Qui davano la caccia ai boss, poi il degrado: chi ricorda l'ex commissariato di Palermo
Al suo interno sono partite indagini che hanno permesso arresti eccellenti, come quelli di Brusca e Provenzano. Dopo anni di incuria c'è chi prova a farlo rinascere

L'ex Commissariato Duomo (foto di Claudia Rizzo)
Nelle sue stanze, tra gli anni ’90 e 2000, hanno lavorato gli agenti della Catturandi, sezione d’élite della squadra mobile della Polizia di Palermo che si occupa di scovare i mafiosi latitanti. Proprio così, sono quegli uomini senza volto che, quando mettono a segno un arresto eccellente, si mostrano alle telecamere e ai fotografi nascosti dietro i passamontagna.
Un lavoro silenzioso - il loro - e allo stesso tempo minuzioso, certosino e paziente: un lavoro che spesso, per arrivare al risultato, richiede anni e anni di indagini complesse, enormi sacrifici e anche tante frustrazioni.
Chissà quante intercettazioni avranno ascoltato i muri di quell’edificio, quanta emozione avranno assaporato, quanta paura avranno respirato. Chissà di quanta gioia saranno stati testimoni, soprattutto dopo l’arresto di Giovanni Brusca nel 1996 e di Bernardo Provenzano nel 2006, e a quanta tristezza avranno assistito una volta che la sezione lasciò quel posto intriso di storia.
Già, perché dopo il trasferimento degli investigatori della Polizia, quel simbolo dell’antimafia è caduto in un lungo periodo di dimenticanza: prima occupato abusivamente per quattro anni, poi lasciato al lento e inesorabile logoramento del tempo e dell'incuria.
La memoria e il valore simbolico di quello spazio, però, non potevano essere cancellati per sempre. E così, grazie all'impegno e alla tenacia degli abitanti del quartiere Albergheria, delle associazioni locali e del comitato "SOS Ballarò", in sinergia con la Fondazione Cardinale Ruffini e la Prefettura, l’ex Commissariato Duomo è pronto a rinascere.
Quelle stanze che hanno custodito la lotta alla mafia, oggi si preparano a ospitare nuove forme di resistenza, fondate su cultura, solidarietà e partecipazione. Si sta lavorando, infatti, a un progetto ambizioso: trasformare quell’edificio che un tempo ha accolto indagini segrete e catture eccellenti in un centro polifunzionale rivolto al rione con attività di animazione sociale e aperto alla città.
Un luogo di aggregazione e formazione gestito da una cooperativa di comunità: un modello di innovazione sociale in cui i cittadini sono produttori e allo stesso tempo fruitori di servizi e che crea sinergia e coesione in un territorio, mettendo a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, associazioni e istituzioni, rispondendo così a esigenze plurime di mutualità.
Attualmente è stata avviata la fase di fundraising per reperire le risorse finanziarie necessarie a portare avanti il progetto, che è comunque iniziato grazie all'impegno delle associazioni coinvolte.
L’idea alla base è di valorizzare la centralità del capitale umano di un quartiere che ne ha tanto, impostando percorsi e processi organizzativi e gestionali che favoriscano il coinvolgimento dal basso dei residenti, che in questo modo non saranno più meri spettatori di decisioni calate dall’alto ma protagonisti essenziali del cambiamento.
Da porta di accesso ai turisti che arrivano per visitare l’Albergheria e il mercato storico di Ballarò a servizi di inclusione sociale per i residenti del quartiere: l’ex Commissariato Duomo si appresta, quindi, a diventare un luogo dove la partecipazione e l’educazione saranno i nuovi strumenti per combattere la criminalità organizzata e la marginalità sociale, restituendo speranza a un quartiere che ne ha fortemente bisogno.
Perché la memoria diventa davvero potente soltanto quando sa trasformarsi in futuro.
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