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Vaccini pediatrici in calo, allarme in Sicilia: a due province va la "maglia nera", i dati

Nel report del ministero l'Isola è fanalino di coda a livello nazionale. La pediatra: "Colpa della disinformazione. Si sottovaluta quanto siano gravi certe malattie"

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 3 aprile 2025

Milena Lo Giudice (foto di Bartolo Chichi da Facebook)

In Italia torna alta l'attenzione sui vaccini in età pediatrica. Diverse Regioni faticano, infatti, a mantenere la copertura raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire "l'immunità di gregge": quella protezione collettiva che si ottiene quando la maggior parte della popolazione è vaccinata, impedendo così la circolazione dei virus anche tra chi non può essere immunizzato.

I dati del report diffuso annualmente dal Ministero della Salute parlano chiaro in tal senso: la gran parte delle vaccinazioni raccomandate nei primi anni di vita ha registrato un calo significativo, con un'accentuata variabilità a livello regionale.

Tra le situazioni più critiche emerge quella della Sicilia, dove recentemente ha fatto discutere anche la campagna nazionale di raccolta firme per il referendum “Per mio figlio scelgo io”, promossa sulla pagina Facebook istituzionale del Comune di Palermo. Nell’isola le coperture vaccinali sono al di sotto della soglia raccomandata del 95%, con numeri che iniziano seriamente a preoccupare gli esperti.

Nei bambini di due anni, la copertura per la poliomielite (indicativa anche per l'esavalente) arriva all'89,44%, ben al di sotto della soglia del 95% necessaria per limitare la circolazione del virus. Anche per il morbillo - malattia tornata drammaticamente alla ribalta con la recente ondata di casi negli USA e che oggi in Sicilia presenta il doppio dei casi della media italiana - la copertura si ferma al 90,79% (contro una media nazionale del 94,64%).

Non va meglio per parotite e rosolia (rispettivamente 90,77% e 90,78%) e nemmeno per la varicella (90,12%). Ancora più critici sono i dati relativi al meningococco B (66,49%) e al rotavirus (62,39%), tra i più bassi d'Italia.

La situazione peggiora ulteriormente negli adolescenti: mentre nei sedicenni la copertura per difterite è solo del 38,67% e la seconda dose del morbillo raggiunge appena il 77,11% (contro una media nazionale del 91,54%), nei diciottenni il quadro si aggrava, con la quinta dose della vaccinazione antidifterica ferma al 30,38% e la seconda dose del morbillo all’81,41%.

Un trend negativo che riaccende i timori sulla possibile recrudescenza di malattie ormai considerate sotto controllo, se non del tutto scomparse. A lanciare l’allarme è la dottoressa Milena Lo Giudice, pediatra e componente del Comitato Tavolo Tecnico Vaccini della Regione Siciliana e del Comitato Etico Nazionale per la sperimentazione dei farmaci in pediatria dell’AIFA.

«La diminuzione della copertura potrebbe aprire le porte al ritorno di patologie molto gravi, mettendo a rischio la salute dei bambini e della comunità intera. Per questo quando i genitori si spaventano all’idea di somministrare l’esavalente perché contiene sei vaccini - racconta - io rispondo sempre che non devono pensare ai sei vaccini, ma alle sei malattie che il loro bambino non prenderà grazie all’immunità rilasciata».

Secondo Lo Giudice, la causa principale del calo è legata agli esitanti: genitori che, pur non essendo esplicitamente contrari, si lasciano condizionare da informazioni scorrette e voci prive di fondamento, spesso diffuse online o tramite social network.

«Il problema più grande - sottolinea - è la disinformazione che circola in rete e che spesso crea paure irrazionali, impedendo di riconoscere i vaccini come un’opportunità di salute fondamentale».

«I timori - continua - nascono anche da un paradosso. Grazie alle vaccinazioni, infatti, abbiamo dimenticato quanto siano gravi certe malattie e questo è il motivo per cui molti oggi ne sottovalutano i rischi. Ma gli agenti patogeni non scompaiono, continuano a circolare e tornano a colpire se si abbassa la soglia di protezione nella popolazione.

I dati sono chiari: circa un bambino su mille può morire di morbillo, uno su cinquecento di pertosse. È fondamentale che i genitori capiscano che quel bambino potrebbe essere il loro, nessuno deve pensare che capiti sempre e solo agli altri».

Ecco perché la pediatra sottolinea anche l’importanza della vaccinazione contro la pertosse in gravidanza, una misura raccomandata e sicura che salvaguarda il neonato nei primi mesi di vita, quando è troppo piccolo per essere immunizzato direttamente: «Vaccinare la madre in gravidanza - chiarisce - significa trasmettere al feto gli anticorpi necessari per proteggerlo nella primissima fase di vita, in cui un’infezione potrebbe essere letale. È un atto di prevenzione fondamentale ma purtroppo ancora poco noto».

Per invertire la tendenza che vede la Sicilia fanalino di coda a livello nazionale - con le province di Catania e Messina con le coperture più basse - la Regione Siciliana e i pediatri stanno lavorando insieme a un piano di informazione e sensibilizzazione mirata.

L’obiettivo è di raggiungere direttamente le famiglie attraverso la “chiamata attiva” e di coinvolgere in modo più strutturato i pediatri di libera scelta, ai quali sarà affidato il compito di somministrare i vaccini anche nei propri ambulatori.

Un passo importante che punta sì a recuperare le coperture vaccinali perdute, ma anche a ricostruire un clima di fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie. Perché la vera sfida, oggi, non è solo somministrare le dosi, ma ristabilire un dialogo basato su fatti, scienza, responsabilità e consapevolezza. Solo così sarà possibile proteggere i più piccoli e garantire alla collettività quella sicurezza sanitaria che oggi rischiamo, troppo spesso, di dare per scontata.
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