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Tonino, bimbo cresciuto troppo in fretta: il romanzo d'esordio di Giovanni di Marco

"L’avversione di Tonino per i ceci e i polacchi" è il primo romanzo del giornalista Giovanni di Marco che racconta con ironia e leggerezza la perdita dell'innocenza

Balarm
La redazione
  • 6 settembre 2022

Giovanni Di Marco

Un romanzo d’esordio potente e coraggioso, capace di raccontare con ironia e leggerezza la perdita dell’innocenza, la ribellione e i tentativi di riscatto di un bambino diventato adulto troppo in fretta.

Sono questi i temi affrontati in "L’avversione di Tonino per i ceci e i polacchi" (edito da Baldini Castoldi, 432 pagine, 18 euro), romanzo d’esordio del giornalista Giovanni di Marco, che racconta la storia di un bambino di 7 anni, curioso, intelligente e con una passione smodata per la Juventus.

Siamo in un paesino dell’entroterra siciliano.

Il giorno in cui si celebra il funerale di sua madre, la gente non parla d’altro che dell’attentato a Karol Wojtyla. Ma in quel momento, il piccolo sta provando una rabbia e una confusione che scavano nel suo animo, lasciando cicatrici profonde.

Ma la confusione e la rabbia che prova quel giorno, scavano nel suo animo, lasciando cicatrici profonde. Tonino pare destinato al ruolo di vittima: non solo in quanto orfano, ma anche perché da lì a breve riceverà le attenzioni morbose di Padre Alfio.
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In risposta agli abusi, e quasi obbedendo a un impulso autodistruttivo, Tonino rischia di diventare il carnefice di sé stesso. Mentre nel mondo di fuori si ragiona di guerra fredda e si festeggia il Mondiale dell’82, dentro di lui tutto sembra andare lentamente in frantumi: le amicizie, la bellezza dell’amore, la possibilità di un futuro, il rapporto con la famiglia.

Del bambino che era non rimane che un’eco lontana, che Tonino crescendo faticherà ad ascoltare, perseguitato dal senso di colpa. La sua speranza di salvezza è Tania, la giovane vicina di casa che gli farà da seconda madre, una ragazza con uno spirito indomito e un passato burrascoso, nonché l’unica persona disposta a lottare perché Tonino abbia giustizia.

Prendendo come filo conduttore l’esperienza del protagonista, questa storia riesce a far luce sul dramma, reale, delle vittime di abusi da parte di membri del clero e sull’ostinato quanto ingiustificabile silenzio che per anni ha protetto i carnefici abbandonando le vittime al proprio destino.
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