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Resta a Castelbuono e punta su un'icona della Sicilia: Giusi, che "cuce" la tradizione

Designer, mamma e moglie, la sua è una storia che fa scoprire l'artigianato di pregio legato alla secolare tradizione sartoriale, una delle eccellenze del made in Sicily

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 16 dicembre 2022

Giusi Cusimano (foto di Tano Rizzi Design)

Rimasta nella sua Castelbuono all’ombra del castello nella antica signoria dei Ventimiglia, Giusi Cusimano dal suo laboratorio di sartoria racconta il progetto che non l'ha fatta partire, ma restare e scommettere sulle radici siciliane.

Una piccola startup che qualche anno fa parte con il progetto di ALab - Associazione liberi artigiani Balarm, realtà uscita anche fuori dalla sede palermitana – con cui inizia a realizzare i suoi pezzi unici, abiti progettati dentro una visione che sposa l’artigianato con il design, l’ispirazione culturale con la tradizione, creando quello che chiama il suo "pret a couture", l'alta moda a costi sostenibili alla quale unisce la passione, la ricerca e l'ingegno mediterraneo.

Designer, mamma e moglie, il suo è un racconto che fa scoprire l'arte e l'artigianato di pregio legato alla secolare tradizione sartoriale che oggi rappresenta una delle eccellenze del made in Sicily.

«Gli inizi sono pieni di sogni, quelli di una ragazzina che nella sartoria vedeva già il suo futuro, pronta ad affrontarlo con tutta l’emozione dell'età nella quale tutto sembra possibile.
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Dopo il liceo scientifico frequentare l'accademia di belle arti di Palermo per me era il passaggio obbligato ma non esisteva ancora la sezione dedicata alla moda così, conclusi gli anni accademici, nel 2004 arrivo a Catania all'istituto Callegaris di Treviso, per la specializzazione di stilista e modellista industriale.

Lì mi si è aperto definitivamente il mondo nel quale volevo entrare e scommettere, il sogno iniziava a prendere forma, iniziavo a capire cosa significava studiare e mettere in pratica un'idea, scegliere un tessuto, costruire un progetto di design».

Da allora sono passati diversi anni e diverse sedi di lavoro per atelier importanti, case di produzione alta moda e dentro le crune dei suoi aghi, al posto di cammelli entrano fili preziosi che uniscono insieme tessuti, bottoni, inserti e ricami, elementi naturali. Idee che si materializzano in un laboratorio che da piccola bottega oggi è un angolo di mondo affollato di tessuti e macchine da cucire, quel disordine apparente che è l'espressione della creatività, affacciato sulla piazza del paese.

Li vengono fuori le sue ispirazioni suggerite dalla cultura, dalla natura, dai tesori d'arte che nella sua testa prendono vita in altre forme.

Tutto è rigorosamente fatto a mano e su misura: dall'abito del giorno più bello a quello sfizioso per una festa, tutto viene scelto accuratamente e prima che sia pronto, provato e riprovato fino a che lei non è sicura della perfezione...che se è pur vero non esista, con impegno ci si può avvicinare.

Giusi va oltre e la sua ricerca la porta a riscoprire un elemento dell'abbigliamento tradizionale che rivive tra le sue mani e diventa narrazione di usi e costumi antichi, atavici se pensiamo all'uso che se ne faceva fin dalla notte dei tempi: lo scialle. Così inizia a raccontarlo attraverso una particolare narrazione studiandolo con la cultura che lo precede per trasformare questo elemento dell'identità in un oggetto da tornare ad indossare ma anche da ammirare.

Lo scialle siciliano rappresenta una vera e propria icona del nostro costume popolare. »Usato per svariati scopi, oltre che per coprirsi, lo scialle trae origine dall’antica tradizione greca, passando successivamente per quella araba. Due culture, ricche di storia e memorie, che dominarono per secoli la Terra di Trinacria, lasciandone traccia nelle nostre antiche usanze».

Semplice nella sua forma triangolare, lo scialle richiama anche la divina triade del cattolicesimo. Il suo uso, infatti, è particolarmente legato alle cerimonie religiose, sprigionando un forte carattere votivo: al candido bianco squisitamente ricamato per le nozze, al cupo nero per esprimere il dolore del lutto, colori e significati diversi capaci di esprimere un preciso linguaggio, fatto di parole mute e di sguardi.

E come accade anche per il ventaglio rivalutato e tornato accessorio immancabile negli outfit estivi, e ancora per la coffa anticamente usata per le semine del grano, lo scialle diventa un capo quasi gioiello. Se nella tradizione era oggetto da tramandare di madre in figlia, oggi transita verso un nuovo futuro, quello del recupero che diventa bellezza e culto di eleganza da esibire.

«Cucirne uno rappresenta non soltanto un semplice "gesto di sartoria" ma un vero atto di conoscenza, di cultura, di recupero e da questo presupposto ho associato anche l’altra mia idea: che la tradizione è da preservare e tramandare anche a chi non è del luogo, l’occasione perfetta per apprezzar ancor di più un viaggio in Sicilia, portando con sé un’esperienza indimenticabile che comprende l’arte dei filati tra merletti e uncinetto».

Chi viene a Castelbuono può andare a conoscerla e se lo desidera, contattandola prima, può sperimentare questo laboratorio e costruire il proprio scialle con i tessuti e gli inserti che desidera, per tornare a casa con un pezzo di cuore siciliano, portare con sé un ricordo autentico.

E se il detto recita “cu nesci arrinesci" per lei è cu resta ca rinesci!
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