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Non ti muovere, “una storia da guardare”

Una pellicola che ha capacità di emozionare, catturare e commuovere lo spettatore, prendendolo allo stomaco e mettendo in scacco la sua capacità di razionalizzare

  • 27 marzo 2004

“Non ti muovere”
Italia 2003
Di Sergio Castellito
Con Sergio Castellito, Penélope Cruz, Claudia Gerini, Angela Finocchiaro

Sergio Castellitto, un grande attore italiano alla sua seconda esperienza di regia, un’attrice tra le più brillanti e promettenti del cinema internazionale contemporaneo, Penelope Cruz, ed infine un romanzo di Margareth Mazzantini vincitore del Premio Strega nel 2002. Questi gli ingredienti pregevoli di “Non ti Muovere”, una pellicola che ha capacità di emozionare, catturare e commuovere lo spettatore, prendendolo allo stomaco e mettendo in scacco la sua capacità di razionalizzare. La Mazzantini scrive un romanzo romantico, viscerale ed introspettivo che racconta una storia d’amore non comune nella vita di un uomo dalle scelte e dalle insoddisfazioni che probabilmente nell’universo maschile comuni lo sono fin troppo.

In occasione della conferenza stampa che ha avuto luogo a Palermo lo stesso giorno della presentazione del film al cinema Tiffany (venerdì 19 marzo), Castellitto racconta di come leggendo il romanzo per la prima volta si sia convinto che quella di Timoteo, Angela, Elsa ed Italia fosse “una storia da guardare” una storia fisica, intendendo con questo riferirsi alla maniera brutale in cui la Mazzantini ha scelto di descrivere gli avvenimenti, senza ellissi che riguardino l’esplicazione della propria sensualità da parte dei personaggi, nei momenti più intimi dell’amplesso, o l’attenzione a dettagli disturbanti come il sangue o l’urina, senza che mai si lasci che il cattivo gusto prenda il posto dell’eleganza.
Margareth Mazzantini e Castellitto sono notoriamente marito e moglie, dunque verrebbe da pensare ad una sceneggiatura scritta a due mani, ad una collaborazione fitta e quotidiana che abbia condotto alla stesura della riduzione cinematografica di “Non ti Muovere”. Eppure l’attore e regista romano smentisce. Castellitto scrive dirige e monta il film seguendo il suo libero arbitrio e personale parere e solo alla fine la Mazzantini (persino Castellitto la chiama così!) pare abbia lasciato tutti stupiti commentando la sua prima visione del film dicendo “La struttura del film è più perfetta di quella del libro”. Pochi i registi che possono vantare d’aver compiaciuto fino a questo punto l’autore di un libro da cui hanno tratto ispirazione per un soggetto.

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Personalmente ho letto il libro solo in parte, ma il film è davvero dotato di solidità e coerenza, a cominciare dalle inquadrature sempre strettissime, in primissimi piani che rendono visibili fin le più piccole alterazioni dello stato d’animo, che sono la sintassi filmica più adeguata per raccontare una storia fatta soprattutto di sentimenti inespressi, sia che si tratti della passione di Timoteo per Italia che della sua insoddisfazione nei confronti dell’ atteggiamento algido della moglie Elsa (Claudia Gerini). D’altronde i primissimi piani come i dettagli che ingigantiscono come una lente di ingrandimento la ferita sul ventre, la sottile peluria sulla pelle di Italia, il sangue che sgorga e “l’asfalto che entra sotto la pelle di Angela punteggiandole le gote come la barba di un uomo” sono gli aspetti visivi che conferiscono al film la  crudezza voluttuosa che già caratterizzava il libro, quella verità dalle “ascelle sudate” che la Mazzantini si è proposta di raccontare. Linfa vitale del film, senza la quale esso avrebbe forse perso irrimediabilmente il suo fascino, l’interpretazione convincente, mordace e commovente che Penelope Cruz ha dato del personaggio di Italia. La bellezza dell’attrice viene oscurata dal trucco e da un abbigliamento volgari, ma in questo modo le qualità di attrice e grande interprete di un ruolo inconsueto e difficile acquistano un rilievo maggiore.

La Cruz recita in italiano, che per lei è una lingua straniera, e l’accento improbabile dà al personaggio di Italia ancora una sfumatura in più, ancora anima in più. Castellitto stesso si espone parlando del personaggio di Italia e azzarda che se non il film certamente sarà l’interpretazione di Penelope Cruz ad entrare nella storia del cinema. Penelope Cruz è eccezionale, forse anche perché messa a confronto con la mediocre Gerini la sua capacità di cancellare se stessa per diventare Italia diviene ancora più affascinante. Dopo un esordio sotto tono con Libero burro Castellitto stavolta centra dunque il bersaglio e realizza un film di alta carica emotiva che si accende anche di momenti di poesia. “La debolezza di Libero Burro era già nella sceneggiatura” confessa Castellitto. Ma a questo punto è d’obbligo un’ultima domanda forse dispettosa ma legittima: perché ad un consumato attore viene voglia di mettersi dietro la cinepresa? “fatico a stupirmi come attore, dopo aver fatto quaranta film, mentre la regia sia teatrale che cinematografica è come un gioco per me… ma un gioco che vivo in modo serissimo”.

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