SCUOLA E UNIVERSITÀ
Inglese, matematica e siciliano: il dialetto (e la cultura) della Sicilia si studiano in classe
Ci aveva provato il Governatore Lombardo e oggi ci riprova Nello Musumeci: la Regione Siciliana approva la legge per la promozione della storia e del patrimonio linguistico

Il Governo siciliano ha approvato la legge regionale sulla promozione, valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole: gli alunni siciliani di ogni ordine e grado saranno allora esploratori del proprio ambiente e ricercatori nel campo della cultura popolare".
Una decisione presa la scorsa primavera e andata avanti con la costituzione di un tavolo tecnico tra Regione, gli atenei universitari siciliane e l’ufficio scolastico regionale oggi diventa delibera.
Tra le materie di studio entra la cultura siciliana, nel suo linguaggio e nei suoi retaggi: letteratura, personaggi e storia.
Non è dunque un'ora a settimana dedicata esclusivamente al dialetto ma agli studenti si apre una finestra generale sulla lingua e sulla cultura tradizionale che abbracciando il folklore non ne fa un manifesto.
Anzi: non è previsto lo studio della grammatica del dialetto né che a fine anno gli studenti sappiano parlare in siciliano.
Tra i protagonisti oggetto di studio Vincenzo Rabito, Luigi Pirandello, ovviamente Tomasi di Lampedusa, ignazio Buttitta e Giovanni Verga, Danilo Dolci, Elio Vittorini e la storia della Sicilia sarà raccontata attraverso i periodi arabi, normanni, attraverso le diverse dominazioni e i racconti dei carusi delle zolfare.
Sono alcune delle linee guida della delibera di giunta guidata da Nello Musumeci che nasce con l'obiettivo di fornire la corretta formazione di una coscienza identitaria varia e multiforme.
"Non si tratta - si legge sul documento - di costruire steccati identitari o di rispolverare anacronistici miti indipendentisti o di brandire le identità locali come armi di segregazione culturale".
In ogni caso il piano dell’offerta formativa verrà comunque disposto da ogni singolo istituto (secondo le regole di autonomia fissate dalla legge).
Una decisione presa la scorsa primavera e andata avanti con la costituzione di un tavolo tecnico tra Regione, gli atenei universitari siciliane e l’ufficio scolastico regionale oggi diventa delibera.
Tra le materie di studio entra la cultura siciliana, nel suo linguaggio e nei suoi retaggi: letteratura, personaggi e storia.
Non è dunque un'ora a settimana dedicata esclusivamente al dialetto ma agli studenti si apre una finestra generale sulla lingua e sulla cultura tradizionale che abbracciando il folklore non ne fa un manifesto.
Anzi: non è previsto lo studio della grammatica del dialetto né che a fine anno gli studenti sappiano parlare in siciliano.
Tra i protagonisti oggetto di studio Vincenzo Rabito, Luigi Pirandello, ovviamente Tomasi di Lampedusa, ignazio Buttitta e Giovanni Verga, Danilo Dolci, Elio Vittorini e la storia della Sicilia sarà raccontata attraverso i periodi arabi, normanni, attraverso le diverse dominazioni e i racconti dei carusi delle zolfare.
Sono alcune delle linee guida della delibera di giunta guidata da Nello Musumeci che nasce con l'obiettivo di fornire la corretta formazione di una coscienza identitaria varia e multiforme.
"Non si tratta - si legge sul documento - di costruire steccati identitari o di rispolverare anacronistici miti indipendentisti o di brandire le identità locali come armi di segregazione culturale".
In ogni caso il piano dell’offerta formativa verrà comunque disposto da ogni singolo istituto (secondo le regole di autonomia fissate dalla legge).
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