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Lascia il posto fisso e cambia vita: chi è la guida che ti racconta (a piedi) la Sicilia

Vi raccontiamo la storia di chi ha deciso di abbandonare il posto fisso, per poter scoprire e condividere con altri le bellezze dell'isola lontane dal turismo di massa

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 7 luglio 2022

Giovanni (Nanni) Di Falco

Se chiedete a Nanni - all’anagrafe Giovanni Di Falco classe 1968 - che lavoro fa lui vi risponderà “il più bello del mondo, nel posto più bello del mondo”.

Dal lavoro nel petrolchimico a guida ambientale escursionistica che percorre chilometri di sentieri accompagnando gruppi di camminatori alla scoperta della Sicilia, la sua è la storia di una svolta che ha cambiato definitivamente una vita.

Se negli ultimi anni la parola camminare è diventato un mantra, allora possiamo affermare senza nessun rischio di smentita che lui oggi è la rappresentanza di questo “movimento” in Sicilia.

Iniziando in un momento nel quale eravamo relegati a poche destinazioni di attrazione turistica tipo Agrigento, Siracusa, Taormina, Villa del casale (leggi Piazza Ermerina) Cefalù, le isole minori e qualche altra meta ma per il resto il nulla, un vuoto assoluto e improbabile considerata la storia plurimillenaria del nostro patrimonio.
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Partiamo intanto dal perché, dalla scintilla che gli ha fatto abbandonare un lavoro sicuro con stipendio fisso e rischio quasi zero: «Nessuna motivazione trascendentale o folgorazione sulla via per Damasco. Semplicemente perché non mi piaceva, non era quello che volevo e non riuscivo ad immaginare la mia vita legata ad un lavoro che non mi gratificava, sentivo che c’era un altro orizzonte dove guardare e realizzare me stesso.

Un incontro casuale ha innescato la detonazione emotiva per la quale ho definitivamente abbandonato un posto che era agli antipodi della filosofia di vita che oggi coincide con il mio lavoro, in una terra dove il paesaggio è una narrazione a cielo aperto in ogni stagione e che emoziona chiunque arriva.

Mi sono lasciato coinvolgere dalla bellezza ma ho sentito il desiderio di condividere con altri, non volevo che questa terra restasse per lo più sconosciuta orientando l’attenzione verso le aree interne, le riserve o i parchi al di fuori dei circuiti dello stereotipo.

La vera svolta è stata quando ho iniziato a frequentare dal 1995 i corsi specifici, sono diventato successivamente guida associata ad AIGAE di cui sono diventato coordinatore regionale, mi sono formato per avere le giuste competenze per l’accompagnamento in natura in sicurezza».

Inizia così, guardandosi attorno e mettendosi in cammino per conoscere la sua terra, scoprirla lui per primo e poi farla scoprire diversa ma autentica, uno scenario differente dall’immaginario collettivo, agganciando un segmento che in altre parti d’Italia e nel mondo era già molto avanti.

Impossibile che la Sicilia non entrasse a buon diritto in questo scenario, che il suo patrimonio naturalistico e il suo paesaggio così variegato fossero esclusi dall’offerta turistica internazionale.

È stata una sfida sostenuta dall’intuito e da una innata sensibilità verso il mondo naturale che lo hanno convito ad investire su qualcosa che non era lontanamente considerato come il camminare a piedi per scoprire il cuore di una destinazione, generando a cascata anche una piccola economia di rete.

Una economia fondata sulla risorsa più importante annoverata in questo triangolo in mezzo al Mediterraneo e non riscontrabile altrove: il nostro paesaggio, la sua vastità di biodiversità naturale, unita alla nostra variopinta umanità che rendono un viaggio a piedi una autentica esperienza.

Se state pensando che tutto questo sia bello e anche remunerativo avete ragione ma il retroscena di questo mestiere “più bello del mondo” richiede una preparazione che è lo stesso Nanni a sottolineare, associando quella che è una passione ad una formazione necessaria alla quale lui stesso si è sottoposto.

Gli inizi sono sempre la fase più complicata e se ai siciliani non interessava la presenza di parchi e riserve che detengono habitat botanici e faunistici da fare invidia al resto del mondo, al contrario, americani, anglosassoni e buona parte del nord Europa rimaneva e rimane tutt’ora totalmente entusiasta di questi corridoi a piedi che spesso uniscono punti tra la costa e la montagna.

Oggi che è diventato una guida esperta che contribuisce anche a formare altre guide, gli chiediamo quali sono le caratteristiche per lavorare in questo ambito, condurre visitatori in natura e affrontare percorsi che spesso sono di diversi chilometri?

«Crederci innanzitutto, la passione non basta come non basta conoscere i luoghi, bisogna impegnarsi seriamente come in qualsiasi altro lavoro e perché questo accada devi formati per avere competenza.

Se fai il falegname devi conoscere i tuoi attrezzi e le materie prime, sapere come non tagliarti con una sega, costruire prodotti che durino nel tempo oltre ad essere belli, promuovere te stesso e quindi essere un imprenditore.

Esattamente la stessa cosa, chi accompagna deve unire la passione alla competenza in materia di sicurezza, deve sapere come condurre umanamente le persone e avere empatia con loro, deve sostenere domande sul paesaggio ma anche risolvere gli imprevisti, conoscere e applicare il primo soccorso, portare i gruppi dall’inizio alla fine e garantire un servizio unito ad una precisa responsabilità.

Noi ci occupiamo del tempo libero, una cosa importantissima per le persone per rilassarsi, per stare bene, per rigenerarsi, per riprendersi dalla fatica delle routine, per arricchirsi».

La vacanza è una cosa importante oggi più che mai, dopo l’esperienza alienante del covid che ancora ci presenta il conto con i suoi strascichi, è un modo non solo per viaggiare ma per riprendersi il tempo perduto, riappropriarsi della naturale propensione dell’uomo alla scoperta.

Come si differenzia la figura della Guida Ambientale Escursionistica? «Noi siamo l’elemento di collegamento tra il paesaggio naturale e chi lo osserva standoci dentro, siamo quel fattore che amplifica con la narrazione quello che si ha davanti e per fare questo non basta limitarsi a descrivere indicando, serve l’interpretazione per coinvolgere emotivamente chi conduciamo.

Senza la giusta conduzione rischiamo di fare un torto ai nostri ospiti ma anche alla nostra terra, noi siamo il primo incontro ma anche quello che ricorderanno al loro ritorno».

A chi vuole «approcciarsi a questa professione che ha davvero molteplici sbocchi – dalla guide in natura alla didattica per le scuole, alla formazione e consulenza per agenzie e tour operator - consiglio sempre innanzitutto di completare la propria esperienza impegnandosi con una formazione specifica e sul campo che abbia più competenze, avere tanta curiosità, avere una mente libera e aperta a nuovi orizzonti, ovunque voglia lavorare».

Quando non è impegnato con i suoi cammini è possibile trovarlo nel piccolo eremo di Cava Ispica al Rifugio Scirocco, un minuscolo caseggiato ristrutturato in assoluta armonia con la natura circostante, dove chi arriva scopre un piccolo paradiso, luogo di rigenerazione e punto di partenza di cammini, custodito con amore e aperto a chi desidera condividere la sua ospitalità ma anche la sua filosofia di vita.
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