Vip ricattati: il libro di una pornostar li mette a nudo
Tentata estorsione per alcuni personaggi famosi dello spettacolo e dello sport che sarebbero stati ricattati per aver avuto rapporti con una pornostar
Sebbene nel mirino dell’inchiesta non ci sia il noto paparazzo Fabrizio Corona, una sorta di “Ricattopoli” ha interessato gli onori della cronaca, oltre che della magistratura, in Sicilia. Giuseppe Aleci di Marsala, presidente e direttore commerciale della “Imart Edizioni” e Gaspare Richichi di Bagheria, direttore editoriale della medesima casa editrice sono stati rinviati a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare, Annalisa Amato, per tentata estorsione a danno di personaggi famosi in qualche modo “legati” alla pornostar Lea Di Leo.
Nel fascicolo stilato durante le indagini preliminari, tra le persone ricattate spiccano nomi di alcuni vip del mondo dello spettacolo, ma anche dello sport e del cinema, che sarebbero stati incastrati nella fitta rete di ricatti dei due imputati. Tra i personaggi si leggono i nomi di Giorgio John Squarcia, regista mediaset di “Scherzi a parte”, l’attore Matteo Braciamore, il Marco della serie televisiva “I Cesaroni”, il rugbista Denis Dallan che ha partecipato anche all’”Isola dei Famosi” e non ultimi i calciatori Reginaldo, Fabio Galante e Francesco Battaglia. Ma anche, l’ex attaccante del Palermo Luca Toni, Marco Borriello, neo vincitore dello scudetto con la Juventus e Pippo Inzaghi, che da poco ha salutato il Milan. Tra i cantanti spiccano i nomi di Fabri Fibra e Gianluca Grignani.
A tutti questi personaggi sarebbero state chieste delle somme di denaro, stimate dai 10 ai 40mila euro, in cambio dell'omertà circa i rapporti di “clientela” o conoscenza con la pornodiva. Una bustarella e ogni problema viene risolto, ogni nome viene cancellato e ogni particolare sui rapporti sessuali intrattenuti dai personaggi con la Di Leo sarebbe stato depennato dal libro autobiografico scritto dalla stessa e naturalmente edito “Imart”, la casa editrice dei due ricattatori. A bloccare il progetto editoriale, la Guardia di Finanza della Procura di Marsala diretta da Alberto Di Pisa che ha dato l’input per l’indagine. “Pochi” spiccioli e silenzio è fatto.
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