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Il paradiso terrestre è in Sicilia: dove trovare acque trasparenti, papiri e persino le saline

La provincia di Siracusa è ricca di sorgenti di acqua dolce e di leggende. Dall'unione di questi due elementi nasce la splendida Riserva Naturale del Fiume Ciane

Simona Russo
Giornalista
  • 27 dicembre 2020

La Riserva Naturale del Fiume Ciane (fonte Wikipedia)

La provincia di Siracusa è ricca di sorgenti di acqua dolce e di leggende mitologiche, l’unione di questi due elementi caratterizza fortemente la splendida Riserva Naturale del Fiume Ciane.

La riserva si trova a sud della città aretusea ed è costituita dal corso del fiume Ciane e dalla zona umida delle saline, posta vicino alla sua foce: il fiume Ciane, il cui nome deriva dal greco cyanòs che significa azzurro, nasce nella località Cozzo del Pantano, nella pianura alluvionale di Siracusa, dalle sorgenti Testa di Pisimotta e Testa di Pisima.

Quest’ultima è la principale sorgente e da vita alla cosiddetta fonte Ciane, che appare come un laghetto di forma circolare dalle acque limpide di un intenso colore azzurro e sulle cui rive cresce il papiro. Dopo un percorso di 8 km in parte naturale ed in parte artificiale, in seguito a numerosi interventi umani, il fiume sfocia nel Porto Grande di Siracusa, un tempo il più importante dell’area mediterranea.



Nei pressi della foce si trovano le saline, rimaste in attività fino agli anni Ottanta e abbandonate dopo l’istituzione della riserva, oggi costituiscono un’importante zona umida per la sosta degli uccelli migratori.

È una riserva naturale che non solo ha una importanza storica immensa (essendo stato il fiume, al tempo dei greci, navigabile) ma che presenta al suo interno una rigogliosa vegetazione a papiro (unica area in Sicilia insieme alla riserva Fiume di Fiumefreddo, nel catanese) ed è un paradiso per gli appassionati della canoa e, neanche a dirlo, per migliaia di volatili.

Quest’area costituisce l’unico sito in cui il papiro cresce allo stato spontaneo e raggiunge fino ai 4 metri di altezza: infatti l’aspetto più importante della flora della riserva è proprio la presenza del papiro (Cyperus papyrus L.ssp. siculus), una pianta tipica del nord-Africa, che appartiene alla famiglia delle Ciperacee, e a cui è legata lo sviluppo della scrittura perché dal suo stelo veniva prodotta la preziosa carta papiro degli antichi Egizi.

Sull’origine del papiro presente in questo sito ci sono due ipotesi: una ritiene che sia una specie introdotta in epoche remote e poi naturalizzata, l’altra afferma che è una specie endemica siciliana.

L’origine di questo eden terrestre fa riferimento a due affascinanti antiche leggende mitologiche: Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, dea della vegetazione e dell’agricoltura, era intenta a raccogliere fiori insieme ad alcune ninfe presso le rive del lago Pergusa. Improvvisamente, dal suo regno sotterraneo sbucò fuori Ade, innamorato della fanciulla, che decise di rapirla. Fu la ninfa Ciane ad opporsi al rapimento, aggrappandosi al cocchio di Ade nel tentativo disperato di trattenerlo.

Il Dio incollerito, la percosse col suo scettro trasformandola in una doppia sorgente dalle acque color turchino. Il giovane Anapo, a sua volta innamorato della ninfa, vistosi “liquefare” la fidanzata, si fece mutare anch’egli nel fiume che ancor oggi, al termine del suo percorso si unisce nelle acque al Ciane, per poi versarsi nel Porto Grande di Siracusa.

Una seconda versione del mito riporta che Cianippo aveva offerto dei sacrifici a tutti gli dei eccetto che a Bacco, e questo dio per punirlo lo fece ubriacare in maniera tale che violentò la figlia Ciane. Ma la figlia durante il rapporto riuscì a prendergli un anello e lo consegnò alla nutrice per indicarle, il giorno dopo, chi aveva abusato di lei.

Il destino volle che dopo poco scoppiò un’epidemia di peste e consultato l’oracolo questi affermò che l’unico modo per placarlo era il sacrificio dell’uomo più cattivo della città. Ciane quindi afferrò per i capelli il padre e lo uccise con un pugnale, per poi suicidarsi essa stessa.

Questo sacrificio si compì nel luogo della fonte Ciane: Proserpina commossa raccolse le lacrime della giovane Ciane e creò la fonte. Pare che presso la fonte Ciane era infatti in uso eseguire dei sacrifici umani.

Il fiume Ciane si può percorrere via terra o per via fluviale (in barca ma anche in canoa e kajak): via terra, percorrendo per alcuni chilometri la strada provinciale Siracusa-Canicattini Bagni e superando il capoluogo di circa 4 chilometri, ci si imbatte nell'indicazione che introduce sulla strada che porta alla sorgente del fiume Ciane.

In mezza giornata di “verde” camminata, tra canneti e papiri, con romantici ponticelli in legno che permettono il passaggio da una sponda all’altra, è possibile visitare quest’area naturalistica.

Se si sceglie di percorrerla “via acqua” bisogna invece dirigersi da Siracusa verso Avola e, a circa due chilometri dal capoluogo, dopo essere passati sui due ponti sull'Anapo e sul Ciane, subito sulla sinistra si può accedere al luogo in cui sono custodite le barche che portano a visitare il corso del fiume Ciane: lasciato il Ponte Grande, la barca discende il Canale Mammaiabica raggiungendo la foce comune ai fiumi Anapo e Ciane.

L'imbarcazione scivola tra eucalipti su una sponda e agrumeti sull'altra, mentre sullo sfondo si può scorgere maestoso l’Etna e, vicino alle rive, iniziano a mostrarsi i papiri, prima in gruppi isolati, poi sempre più alti e fitti e un po’ piegati per il peso del ciuffo.

È possibile percorrere lo stesso tratto in canoa e kajak il cui punto noleggio si trova non lontano dall’approdo delle barche. Si può risalire il fiume per un tratto di circa due chilometri, dalla foce verso la sorgente, e per la durata di circa un’ora.

Nel 1776, durante il suo Grand Tour, il pittore e architetto francese Jean-Pierre Houël descrisse così la sua passeggiata in barca sul fiume Ciane.

«Le sue acque hanno una grande profondità e formano all’inizio un bacino di una larghezza di 30 piedi. Sono di una notevole trasparenza. (…) In barca su quest’acqua tranquilla e così trasparente che sfugge alla vista, si è tentati di credere che è sostenuta in aria per incantesimo, e si gode lo spettacolo di tutte queste famiglie acquatiche (i pesci) che giocano, che passeggiano, o lottano nel fondo delle acque. Possiamo vederle nascondersi sotto le piante che sembrano composte da un tessuto di delicatissima seta».
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