Come Battiato, se Jovanotti entrasse in politica?
Se è vero che i musicisti entrano in politica, e che al fianco di Crocetta c'è Franco Battiato, c'è chi immagina Jovanotti nella scuderia di Matteo Renzi
Da qualche settimana non si parla d’altro. E gli scommettitori doc - per intenderci, i Re Mida del gioco d’azzardo - tra numeri al lotto, risultati di partite di calcio, ma soprattutto toto-assessori, sono stati pronti a giocarsi un occhio della testa e a sbancare persino i più astuti bookmaker. Non si tratta di una “schedina” semplice e neppure di 1-X-2 o doppia chance, parlando in termini tecnici. La posta in gioco qua è molto più alta. Si tratta di una poltrona, e non una qualunque di un qualunque salotto. La poltrona in questione è di velluto rosso e si trova nella Sala d’Ercole all’interno di Palazzo d’Orleans. Quella stanza che ospiterà le sedute dell’Ars, di quella Giunta del neo presidente Rosario Crocetta che tanto ha fatto chiacchierare di sé.
Un elenco di nomi, tra ufficialità e rumors, non privo di polemiche per la scelta degli Assessori. Dalla figlia del giudice Paolo Borsellino, Lucia, ai pm anti-mafia Nicolò Marino e Linda Vancheri, dalla giovane studentessa Nelli Scilabra, al professor Antonio Zichichi. Ma il primo tra tutti i nomi proposti dal nuovo governatore fu quello del cantautore catanese Franco Battiato. Una notizia che di primo impatto lasciò estasiati tutti, dai fan ai vertici, persino nel mondo della musica. E a definirla una “gran bella notizia” fu il collega Jovanotti che, all’annuncio della nomina del maestro ad Assessore alla Cultura in Sicilia, pubblicò subito su twitter il video di “Stranizza d’amuri”, scrivendo in calce “ma quanto è bello sto pezzo?”.
E a pochi giorni dal ballottaggio che chiama l’Italia alle urne per la scelta del candidato Premier di centrosinistra, durante la presentazione del suo nuovo album “Back up” (che raccoglie i suoi più grandi successi dal 1987 al 2012, con 8 inediti), la stampa ironizza con il “ragazzo fortunato” di origine toscana su un suo possibile ingresso in politica. D’altronde, al pari de “la cura” Battiato accanto a Crocetta per la loro Sicilia, si è visto che i musicisti in politica suscitano il loro effetto. E perché non ipotizzare, anche in questo caso, un ingresso ai piani alti del governo da parte di Jovanotti, magari al fianco del caro sindaco di Firenze, Matteo Renzi?
La risposta di Lorenzo Cherubini non si fa attendere: «Battiato è un grande artista, un uomo eccezionale e sarà un ottimo assessore per una delle regioni più belle del mondo. A me non potrebbe succedere la stessa cosa con Matteo Renzi. Non sarei in grado - precisa - e la musica mi prende al 100%. Piuttosto, mi piacerebbe uno come Alessandro Baricco come ministro della Cultura». Come a dire, ad ognuno il suo ruolo, che a noi cantautori restino come pane quotidiano le sette note musicali impresse su un foglio di carta come le poesie, e che siano i politici stessi a gestire l’operato di Governo, al di là dello schieramento politico. Nonostante comunque non neghi il suo appoggio a Renzi, anche in America, dove attualmente vive.
È giusto precisare, tuttavia, che l’etichettatura “renziano” non gli piace. Jovanotti preferisce pensare ad un uomo di Governo che incarni l’ideale della modernità attraverso atavici ideali, al di là dei colori di partito, ma che sia in grado di configurarsi come un eroe dell’antica Grecia in grado di condurre un paese in nome della democrazia. A tal proposito aggiunge: «Per me, cambiare è la cosa più importante. Sempre. Mi piacerebbe vedere un uomo di 37 anni - spiega - con grandi responsabilità. In fondo gli uomini che hanno ricostruito l'Italia nel dopoguerra erano dei ragazzi. Pensate ad Aldo Moro». Ecco, forse, in fondo cosa vuol dire “penso positivo”.
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