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Teatro del Baglio: è in scena "Pugni di zolfo"

Prosegue a Villafrati la rassegna del Teatro del Baglio con uno spettacolo inedito per la Sicilia, diretto e interpretato da Maurizio Lombardi

  • 14 maggio 2010

Addentrandosi nell’entroterra siciliano, ancora oggi è possibile vedere, immersi nel luminoso spettacolo di immense campagne assetate dal sole, gli scheletri degli antichi strumenti che un tempo servivano all’estrazione dello zolfo, l’oro dei poveri, ricchezza effimera della Sicilia. Queste lapidi di una storia passata conservano la memoria di uomini, per anni costretti a vivere come seppelliti vivi per poter continuare a vivere. E molti di essi erano bambini, privati per questo della loro infanzia. Alla loro travagliata esistenza è dedicato l’inedito “Pugni di zolfo, storie di un caruso”, monologo scritto, diretto e interpretato da Maurizio Lombardi e ispirato al testo poetico di Ignazio Buttitta “Alle madri dei carusi”, in scena sabato 15 maggio, ore 21, al Teatro del Baglio di Villafrati (corso Sammarco). Il costo del biglietto per lo spettacolo, inserito all’interno della quinta edizione della rassegna di teatro contemporaneo di ricerca “Alle parole nostre”, è di 6 euro, ridotto 4 euro.

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Con questo testo Lombardi, sulla scia di Verga e Pirandello, interpreta la rabbiosa disperazione degli oscuri attori di questa storia siciliana di fine ‘800: le miniere di zolfo, la violenza e lo sfruttamento dei tanti carusi, veri e propri schiavi, costretti, fin dal’età di sette anni, a sprofondare nelle strette viscere della terra, trovando spesso, tra sofferenze indicibili, una morte ingiusta, per la quale non c’era il tempo delle lacrime. Memoria dunque di infanzia negata, sorte toccata anche alla voce protagonista di questa piece, Vincenzo Barrisi, un pugile che, solo nel silenzio del suo spogliatoio, sconfitto al termine di un incontro duro contro un americano forte e coriaceo, rievoca, sul filo del ricordo, il suo passato. Colonna sonora di questa dolente flahback una struggente ninna nanna che Vincenzo, quando era picciriddu, sentiva da sua madre, nelle tiepide notti trascorse nel suo paese natale bruciato dal sole.

Le note di questa nenia riportano alla sua mente il ricordo della nonna, seduta con lo sguardo lontano, fisso verso le miniere; l’immagine degli amici di un tempo, bambini innocenti che sognavano il mare, le acciughe, l’amore che non hanno mai vissuto; infine la sua fuga, per evitare lo stesso ineluttabile destino, la discesa nell’inferno della zolfara, fatto di fatica, dolore, sangue e morte. Uno spettacolo intenso che, con la forza del monologo, si offre al pubblico come possibilità di riflessione e denuncia su un fenomeno ancora perpetrato, oltre che su tutte le violenze che, in un mondo senza vergogna, l’infanzia è costretta, ogni giorno, a subire. Per informazioni e prenotazioni www.teatrodelbaglio.org oppure chiamare il numero 091.6155439.

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