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In Sicilia tra il megalite e il (magico) gioco astronomico: sei a Pizzo Pietralunga

Sin da lontano si avverte la sua "possente" mole maestosa e tondeggiante. A tratti si rivela custode delle campagne dell’entroterra. Tra vigneti e uliveti

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 27 febbraio 2025

Pizzo Pietralunga

"In Sicilia non manca nulla, manco li petri longhi e curti". Sono parole di vanto, di uno dei tanti coltivatori diretti incontrati nelle campagne palermitane.

Lontani da occhi indiscreti, una volta percorso parte delle vecchie statali di San Cipirello in lontananza, un grande masso si erge a protagonista indiscusso.

Certo, in inverno le strade sono "poco" percorribili, aumentando l’autostima dei guidatori. Che sia dall’ex galleria ferroviaria, o meglio ancora percorrendo parte della strada San Cipirello-Corleone, Pizzo Pietralunga è l’elemento di decoro. Visibile sia da una vetta di montagna o da un qualsiasi avvallamento, "lu pizzu" è cosa rara in terra sicula.

Sin da lontano si avverte la sua "possente" maestosa e tondeggiante. A tratti si rivela custode delle campagne dell’entroterra palermitano. Tra vigneti e uliveti, di certo non mancano i profumi "della terra!".

Chi osa raggiungerla potrà calarsi in un ambiente diverso, di respiro verso le alte montagne corleonesi, dando un’occhiata al Monte Arcivocalotto.
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"Girano voci strane" tuona un allevatore. "Che tipo di voci?". “Parlano di scienza, astronomia… sti cosi particolari”. Entrano in gioco studi e scavi effettuati in precedenza.

In un raggio di circa 200 metri (in lunghezza) e un’area di 45.000 mq., sono stati rinvenuti dei materiali fittili riferibili al periodo Eneolitico e dell’Età del Bronzo antico.

L’aspetto singolare fu definito "stupendo" a tal punto da essere ritenuto e valorizzato come "ambiente sacrale". Rilevanza ottenuta anche nel periodo medievale.

Rappresentava il collante per approdi, distribuzione dei territori e confini stabiliti (tutti appartenenti alla Chiesa di Monreale). E gli scienziati? A una distanza irrisoria è presente il megalite forato (U Campanaru).

Merita un approfondimento a parte, però senza entrare nei particolari. Il "gioco astronomico" diventa un fattore.

Dalla roccia forata di Arcivocalotto oltrepassano i raggi di sole sino alla rocca di Pizzo Pietralunga e poi alla rocca forata di Cozzo Perciata. È un movimento continuo di riflessi luminosi che hanno "estremo" valore nel periodo dei solstizi.

Se fosse stato utilizzato come calendario? La scienza è una materia che supera le barriere dei confini "naturali" imposti dalla realtà. Il megalite è pezzo a sé stante, meglio concentrarsi sulla roccia. Inizia una camminata leggera nei campi coltivati.

“Lu ciavuru” di li vigneti è regalo gradito per gli intrepidi curiosi e quindi di sollievo per raggiungere e toccare con mano la verità. I centocinquanta metri circa di altezza rappresentano un numero rilevante.

Ogni scatto è prezioso, tanti fanno la differenza. Girandoci attorno al sito è possibile osservare la forma. Incute un certo timore, anche e soprattutto di curiosità.

Tuttavia, è interessante - in riferimento ai corsi e ricorsi storici - immaginare l’importanza rivestita per la posizione geografica. I trekker non si lasciano sfuggire l'occasione per mettere alla prova appunto l’aspetto "geografico". Difatti, inizia un percorso che porta gli stessi a Borgo Schirò.

Al ritorno, una volta superati i primi chilometri, la rocca - insieme a Monte Arcivocalotto - diventano i riferimenti per raggiungere il punto di partenza.

La natura ha giocato un ruolo fondamentale, perché non dare il giusto risalto a Pizzo Pietralunga? A partire dalla viabilità stradale sino alla conoscenza del sito archeologico della contrada omonima.

Tutto grazie alla Valle dello Jato, che (accompagnata dal Belice Destro) dimostra ancora una volta il ricco patrimonio storico-archeologico- naturalistico da scoprire.
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