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Suggestioni mediterranee, tra archeologia e mito: "tour" nell'atelier di Caputo a Palermo

L'artista conduce una ricerca meditata fuori dal caotico centro, nella storica borgata di San Lorenzo ai Colli. Le sue opere sembrano approdare da lunghi viaggi

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 20 novembre 2022

Dettaglio dell'opera di Salvatore Caputo "Bianca scogliera"

Nato a Castell’Umberto nell’immediato dopoguerra, esordisce giovanissimo a sedici anni con la sua prima personale di pittura a Patti, luogo in cui consegue la maturità scientifica approdando alla Facoltà di Architettura di Palermo dopo aver rinunciato nel pieno della contestazione del ’68 a frequentare quella della capitale.

A Palermo però, in conseguenza dell’ottimo principio di turnazione delle cattedre nazionali, ha modo di seguire i corsi di Vittorio Gregotti, Ugo Fuxa, Manfredo Tafuri, Vincenzo Cabianca e Luciana Natoli, la quale ne sarà anche la relatrice di tesi in Urbanistica.

Negli anni Settanta Salvatore Caputo opera su entrambi i registri, quello di architettura e quello pittura tra Palermo e Roma, intessendo proficui rapporti con galleristi e artisti tra cui anche Mario Schifano, nel moltiplicarsi di personali e collettive tra Palermo, Roma, Firenze, L’Aquila, Milano scegliendo alla fine dello stesso decennio di chiudere col mestiere d’architetto per dedicarsi interamente alla personale dimensione pittorica.
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Nel suo atelier di Palermo conduce una ricerca artistica meditata e ricercata, governata da preziose intersezioni tra archeologia e mito, mediterraneità e astrazione nel singolarissimo linguaggio autografo in grado di rendere ogni suo lavoro altamente riconoscibile e teso alla costruzione di luoghi che non esistono se non all’interno di quei sempre più necessari immaginari onirici, che talvolta ne avvicinano la grande produzione artistica spalmata nell’arco temporale di oltre mezzo secolo, a certe tangenze e atmosfere con Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, Fabrizio Clerici e René Paresce, sintomo di un’attenta indagine conoscitiva all’interno delle strette maglie della storia dell’arte e dei suoi protagonisti più iconici.

Difficile sintetizzare a quale indirizzo stilistico sia stata orientata la sua produzione degli ultimi vent’anni; il mito infatti non smette di abbandonarne le ricercate texture illuminate il più delle volte da luce radente, mentre sembrano approdare da lunghissimi viaggi quelle suggestioni da "Mediterraneo" di Fernand Braudel a cui Caputo ancóra volutamente gran parte della propria incisiva poetica, espressa non soltanto attraverso il medium pittorico ma anche mediante il potere seduttivo di incisioni e litografie, con energiche parentesi plastiche nella costruzione di medaglie e sigilli, nei presepi costruiti dopo la metà degli anni Novanta con grande benevolenza da parte dell’indimenticato Cardinale Salvatore Pappalardo, e posti in mostra nella splendida Cattedrale Normanna.

C’è poi, e non sembri affatto un caso, la parentesi grafica degli scorci architettonici disegnati a supporto dei tre volumi "Passeggiate Palermitane I-II-III" pubblicati per e edizioni "Linee d’arte Giada" a principio degli anni Ottanta a cura di Rosario La Duca, in cui a venir fuori è l’eco chiaroscurale dei 18 monumenti scelti attentamente e restituiti con misurata chiarezza e metodo nella esemplare costruzione prospettica, in cui Caputo lascia emergere con evidenza ogni canonica singolarità formale di ogni singolo monumento, senza mai rinunciare al proprio lessico maturo d’artista.

Le ultime sue personali hanno avuto per cornice due luoghi distanti e altamente evocativi: La Cappella dell’Incoronata con la mostra "Per vie di sapidi cristalli" e la Tonnara Bordonaro a Vergine Maria con "Linee d’acqua. Il mare nella Tonnara".

Mostre propedeutiche a quella presente presso la Sala delle Verifiche dello Steri dal 20 al 30 ottobre tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00 (inaugurazione mercoledì 19 ottobre ore 18.00), dal titolo: "Percorsi. Un viaggio tra le opere di Salvatore Caputo".

Il consiglio rimane sempre lo stesso, andare a visitare gli atelier degli artisti, luoghi di sospensione dal caos dove recuperare energie positive. Atelier come quello di Salvatore Caputo, fuori dal caotico centro nella storica borgata di San Lorenzo ai Colli.
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