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Letizia Battaglia e la Lamborghini (a Palermo): metafora del niente che siamo e che ci circonda

Tutti contro la Lamborghini e la Battaglia. Rei di avere associato auto di lusso e bambine. Ma la bellezza è negli occhi di chi guarda e una cosa per essere bella non deve necessariamente piacere

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 21 novembre 2020

Letizia Battaglia

La casa automobilistica Lamborghini decide di commissionare a venti fotografi d’eccezione foto di auto in varie città italiane. A Palermo Letizia Battaglia fotografa di fama mondiale amatissima dalla Palermo radical-orlandiana fotografa le auto con delle bambine. Insorgono pubblicitari, benpensanti cittadini e non, appassionati di fotografia, tuttologi, femministe.

Tutti contro la Lamborghini e la Battaglia. Rei di avere associato auto di lusso e bambine. A risolvere la questione ci pensa lui. Il nostro Sindaco. Con un atto fuori dal tempo chiede il ritiro delle foto alla Lamborghini. La casa automobilistica con molto stile rispetta la richiesta, per quanto surreale essa sia. E se è vero che il sindaco rappresenta anche me, mi addolora leggere nel comunicato della Lamborghini che la campagna ha infastidito i cittadini palermitani.

Avrei preferito dicesse ha infastidito il Sindaco di Palermo, ed un numero imprecisato di commentatori radical-conservatori che trovano tempo e voglia di commentare le foto sui social invece di disperarsi per lo stato di degrado in cui vivono. Ma siamo nell’epoca del politicamente corretto. Amen.



Signor Lamborghini, vorrei rassicurarla, io sono cittadino di Palermo e la campagna non mi ha infastidito. Le foto mi sono sembrate del tutto insipienti. Certo non ho pensato a dei grassi ed unti ricconi che rimorchiano ragazzine dai bassifondi della città con le auto di lusso, che sarebbe il solo motivo che da sindaco avrebbe potuto indurmi a chiedervi di ritirarle.

La bellezza, insegno sempre ai miei figli, è in chi guarda. Devi imparare a cogliere il bello che c’è nelle cose. E soprattutto non pensare che una cosa per essere bella deve piacerti. Insegnamenti ai quali sono stato educato da mia madre. Pittrice ed artista, amante del bello come poche persone che ho conosciuto.

Il significato alle cose lo diamo noi guardando, non certo gli artisti. Anzi se un merito ha l’arte e quello di lasciare libero chi ne fruisce di farsi l’idea che crede ed in quell’idea specchiarsi e provare a capire qualcosa di se stesso o del mondo o di quello che vuole.

La nostra città è impietrita da una crisi economica devastante, sommersa di rifiuti, senza un progetto per il presente e per il futuro, credo che la maggioranza dei cittadini di Palermo davanti a quelle foto abbiano reagito come me. Con la massima indifferenza possibile. Non se la prenda Letizia Battaglia. Ha fatto foto memorabili. Non queste. Ma non è colpa sua, non se la prenda la Lamborghini, ma l’auto gialla è un pugno su un occhio davanti qualunque monumento del mondo. Se volete qualche idea meno banale ve la do io. Non qui. E non gratis naturalmente.

Ho visto le foto di altri fotografi di questa campagna, e qui e li una donna c’è sempre. Che vuoi farci con un’auto gialla se non immaginarci qualche passeggero? Alcuni fotografi disperati hanno fatto le foto in bianco e nero. Da dilettante della fotografia posso garantire il bianco e nero fa miracoli, avete idea delle foto di tre quarti che si usavano una volta per le fototessere? Vi invito a trovarne una brutta.

Scherzi a parte tutta questa vicenda a me sembra soprattutto una fantastica metafora del niente che siamo e che ci circonda. Riusciamo a cogliere finanche la più sottile delle allusioni in foto che scivolano rapidamente sotto il nostro pollice, tra un seno seminudo e la richiesta di amicizia di una qualche bellissima russa che non si capisce perché trova, proprio te, irresistibile.

E non ci accorgiamo del resto della volgarità, come di quel lampione caduto a Villa Giulia accanto alla statua del Genio di Palermo, già proprio lui il nostro simbolo cittadino. A me quello addolora e dà amarezza. E sono serio. Perché vedo arrugginire ormai da anni quel palo ed immagino quanto infastidirebbe mia madre e la sua cultura del bello.

Se Letizia vuole veramente rappresentare Palermo la fotografasse accanto a cumuli di immondizia. Questa è Palermo oggi. Non i volti di bambina. In qualche modo è finita vittima della sua stessa ipocrisia. Oppure no. Stavolta no. Io non amo il mondo radical che sempre più ha rappresentato in questi anni, ma la ringrazio in fondo al cuore perché in realtà non credo sia ipocrisia la sua.

Penso che come insegnava mia madre la bellezza sia in chi guarda. E solo una vera artista, che ama la mia città, può ancora vedere in lei tratti di bambina. E questa amara vicenda è ancora più amara perché racconta che probabilmente li vede ancora solo lei. E forse io.

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