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«Tornate nei paesi e arrabbiatevi di più»: l’appello di Franco Arminio ai ragazzi siciliani

Se fossero i paesi a salvare le città e non viceversa? In giro per l’entroterra siciliano, il poeta e paesologo invoca il ritorno al sud e ai piccoli centri abitati di montagna

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 24 agosto 2020

Il poeta e paesologo Franco Arminio

«Caro Sud, non sei il problema, ma la soluzione», scrive nel suo ultimo libro “La cura dello sguardo. Nuova farmacia poetica” Franco Arminio, poeta e paesologo che da anni propugna un modo inedito di guardare le cose al sud. E soprattutto un nuovo modo di guardare i paesi.

Per questo ha inventato la paesologia, una disciplina per studiarli e dedicare loro una forma di attenzione che non sia nostalgica, orientata al passato, a quello che sono stati ma che guardi al loro presente e al loro avvenire. Un’attenzione carente persino da parte di chi li abita: tutti si occupano delle città mentre dei paesi non si cura nessuno, «se ne sono andati tutti, specialmente chi è rimasto», scrive ancora.

Per presentare il nuovo libro e leggere le sue poesie approda, manco a dirlo, soprattutto nei paesi. In Sicilia è stato a Tremestieri e, dopo un lungo viaggio in macchina tra le curve della statale che hanno messo a dura prova la sua ipocondria, a Gangi che, come tutti i paesi, ha perso negli anni moltissimi abitanti, prevalentemente giovani.



A Una Montagna di Luoghi recita sul palco che «non ha senso dire che dei paesi si deve occupare solo chi li vive da dentro. Non ha senso neppure pensare di guidarli da fuori, senza coinvolgere le persone del posto». Esorta ad arieggiare i paesi portando gente nuova, parla di comunità ruscello da contrapporre a comunità pozzanghera, invoca un ritorno al sud, ai piccoli centri.

E quando una ragazza ventenne, dal pubblico, gli chiede cosa possono fare i giovani per i paesi, risponde «tornate, appropriatevi dei posti, chiedetevi cosa fare in quel palazzo, in quella casa disabitata, prendeteli, aprite le porte chiuse e arrabbiatevi di più».

Confida nei ragazzi che però fanno fatica a trovare una dimensione collettiva. «Non hanno fiducia - ci dice - nel fatto che se discutiamo, insieme, possiamo smuovere qualcosa. Dall’altro lato la politica deve guardare di più. Man mano che se ne vanno i giovani migliori, nei paesi resta un’umanità malmessa. Per evitare che i paesi siano manicomi all’aperto, governati dalla chiusura e dagli “scoraggiatori militanti”, la politica deve conoscere e valorizzare la parte buona, facendola crescere.

In questi anni non ci sono state politiche vere per il sud. L’Italia è l’unica nazione dell’occidente che ha una spaventosa differenza di opportunità tra nord e sud e nessuno più si scandalizza del patrimonio immenso che stiamo perdendo».

Erano gli anni ‘80, periodo del terremoto in Irpinia, quando Franco Arminio cominciava a occuparsi della “questione dei paesi”, dal suo comune di Bisaccia in provincia di Avellino, in cui ha sempre continuato a vivere. In questi anni, impegno civile contro lo spopolamento e poesia si sono sostenuti a vicenda mentre la sua popolarità cresceva anche grazie ai social, attraverso i quali negli ultimi mesi ha reso pubblici indirizzo e numero di telefono barattando poesie con formaggio, vino, salumi e cioccolato.

Ora la pandemia, mostrando i limiti della città - densità abitativa eccessiva, inquinamento dell’aria - ha portato alla ribalta i suoi temi cari e sono arrivate le voci di famosi urbanisti e architetti, come il milanese Stefano Boeri, a unirsi alla sua nell’ipotizzare un modo diverso di abitare e nell’auspicare un ritorno ai piccoli borghi, uno spostamento dalle città troppo piene ai paesi troppo vuoti, sfruttando la straordinaria ricchezza del patrimonio urbanistico, artistico e culturale che abbiamo in tutte le regioni d’Italia.

Arminio oggi è anche consulente per le aree interne del Ministro per il sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano. «L’Italia sta meglio se redistribuisce i suoi abitanti sul territorio. La pandemia ha reso più che mai evidente come ogni luogo abbia i suoi problemi e le sue opportunità - dice. - Nei paesi c’è spazio, c’è aria pura, c’è la terra: cose preziose per il tempo che verrà. Si tratta di organizzare meglio i servizi, studiare le strategie di sviluppo locale più adeguate per il posto. I paesi non sono affatto creature morenti. Io credo che la tendenza verso lo spopolamento poco alla volta si esaurirà e anzi si attiverà una tendenza opposta».

Potrebbero essere quindi i paesi a salvare le città e non viceversa. «E se anche è un’utopia - conclude - è un’utopia a cui dobbiamo credere».
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