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L'edificio neo-moresco sfuggito al "sacco" di Palermo: se passi da qui ti volti a guardarlo

La struttura resiste ancora anche se sono spariti il giardino originario di pertinenza e lo skyline dei restanti edifici vicini, in favore di moderni condomini in cemento

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista, storico dell'arte
  • 3 novembre 2022

Il villino Rutelli-Paternostro a Palermo

Un parallelepipedo composto e ordinato, diviso su un doppio registro di superfici: a filari paralleli orizzontali al piano rialzato; con parete lisciata al piano primo; il tutto concluso superiormente attraverso una suggestiva sequenza ritmata di merlature impostate su di un minimale cornicione aggettante a sovrastare un ricercato decoro geometrico.

Parliamo del Villino Rutelli-Paternostro progettato da Ernesto Armò (1867-1924) nei primi anni del Novecento al numero civico 5 della via Messina, singolare testimone tra i pochissimi, sopravvissuto fortunatamente alla barbarie del sacco edilizio politico-mafioso.

Qui, nell’area che solo un decennio prima aveva ospitato l’Expo Nazionale di Palermo, l’allievo e collaboratore di Ernesto Basile realizza un singolare edificio in stile Neo-moresco in cui non v’è traccia di alcuna contaminazione Liberty in favore di un sobrio repertorio stilistico di respiro esotizzante, gusto veramente mai sopito dai tempi dell’imperante dominio stilistico della fase Eclettica tardo-ottocentesca.
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È così che a fare capolino sono quei tipici archi moreschi prossimi a certe atmosfere iberiche da Alhambra di cui il progettista si serve per evocare rimandi temporali e formali ancora ricercati malgrado la coeva esplosione stilistica del gusto Floreale. Simmetria e rapporti dimensionali ne governano l’impaginato prospettico in cui Armò usa l’escamotage di un singolo balcone aggettante baricentrico per movimentare il dinamismo altrimenti sopito della facciata su strada.

Divorato il giardino originario di pertinenza e lo skyline dei restanti edifici un tempo prossimi al villino e obliati in favore di anonimi condomini in cemento armato, resiste ancora e coi medesimi rimandi formali, anche il relativo portale carrabile con i due pilastri laterali i cui terminali sono caratterizzati dallo stesso decoro “merlato” dello stesso villino.

Prezioso contributo alla bellezza urbana di anni veramente importanti e distanti dalla nostra “brutta” contemporaneità, questo episodio architettonico della grande ma purtroppo perduta produzione di Armò, nel testimoniare la grande versatilità compositiva del suo progettista, restituisce scampoli esaustivi al comprendere sempre più consapevole di quanto altresì sia andato irrimediabilmente andato perduto per sempre.
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