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Antica e splendida tra moschee e sollazzi: Palermo con gli occhi dei viaggiatori arabi

Ripercorriamo insieme il viaggio nella Madina Balarm vissuto nel XII secolo da Ibn Jubayr, un sapiente e dotto scrittore e poeta arabo emigrato in Andalusia

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 24 gennaio 2021

Una parte dell'itinerario Unesco arabo normanno di Palermo visto dall'alto

Tutti noi stiamo affrontando un periodo storico che definire "particolare" è quasi riduttivo ma che, di fatti, sta investendo ogni ordine sociale ed economico coinvolgendo in particolar modo i singoli individui, fruitori un tempo non tanto lontano della bellezza del viaggio.

Con questo articolo invito i lettori ad assaporare con l’immaginazione l’incontro dei Diaristi Arabi con la Madina Balarm, ripercorrendo insieme il viaggio, la conoscenza e le sensazioni vissute da Ibn Jubayr, (Abū l-Ḥusayn Muḥammad ibn Aḥmad al-Kinānī), un sapiente e dotto scrittore e poeta emigrato in Andalusia, che compì nel XII sec. ed avente come titolo "Viaggio in Ispagna, Sicilia, Siria e Palestina, Mesopotamia, Arabia, Egitto".

Innanzitutto dobbiamo ringraziare il nostro concittadino Michele Amari, come scrive l’autore delle traduzioni del testo arabo originale, dott. Celestino Schiaparelli, che ci ha dato la possibilità di poter conoscere la Storia Musulmana in Sicilia ed i suoi Diaristi più importanti, soprattutto grazie alle varie divulgazioni che fin dal 1845-46 pubblicò in francese nel Journal Asiatique.



Nel 1880 l’Amari diede, infine, alle stampe il testo relativo nella Biblioteca Arabo-Sicula concernente i viaggi da Messina a Palermo e Trapani del Diarista Andaluso aggiungendo il naufragio patito dallo stesso ibn Ǵubayr a Messina con il salvataggio e l’incontro con il Re Normanno Guglielmo II detto il Buono.

La figura di questo Re Normanno, che ammiro molto tra l’altro, è stato spesso sottovalutata o comunque messa in secondo piano rispetto a quella di Ruggero II e Federico II, mentre dovrebbe essere esaltata maggiormente visto che proprio sotto il suo regno si poté raggiungere quella “pax relativa” tra le varie etnie presenti in Sicilia e che specialmente a Palermo fece risplendere palazzi e sollazzi creando, di fatto, le premesse per la produzione artistica poi passata alla storia come Arabo (Berbero) – Normanna.

Sin dalla sventura marinara del nostro diarista si può capire il personaggio di Guglielmo II poiché, come scrisse l’autore, «Restammo meravigliati quando sentimmo che questo Re rūmī era rimasto ad osservare i Musulmani poveri che stavano a guardare dalla nave, e non avevano di che pagare lo sbarco, perocchè i padroni delle barche alzavano le pretese per metterli in salvo. Egli dunque, informatosi del caso loro che gli fu esposto per filo e per segno, fece dare a quei poveretti cento rubāʽī di sua moneta affinchè potessero scendere a terra” salvandoli, con questo gesto, dalla schiavitù!».

Inoltre, ibn Ǵubayr esalta le qualità del nostro Guglielmo, all’epoca trentenne, soprattutto per il trattamento ed il riguardo verso i musulmani, il suo saper leggere e scrivere in arabo, la splendida corte ed il suo cerimoniale, la presenza a corte di eunuchi (che professano segretamente l’Islam, anche se credo che Guglielmo ne fosse a conoscenza e lo tollerasse) e un corpo di guardie scelte, cioè di schiavi, sorretti da un Comandante (qā’id) scelto fra loro stessi.

Ed infine per i palazzi, i sollazzi e per la vita molle, deliziosa e per il vestiario tipicamente arabeggiante che indossava: insomma, sembrava più Arabo che Normanno.

Il nostro viaggiatore si sposta dall’emporio siciliano, cioè dalla Città di Messina, alla Capitale Palermo per i rūmī, al-Madīnah per i musulmani.

L’arrivo nella capitale del viaggiatore andaluso inizia con una descrizione poetica di Palermo.

«Città metropoli di queste isole riunisce in sè i due pregi, [cioè] prosperità e splendore. Ha quanto puoi desiderare di bellezza reale ed apparente e di soddisfazioni della vita [nell'età] matura e fresca.

Antica e bella, splendida e graziosa, sta alla posta con sembiante seduttore, insuperbisce tra piazze e pianure che sono tutte un giardino, larghe ha le vie e le strade, ti abbaglia la vista colla rara beltà del suo aspetto. Città maravigliosa, costrutta come Cordova, gli edifizi suoi sono tutti di pietra da taglio detta kaḏdān.

Un fiume d'acqua perenne l'attraversa, ai fianchi di lei scaturiscono quattro sorgenti. Il suo Re qui allietò la vita di piaceri fugaci, onde la fece capitale del suo regno franco — Dio lo annienti! — I palazzi del Re ne circondano il collo, come i monili cingono i colli delle ragazze dal seno ricolmo, ed egli tra giardini e circhi si rigira di continuo fra delizie e divertimenti…».

Continuando la descrizione ibn Ǵubayr ci fa rivivere una Palermo non completamente Cristianizzata, vi sono ancora moschee operative per il popolo che viene richiamato alla preghiera dal muezzin e si meraviglia nel vedere la Chiesa della Martorana, all’epoca detta dell’Antiocheno, e della bellezza arabeggiante delle donne di Sicilia e delle vesti utilizzate durante i giorni Natalizi.

Immaginatevi quindi in questa realtà multietnica in cerca di un proprio equilibrio, forse ottenuta per breve tempo, che seppur si considerasse “schiava” dei conquistatori normanni in effetti con la presenza di varie altre figure culturali, ingegneristiche e letterarie si confrontava dettando una linea politica rivolta verso la tolleranza che rende prosperi i popoli e le città che ne approfittano.

Questa era la Palermo dei viaggiatori Arabi di Sicilia… la al-Madīnah!
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