STORIA E TRADIZIONI
Tra leggende, storia dell'arte e la casetta nel tronco: il Castagno dei Cento Cavalli
L’albero secolare più antico d’Europa si trova in Sicilia nel piccolo comune di Sant’Alfio, all’interno del Parco dell’Etna: nel Settecento c'era una casetta sotto le sue fronde

Il castagno dei cento cavalli in un dipinto di Jean-Pierre Houël (1777)
Alto 22 metri, per 22 metri di circonferenza del tronco, e composto da tre grandi fusti, questo spettacolo naturale é considerato un albero da Guinness dei primati perché secondo alcuni esperti di botanica é l’albero più grande d’Italia e il più antico d’Europa.
Precisamente questa meraviglia millenaria si trova nel bosco di Carpineto, nel versante orientale del vulcano Etna, in un'area tutelata dal Parco Regionale dell'Etna.
Un’opera d’arte regalata all’uomo da madre natura, che avrebbe compiuto dai due ai quattromila anni e attorno al quale girano tante leggende.
E a proposito d'arte: il Castagno è stato ritratto da molti viaggiatori del Grand Tour, fra i quali Patrick Brydone e Jean Houel (nell'immagine di copertina) quest'ultimo, nel 1787, lo descrisse e ritrasse nel "Voyage de la Sicile", de Malta e Lipari. Il naturalista catanese Giuseppe Recupero nel suo "Storia naturale e generale dell'Etna" descrive accuratamente l'albero e racconta che, almeno nell'anno 1766, esisteva una casetta sotto le fronde del castagno (si può vedere nel quadro di Jean-Pierre Houël).
Si racconta che il castagno debba il suo soprannome ad una leggenda secondo la quale, durante una battuta notturna di caccia, la regina Giovanna d’Aragona insieme ai suoi cento cavalieri in sella al loro cavallo trovarono riparo sotto le grandi fronde dell’albero durante un temporale in una notte burrascosa.
Che la leggenda sia vera o meno poco importa perché di fronte a tanta imponente bellezza c’è solo da ammirare in silenzio.
Inserito dal Corpo forestale dello Stato patrimonio italiano dei monumenti verdi, la maestosità dell’albero non è passata inosservata neanche agli occhi esperti dell’Unesco che nel 2008 l’ha battezzato come un "Monumento Messaggero di pace".
È stato ritratto da molto viaggiatori e le sue radici sono state fonte di ispirazione di tanti poeti, come il catanese Giuseppe Borrello che scrisse: “Un pedi di castagna tantu grossu / ca ccu li rami so’ forma un paracqua / sutta di cui si riparò di l’acqua, di fùrmini, e saitti la riggina Giuvanna ccu centu cavaleri, quannu ppi visitari Mungibeddu vinni surprisa di lu timpurali / D’allura si chiamò st’àrvulu situatu ‘ntra ‘na valli lu gran castagnu d’i centu cavalli”.
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