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Qui facevano "il caffè più buono al mondo": gli anni d'oro del Bar Aurora a Bagheria

A pronunciare queste parole il noto pittore Renato Guttuso, che elogiava così le doti di Mimiddu Cuffaro, storico proprietario e autore del "caffè perfetto"

Sara Abello
Giornalista
  • 25 aprile 2023

Il bar Aurora a Bagheria (foto di Sebastiano Lo Buglio)

«Dove si fa il miglior caffè del mondo? In Italia. E in Italia dove si fa il migliore? In Sicilia. E in Sicilia? A Bagheria. E il miglior caffè di Bagheria? Al bar Aurora» - queste sono le parole con cui un baarioto fuori dal comune come Renato Guttuso descriveva l’Aurora.

Sì perchè ancora oggi che quel bar non esiste più da un ventennio noi lo chiamiamo semplicemente così, e vi assicuro che raccontare con poche righe ciò che incarnava nell’immaginario collettivo mi risulterà complesso. Ci vorrebbe una narrazione a puntate, credetemi.

Conoscete molti bar che in base alla stagione e alle temperature variano la macinatura dei chicchi di caffè e la pressione dell’acqua per assicurare sempre la stessa miscela densa e aroma intenso a dispetto del freddo o del caldo afoso?!

La risposta la conosciamo tutti. Del resto don Mimiddu Cuffaro, sin da quando suo nonno nel 1937 aveva fondato l’Aurora proprio per lui e il cugino Pietro, aveva testato diverse miscele fino all’individuazione di una ditta di Brancaccio per il suo "caffè perfetto" che ancora oggi uno stuolo di baarioti ricorda bene. La differenza essenziale tra l’Aurora e tutti gli altri era proprio questa: eccellenza delle materie prime.
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Così il proprietario che, come descrivono coloro che lo conoscevano bene, era una persona dall’umanità e dallo spirito imprenditoriale come non ne fanno più, test dopo test, prova dopo prova, affidandosi sempre al giudizio di quei collaboratori che per lui erano figli, individuò la migliore ricotta fornita da Collesano, le mandorle da Baucina e Ventimiglia, e così per ognuno degli ingredienti impiegati in laboratorio c’era un contratto con il fornitore migliore.

Cuffaro preferiva pagare di più ma aver in cambio l’eccellenza nella qualità e le quantità stabilite in anticipo...anche questo oggigiorno ha il profumo della rarità.

L’Aurora, proprio per le sue bontà tanto decantate ancora oggi, divenne presto un punto di riferimento anche per l’élite di Palermo. Vi immaginate il prefetto Giovanni Ravalli che veniva accompagnato dalla moglie proprio a Bagheria per cenare da Don Ciccio e poi prendere caffè e dolce all’Aurora?!

E come lui i Niceta, i Fiorentino e un conte che da Valdesi veniva due o tre volte a settimana solo per sedersi, consumare qualcosa e osservare le magie che i dipendenti del bar compivano di continuo dal loro banco. Dopo le 22.00, Bagheria si riempiva di personaggi facoltosi attirati proprio dalle prelibatezze e dall’atmosfera che si respirava all’Aurora.

In totale si arrivavano a contare, tra sala e laboratorio, circa venticinque dipendenti che nei periodi delle festività o delle cerimonie vedevano arrivare anche qualche palermitano "per rinforzo".

Ognuno con la sua specialità per garantire sempre il meglio. A cominciare dal maestro Totò D’Amico, che il proprietario co- nobbe quando lavoravano insieme al bar Salus di Palermo e poi lo chiamò qui per la sua "creatura".

Tutti “figli” di don Mimiddu, come Sebastiano che ha iniziato a lavorare all’Aurora poco più che bambino e che mi ha dedicato qualche ora del suo tempo per raccontare questa storia e descrivermi lo sguardo con cui Cuffaro guardava i suoi ragazzi, tutti sempre impeccabili come piaceva a lui, ma sui quali mai alzava la voce o avanzava pretese, anzi, per lui erano proprio loro a portare avanti l’attività.

Un legame forte con i suoi collaboratori ai quali insegnava a camminare da soli, non a caso la gran parte dei bar sorti negli anni a Bagheria sono stati fondati proprio da ex dipendenti dell’Aurora che lì avevano davvero appreso i segreti del mestiere. E non è un caso neanche che chi avviava una nuova attività chiedesse a don Mimiddu uno dei suoi per poter partire con il piede giusto.

L’Aurora non era solo un bar, sin dalla sua apertura fu infatti un punto di riferimento per gli sposi non solo a Bagheria. Nel 1937 il primo catering, se così si può definire la versione di buffet a base esclusivamente di dolci che gli sposi offrivano all’epoca, si tenne a Villa Palagonia.

Pian piano i buffet si arricchirono, aggiungendo però il salato solo negli anni ‘60, e nella stessa maniera anche i ragazzi dell’Aurora arrivavano a gestire fino a quattro cerimonie in un solo giorno, con gli scarsi strumenti dell’epoca, da Bagheria a Palermo, dove al Gonzaga e al Don Bosco l’Aurora divenne un vero punto di riferimento, facendo storcere il naso ai ristoratori palermitani, e poi a Corleone e in altri paesi della provincia.

Viene da chiedersi quali fossero le specialità che hanno reso questo bar così iconico da restare nel ricordo di tutti e meritare persino di essere inserito all’interno del film Baaria di Giuseppe Tornatore che lo ha così cristallizzato nel tempo e nella memoria di tutti. In realtà se chiedete in giro una risposta non sanno darvela perchè tutto, ma proprio tutto ciò che era prodotto dentro il laboratorio dell’Aurora pare fosse indimenticabile e irripetibile.

Insistendo un po’ però si arriva ad un dolcetto che effettivamente solo in pochi hanno provato a riprodurre fino ad arrendersi e farlo estinguere: la tortina moka.

Vi confesso che io stessa non ne ho mai viste e ingenuamente potrei ipotizzare che si tratti di una tortina con crema al caffè...nonzi! Più precisamente, chi bazzicava spesso all’Aurora, vi dirà che il segreto della tortina era la sua base, non quella sorta di pan di Spagna che altri hanno proposto, ma una specie di croccante a base di mandorle e tante altre prelibatezze, con sopra la crema moka ottenuta con quella miscela di caffè di cui vi parlavo prima.

I dolci dell’Aurora ad ogni festività venivano impacchettati e spediti, pare che anche in Vaticano ne abbiano assaggiati non pochi. Eppure dopo tanti anni dalla sua chiusura, dovuta ad una moltitudine di fattori e in pri- mis alla scomparsa del suo ultimo proprietario, l’Aurora rimane ancora un orgoglio tutto baarioto che non si smette di rivendicare.

Ricostruire il passato non è facile, eppure ci ha resi ciò che siamo ora. Alla mia età è ancora più complicato, però quando si trova qualcuno come Sebastiano Lo Buglio, disposto a raccontarsi e a condividere un pezzo della sua storia nella quale in tanti possono ritrovarsi, diventa non solo più facile ma anche più emozionante.

Tante altre cose avrei da raccontarvi perchè di sicuro molte ne ho dovuto tralasciare, mi perdonerete e spero possiate godere ugualmente di queste mie parole che mi auguro riaccendano anche in voi tanti ricordi.
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