ATTUALITÀ
San Ciro a Maredolce, uno spazio per il gruppo di Emma Dante?
Più l’amore è improvviso più è difficile arginarne l’impeto, e la passione irrefrenabile diventa logorio finché una qualsiasi conclusione non riesca a definirne una possibile soluzione (pur se talvolta solo apparente). E allora se infausto dovesse essere l’esito della vicenda, una saggia rassegnazione dovrebbe indurre ad accettare il volere del fato, ma sappiamo bene quanto la cosa non sia per nulla facile. A maggior ragione poi quando gli impedimenti al lieto fine sembrano non essere così insormontabili. Di una travagliata passione qui vogliamo raccontare, una storia d’amore la cui conclusione ancora non ci è nota. L’amore di cui parliamo è innanzitutto l’amore per il passato, per la storia dei nostri luoghi (ed ovunque piccole voci sussurrano di vicende antiche in attesa di orecchie disposte ad ascoltare), ma anche l’amore per il bello e per l’arte in genere. Ma vediamo di che si tratta. Accade che un gruppo di artisti (nella fattispecie attori di teatro e precisamente del gruppo diretto da Emma Dante, regista acclamata in tutta Italia e ormai anche in Europa), nel girovagare alla ricerca di uno spazio stabile dove potere lavorare nella propria città, l’amata (e talvolta difficilmente amabile) Palermo, si imbattano in un luogo magico e se ne innamorino di colpo. Il luogo di cui parliamo è la chiesa di San Ciro a Maredolce, nel quartiere palermitano di Brancaccio in prossimità dell’imbocco dell’autostrada per Messina, imponente monumento al degrado e all’abbandono.
E perchè poi l'amministrazione cittadina, per organizzare eventi di massa è sempre pronta, mentre per recuperare certi luoghi (destinandoli ad attività socio-culturali per esempio) sembra debba far fronte ad inenarrabili sforzi? E ancora poi, a proposito della destinazione finale di certi spazi, una volta recuperati, vogliamo dire qualcosa, e precisamente: perchè si continuano a fornire nuove sedi ad enti e istituzioni culturali cittadine validissime, senza dubbio (gli illustri inquilini dell'altrettanto illustre condominio dei Cantieri culturali alla Zisa, tanto per fare un ennesimo esempio), mentre nulla si fa per aiutare e promuovere le tante realtà artistiche indipendenti presenti in città, organizzando ad esempio più rassegne (in regime di economia, a bassi costi, nulla a che vedere con le cifre in ballo per le manifestazioni estive), validi strumenti di confronto e crescita culturale, e fornendo spazi per prove in maniera organizzata e per tutti? Sono domande di difficile risposta, lo sappiamo bene, e Palermo di certo ha non pochi problemi. E d'altronde non serve a nulla neppure essere artisti affermati quali Emma Dante (per inciso anche per lei qui non è stato così semplice rappresentare i propri spettacoli, forse è per questo che un po’ troppo precipitosamente, senza neppure chiederglielo, la sua trilogia è stata inserita nel programma del Teatro Garibaldi per "Kals’art 2005"...), ma volevamo raccontare di una storia d’amore e si sa, non sempre le storie d’amore sono a lieto fine.
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