ARTE E ARCHITETTURA
Un luogo suggestivo tra i più amati a Marsala: così rinascono gli affreschi del '500
Tutta la città siciliana si è mossa per recuperare i dipinti di questa antica chiesa alla quale la comunità è molto legata. Un'azione che vede tante realtà in sinergia

La chiesa della Madonna della Cava
La sua devozione è parte integrante della tradizione e dell’identità culturale del territorio, e la sua storia, intrecciata con la città di Lilibeo, richiama un forte sentimento di identità e fede, che si rinnova ogni anno in occasione della sua festa, il 19 gennaio.
Oggi ci sono buone notizie per il restauro degli affreschi ipogei del suo Santuario: la professoressa Maria Luisa Saladino e le dottorande in Patrimonio Culturale, Chiara Tuccio e Federica Palumbo, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche (STeBiCeF) dell’Università degli Studi di Palermo, hanno effettuato le necessarie analisi diagnostiche per valutare lo stato di conservazione e i materiali costitutivi delle pareti affrescate all’interno della Cappella di Sant’Agostino.
Del gruppo di lavoro fanno parte anche le restauratrici Rosalia Teti e Alessandra Pizzo, e Tommaso Guastalla, funzionario della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani.
Grande la soddisfazione espressa dal Rettore del Santuario, Padre Giuseppe Inglese, e dall’antico periodico marsalese, Il Vomere, che ne ha sostenuto le operazioni di rinascita.
«La bellezza salverà il mondo, scriveva Dostoevskij e noi in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Palermo, con la professoressa Maria Luisa Saladino e i dottorandi, inizieremo il cantiere della speranza e della luce per il restauro della nostra Madonna della Cava - ha commentato il Rettore del Santuario, Padre Giuseppe Inglese -. Gli studi scientifici prodotti aiuteranno i restauratori a tutelare e custodire la bellezza della Cappella di Sant’Agostino nella grotta della nostra cara Vergine della Cava.
Ringrazio di cuore, per la proficua collaborazione tra l’Università e il Santuario, la professoressa Saladino e i suoi dottorandi. Ci prepariamo, come città - ha concluso - a vivere un tempo di Luce e Bellezza che possa guidarci in ogni avversità e nell’oscurità. La nostra Patrona vegli su tutta la nostra comunità marsalese».
A raccontare l’iter di questa sinergia nel nome della tutela del Santuario è la direttrice del Vomere, Rosa Rubino: «Tutto è iniziato qui a gennaio dello scorso anno. Entrata nella Chiesa per una preghiera personale, incontrai Padre Giuseppe Inglese che mi mostrò lo stato di degrado di questi affreschi del Cinquecento che rappresentano un patrimonio culturale inestimabile.
Con il Vomere, che sin dalla sua fondazione nel 1896 ha accolto la voce dei diversi sacerdoti e Rettori di questo meraviglioso luogo di preghiera e speranza, pensai assieme all'editore, mio fratello Alfredo, subito di lanciare un appello pubblico portato poi all'attenzione del CdA della Fondazione Sicilia di cui mi onoro di far parte.
Nell'arco di pochissimi mesi la richiesta di un contributo avanzata da padre Inglese per il restauro degli affreschi è stata accolta in una prima tranche di 10.000 euro che ha rappresentato il volano per il lancio dell'iniziativa
Successivamente l’intera cittadinanza, con il concorso dell’Amministrazione Comunale, della Sovrintendenza dei Beni Culturali, delle Associazioni e degli Ordini Professionali, ma anche degli artisti locali, ha offerto il suo contributo per sostenere la campagna di raccolta fondi che ha visto svolgersi importantissimi eventi con le serate di beneficenza al Teatro Impero, a novembre dello scorso anno, quindi in occasione dei festeggiamenti della nostra Patrona, dal 16 al 19 gennaio 2025.
Determinante il supporto dell’Associazione Strada del Vino Marsala Terre d’Occidente presieduta dal notaio Salvatore Lombardo.
«Questa Chiesa - ha concluso Rosa Rubino - rappresenta un patrimonio collettivo e un bene comune di inestimabile valore. Importante anche l'intervento del deputato regionale Stefano Pellegrino. Tutti insieme possiamo ridare luce e vita agli affreschi del Santuario. Continuiamo a tenere unite le nostre forze».
La Chiesa della Madonna della Cava è uno dei luoghi di più intensa devozione e spiritualità per la comunità di Marsala. La sua storia, parte costitutiva dell’identità più profonda della città, ha accompagnato nei secoli il cammino dei suoi fedeli e dell’intera collettività. L’iconografia di Maria Theotòkos ha rappresentato, nei millenni, una presenza costante e consolatrice.
In città, la tradizione popolare racconta, che la Madonna apparve in sogno al frate agostiniano Leonardo Savina, chiedendogli di edificare una chiesa, a lei intitolata, nel luogo in cui avrebbe trovato un suo simulacro.
Occorsero quattro anni di scavi, prima che il 19 gennaio 1518 venisse alla luce, dal fondo di un pozzo (dove era stata nascosta probabilmente nell’VIII secolo in tempi di lotta iconoclasta), la piccola statua che rappresentava Maria con in braccio Gesù.
Data divenuta quella della Festa della Patrona di Marsala, da quando la Madonna della Cava fu eletta protettrice della città, il 6 maggio 1788. Nel mese di novembre scorso fu grande il successo per lo spettacolo di beneficenza che si è svolto al Teatro Impero, intitolato, appunto ‘Insieme… per la Madonna della Cava’.
L’evento ha visto l’adesione volontaria e gratuita di numerosi artisti di spicco del panorama marsalese. Il ricavato della vendita dei biglietti - 9.450 euro - è stato destinato al restauro di alcuni degli affreschi situati nella storica grotta del Santuario: l’assegno è stato consegnato a Don Inglese e, al netto delle spese per l’evento, era di 8.810,40 euro.
Il Santuario della Madonna della Cava è stato oggetto di diversi interventi di restauro nel tempo. Un progetto del restauro della sua cripta è stato già avviato alcuni anni fa dall’associazione "Marsala Onlus".
La chiesa, a tre navate, realizzata nel 1607, crollò l’11 maggio 1943 a causa del bombardamento anglo-americano. Era stata ampliata nella metà del XIX secolo, e completamente distrutta dal tragico evento subìto dalla città l’11 maggio 1943: una pioggia di fuoco con migliaia di vittime civili, nello stesso giorno in cui Marsala aveva accolto Garibaldi sbarcato qui per unire l’Italia.
La cripta sottostante non subì gravi danni e quel giorno fu utilizzata come ricovero sotterraneo da diversi marsalesi, poi tirati fuori dal pozzo luce. Alla base della devozione dei fedeli ci sono diversi miracoli che la tradizione attribuisce alla statuetta che il 19 gennaio 1518 fu trovata da padre Leonardo Savina, frate dell'Ordine degli Eremiti Agostiniani, sul fondo di quella antica cava di tufo, dove era stata nascosta quasi otto secoli prima durante il periodo della "furia iconoclasta".
Nel 2000, un piccolo nuovo Santuario fu realizzato appena sotto il livello di terra, sul lato di via XIX Luglio, mentre l’allora giunta Carini aveva approvato un progetto di ricostruzione del Santuario nell’ambito del "programma di valorizzazione e incentivazione turistica delle risorse culturali" la cui spesa prevista era di circa 4 milioni e 310 mila euro.
Per la progettazione della nuova chiesa, nel 1986, fu anche bandito un concorso nazionale, vinto dallo studio associato di Catania Borzì-Cantone-Ortoleva. L’origine della tradizione risale al 19 gennaio 1518, giorno in cui il frate agostiniano Savina potè finalmente toccare con mano ciò che il sogno di quattro anni prima gli aveva preannunciato: l’esistenza di un nascondiglio che custodiva una statuetta della Vergine, appositamente celata dai cristiani durante la persecuzione iconoclasta di Leone XIII e Costantino VI.
Sostenuto dalla voce della Madonna – ‘cava! cava!’ - il frate non si arrese mai nei lunghi scavi, finché il crollo della grotta riportò alla luce il piccolo simulacro. Le grazie della Madonna si manifestarono subito in miracolose guarigioni, che trovarono conferma in analoghi episodi dei secoli successivi.
Al Santuario, in pieno centro storico, il pozzo dove fu rinvenuta la statuetta è ancora visitabile, e vi si accede dalla grotta scavata nella pietra che costituì il nucleo originario della chiesa realizzata dagli Agostiniani subito dopo la scoperta
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