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Da "Porto del fango" a piazza Caboto: se abbiamo Mondello è merito di un uomo

Francesco Lanza Spinelli principe di Scalea creò un "comitato di propaganda" al quale aderirono pescatori e agricoltori: l'obiettivo era bonificare l'area marina di Palermo

  • 4 ottobre 2019

Una tempera su cartoncino del 1810 intitolata "Il pantano di Mondello”, autore anonimo

Durante la dominazione araba, Mondello era denominata "Marsa 'at Tin" (Porto del Fango), per le caratteristiche acquitrinose di una buona parte del terreno. Nell'estremo parte settentrionale del golfo si creò un piccolo villaggio di pescatori. Lo storico Michele Amari, nella sua opera "Storia dei Musulmani in Sicilia" riferisce, che dopo la presa islamica di Palermo (11 settembre 831) proprio nella zona di Mondello sarebbero approdate dieci navi bizantine con l'intento vano, di riconquistare la città.

Nel 1773 il Senato Palermitano fece il primo tentativo per bonificare la palude di Mondello, pertanto, furono innalzate delle barriere di sabbia per impedire alle acque del mare di infiltrarsi, andando ad allagare costantemente il pantano.

Il tentativo, però, non diede alcun risultato poiché gli allagamenti erano dovuti più agli eventi atmosferici che ai marosi. Furono fatti altri tentativi, che prevedevano lo sfruttamento di un complesso sistema di canali drenanti ma anche questi fallirono anzi, ebbero effetti controproducenti, causando addirittura l’ampliamento della zona malarica fino a Partanna.
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Nel mese di gennaio 1799, il re Ferdinando di Borbone, che si era innamorato di questa landa palermitana, diede l’avvio ad una parziale bonifica piantando molti alberi attorno alla chiesetta ubicata nell’attuale piazza Caboto, e proibì la caccia all’interno della riserva reale piantando due dei cippi che delimitavano la riserva di caccia facendoli collocare ad una distanza media di 200 metri l’uno dall’altro.

Di questi questi cippi, uno è perfettamente conservato all’interno della villa privata (Villa Mercadante), l’altro che è monco della corona reale (nel 1948 i rivoluzionari la fecero saltare a colpi di scalpello).

Nel 1860 con la cacciata dei Borboni e l’Unità d’Italia, tutta la "Real Tenuta", inclusa quindi anche la palude, divenne proprietà della famiglia sabauda, che nel 1910, con Vittorio Emanuele III, consentì alla “dismissione delle terre predette "a favore del Comune di Palermo, già impegnato con la società Les Tramways de Palerme" volendo la società anonima costituita in Belgio (Bruxelles) assumere l’impegno di trasformare la colmata di Moondello e la spianata di Valdesi in territorio di Palermo in una stazione balneare di prim’ordine.

Nel 1865, il Senatore palermitano Francesco Lanza Spinelli principe di Scalea (Palermo, 13 settembre 1834 – 30 settembre 1919), figlio di Pietro Lanza e Branciforti, principe di Scordia, e della nobildonna napoletana Eleonora Spinelli, principessa di Scalea, da cui ottenne il titolo nobiliare, si interessò al caso.

Avverso ai Borboni, preferì l’esilio insieme con il padre per poi rientrare in Sicilia con i garibaldini nel maggio 1860, decorato con la medaglia d’argento al valor militare.

Eletto alla Camera dei Deputati nel 1865 e nominato Senatore del Regno nel 1884, creò un "comitato di propaganda" al quale aderirono ben presto numerosi pescatori ed agricoltori che si proponeva di bonificare le paludi della borgata in modo definitivo per debellare una volta per tutte la piaga della malaria.

Sotto la sua illuminata guida, furono promossi, per circa 25 anni, studi e tavole rotonde per cercare di risolvere il problema: tra i tanti progetti realizzati si scelse di mettere in pratica quello che prevedeva la colmata degli acquitrini e la costruzione di un collettore a ferro di cavallo (il progetto Baccarini) che raccogliesse le acque a monte per scaricarle a mare.

Il progetto fu approvato nel 1890, i lavori iniziarono nel 1891 e furono portati a termine nel giro di pochi anni. La soluzione si rivelò molto funzionale in quanto sfruttava le correnti marine, sia che venissero dall’Addaura che da Capo Gallo.

Il mare penetrava nel ferro di cavallo dal lato dove prevaleva la corrente spazzando in tal modo tutti i sedimenti. Inoltre il canale veniva percorso dall’alba al tramonto da una barca con due addetti che controllavano l’esistenza di eventuali detriti e li rimuovevano.

In questo modo, il mare di Mondello si conservava trasparente e ricco di pesci, e la malaria iniziò a scomparire. Per ringraziare il principe Francesco Lanza Spinelli, nel 2008, per iniziativa del Fondo per l’Ambiente Italiano, fu scoperto un busto del nobile nella villetta di piazza Valdesi.
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