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Piene di pepe e senza prosciutto: Palermo ai tempi delle pizzette "salvavita" di Benny

Ci sono dei luoghi legati alla giovinezza di ognuno di noi che hanno segnato un'epoca, Benny a Palermo era un luogo cult e frequentato di notte dai giovani (di allora)

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 21 febbraio 2020

Sergio Serradifalco, Benny, Marco Scaccia (vestito da benzinaio), Davide Bolazzi (vestito da Signor Di Giovanni settimo piano)

C'è un momento nella vita di ciascuno di noi in cui si capisce di aver fatto il giro di boa e dalla gioventù parte il declino verso la vecchiaia. È quello che succede alle generazioni di quarantenni che cominciano ad avere ricordi languidi legati alla fanciullezza (termine desueto, lo so).

Anche a Palermo c'è una larga fetta di non più giovani dell'ultima ora che nostalgicamente guarda al passato recente come i nostri nonni ripensavano alle guerre mondiali. Emblema dei tempi passati, quelli del primo decennio dei duemila, è senza dubbio Benny e le sue pizzette.

Benny aveva una rosticceria che si trovava nei pressi del tribunale, nessuno mai ha conosciuto il nome esatto della via, ma tutti sapevano che superato il tribunale verso piazza Indipendenza, bisognava girare a sinistra e in fondo poi a destra e lì in una piccola piazzetta piena di macchine posteggiate c'era Benny.

C'è da fare una premessa socio-storiografica su Palermo, certi luoghi diventano di moda non si capisce bene come e perché ma hanno un momento in cui gli astri si allineano e gli eventi propiziatori e diventano super frequentati e amati dai palermitani, Benny è un caso emblematico da questo punto di vista.



Ad un certo punto negli anni intorno al 2003 si cominciò a diffondere l'usanza che dopo le (nostri) notti brave si concludeva l'uscita con una pizzetta di Benny alle prime ore dell'alba. La pizzetta, bisogna ammetterlo, non era niente di speciale, chissà perché ci sembrava così favolosa allora, la salsa era condita con lo zucchero, come le nostre nonne insegnano e poi l'ingrediente segreto era il pepe, abbondante, niente prosciutto, perfetta anche per i vegetariani, ma allora ancora "non si portava" essere vegetariani. Era frequentato da tutto il mondo di musicisti, artisti e amanti delle notti brave, e diventò un grande classico la pizzetta di Benny, che salvava dalla sbornia tanto che alcuni pensarono che dovesse essere brevettata dalla Beghelli come salvavita.

Tra i frequentatori più assidui c'era Fabio Rizzo che da Benny battezzò la sua band "Waines", proprio perché Benny ripeteva sempre che la sua pizzetta era la "namber waines" (storpiando la lingua inglese).

«Una volta abbiamo chiesto a Benny - racconta il musicista - ma dopo waines come continuano i numeri in inglese? e lui ci disse "stu (due) sto (tre) stain (quattro), così dopo il nome della band abbiamo intitolato i nostri dischi così, il primo dei Wines è Stu, poi ci fu Sto e Stain non è ancora uscito, magari chissà, uscirà anche questo».

Una cosa leggendaria che c'era da Benny era la classifica appesa alla parete di chi ne avesse mangiate di più in una sola volta. «Mi pare che il primo nella classifica ne aveva mangiate una quindicina - racconta Davide Bolazzi, altro frequentatore più che assiduo - io non sono mai rientrato in classifica sebbene in città si dica il contrario e non perché non ne abbia mangiate grosse quantità, ma sono rimasto umile. Un primato leggendario che mi riguarda c'è.

Una volta non ricorso se fosse Halloween o carnevale eravamo di ritorno da una festa c'ero io e un mio carissimo amico che adesso vive fuori, io vestito da "Signor Di Giovanni settimo piano" e lui da benzinaio, e gli dissi scommettiamo cinque euro che sono in grado di mangiare una pizzetta in un sol boccone? e fu così che vinsi cinque euro e passai alla storia».

Per alcuni problemi burocratici legati all'immobile purtroppo Benny intorno al 2008 chiuse i battenti, per un anno non se ne seppe più nulla, poi riprese a lavorare alla pizzeria Ghoete e da qualche anno lavora da Bobbuccio (di via Volturno).

«L'ultima volta che l'ho visto è stato al concerto dei Waines del 2013 ai candelai - racconta Fabio Rizzo - dove è venuto ad ascoltarci, era in prima fila tutto orgoglioso».

A quanto pare un cimelio in bella mostra appeso da Bobbuccio ricorda ancora le geste eroiche che si consumarono anni or sono «Due anni fa andai a trovarlo e ho visto che c'era la famosa classifica appesa lì - dice Bolazzi - poi mi confessò che ha cambiato gli ingredienti della sua mitica pizzetta, e che oggi fa anche la variante senza pepe».
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