

La corte di Federico II era un centro culturale incredibilmente vivace, un crocevia di influenze arabe, latine e romanze.

Qui si riunivano intellettuali, giuristi, artisti e poeti, tra cui spiccava Giacomo da Lentini, il notaio imperiale che si dice abbia inventato il sonetto. Giacomo da Lentini e i poeti della Scuola Siciliana scrivevano in un volgare siciliano illustre, una lingua che, sebbene derivasse dal dialetto, era arricchita da influenze latine e provenzali.

Le loro opere si ispiravano all’amor cortese, un ideale di amore spirituale e inaccessibile, ma con uno stile fresco e una nuova struttura metrica. È stato proprio Giacomo da Lentini a perfezionare il sonetto, dandogli una struttura di quattordici versi endecasillabi divisi in due quartine e due terzine. Questo schema si rivelò così versatile che ben presto divenne il formato preferito per l’espressione poetica.

Dopo la chiusura della Scuola Siciliana, il sonetto venne accolto dai poeti toscani come Dante Alighieri e Guido Cavalcanti, che lo utilizzarono per le loro rime d’amore. Ma fu con Francesco Petrarca che il sonetto raggiunse la perfezione. Nel suo capolavoro, il Canzoniere, Petrarca affinò ulteriormente la forma del sonetto, rendendola un modello per i poeti successivi.

A partire dal Rinascimento, il sonetto si diffuse in tutta Europa. In Inghilterra, William Shakespeare lo adattò alle esigenze della lingua inglese, modificandone la struttura in tre quartine seguite da un distico finale.

In Spagna, il poeta barocco Luis de Góngora lo popolarizzò come strumento raffinato per la sua poesia concettista. Nonostante le varie trasformazioni nel corso dei secoli, il sonetto continua a essere una delle forme poetiche più amate e utilizzate. Anche nella letteratura moderna, poeti di tutto il mondo continuano a esplorare questa forma metrica, dimostrando la sua straordinaria capacità di adattarsi a contesti culturali e storici diversi.

L’invenzione del sonetto da parte della Scuola Siciliana è una delle innumerevoli prove dell’importanza della Sicilia come culla della cultura europea. In un’isola che per secoli è stata un ponte tra Oriente e Occidente, il sonetto è nato da una fusione sorprendente di influenze linguistiche e culturali.

Ancora oggi, la Sicilia celebra con orgoglio il suo ruolo nella storia della poesia, ricordando che tra le sue terre assolate e i suoi castelli medievali prese forma una delle più grandi invenzioni letterarie di sempre.
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