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Un relitto da vivere con il naso all'insù: a Marsala l'unica nave punica giunta a noi

Il ritrovamento dell'imbarcazione ha permesso di conoscere il sistema di costruzione navale dei Cartaginesi, che aveva suscitato ammirazione e stupore già nell'antichità

Jana Cardinale
Giornalista
  • 27 febbraio 2020

La nave punica ospitata nel Museo archeologico regionale "Lilibeo - Baglio Anselmi" di Marsala

Stupore e meraviglia, per una storia affascinante e misteriosa, da scoprire con il naso all’insù. Sul lungomare di Marsala, in prossimità di Capo Boeo, all’interno del Museo archeologico regionale Lilibeo - Baglio Anselmi – è ospitato l'unico esemplare di nave punica giunta ai nostri giorni, adesso assieme alla Nave romana di Marausa.

Il Museo, già ex stabilimento vinicolo risalente agli inizi del XIX secolo – espone il relitto della nave e illustra la storia di Lilibeo e del territorio storicamente ad essa connesso, dalla preistoria al medioevo. I resti della storica imbarcazione (risalente alla metà del III sec. a.C., periodo della I Guerra Punica) sono stati recuperati nel 1971 nel tratto di mare al largo dell'Isola Lunga, in prossimità di Punta Scario, all'imboccatura nord della Laguna dello Stagnone.

Il ritrovamento dell'imbarcazione ha permesso di conoscere il sistema di costruzione navale dei Cartaginesi, che aveva suscitato ammirazione nell'antichità per la velocità costruttiva della prefabbricazione in cantiere. Ogni asse della nave punica reca inciso, infatti, un simbolo dell'alfabeto fenicio-punico utile ai carpentieri per il rapido assemblaggio dello scafo, proprio come per una moderna scatola di montaggio.
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Del relitto è stata recuperata solo la parte posteriore e parte della fiancata di babordo per una lunghezza di circa 10 metri e una larghezza di 3 metri. Da questi dati è stato calcolato che la nave, della stazza di circa 120 tonnellate, avesse una lunghezza complessiva di 35 metri e una larghezza massima di 4 metri e mezzo e che fosse un esemplare a remi da combattimento.

Quando gli archeologi trovarono il relitto di quella nave punica nelle acque di Marsala, non avrebbero immaginato i ritorni in termini archeologici dei resti dello scafo. Nel 1969 durante i lavori di scavo da parte di una draga vennero portati alla luce dei vasi antichi e altri reperti nella zona di Punta Scario, presso l’imboccatura nord della laguna dello Stagnone.

Nel 1971, quindi, a pochi metri sotto il livello del mare, a causa di un movimento di un banco di sabbia, emerse la poppa della nave nei pressi del canale artificiale punico che oggi è andato perduto. Lo scavo iniziò immediatamente e fu affidato a Honor Frost, grande archeologa del tempo.

Il recupero durò quasi quattro anni e il fasciame della nave venne immediatamente trasferito in alcune vasche di acqua dolce e poi conservato nel baglio poi adibito a struttura museale. Della nave punica, purtroppo, si conservano solo alcune parti, che possono essere ammirate da studiosi e turisti di tutto il mondo.

Chi arriva in vacanza a Marsala, infatti, non perde l’occasione di una visita al Museo che dallo scorso anno ospita anche l’allestimento espositivo della Nave di Marausa rinvenuta nel 1999 nei bassi fondali del lido di Marausa. Di tale relitto, di dimensioni notevoli per l’epoca, è stata ricostruita solo la parte destra, e si è scelto di rappresentare in piano l’altra metà nello stato in cui è stata ritrovata, anche per ragioni didattiche.

E il Parco archeologico di Lilibeo-Marsala e la Honor Frost Foundation, in collaborazione con il Centre Camille Jullian dell’Università di Aix Marseille-CNRS, promuovono la realizzazione di un convegno internazionale sulla Nave Punica, il prossimo 20 marzo, esattamente 50 anni dopo l’avvio della missione archeologica guidata da Honor Frost.

Frost fu quell’archeologa inglese incaricata dalla British School at Rome, in collaborazione con la Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Occidentale, che arrivò a Marsala nell’estate del 1970 con una équipe di volontari per eseguire ricognizioni subacquee archeologiche sulla costa a nord della città.

I lavori saranno articolati in due sessioni: una antimeridiana, dedicata alla storia delle ricerche attraverso le testimonianze di chi a vario titolo fu coinvolto nel recupero, nella conservazione e nella valorizzazione della Nave punica, e l’altra pomeridiana, incentrata sugli aspetti della conservazione e del restauro, la documentazione e l’allestimento museografico.
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