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Empatica e ironica come il grande Maestro: chi è la vincitrice del premio Andrea Camilleri

Daniela Baldassarra, pugliese di Altamura, la scrittrice che ha convinto la giuria e ha sbaragliato la concorrenza con una lettera sul delicato tema dell’Alzheimer

Jana Cardinale
Giornalista
  • 21 febbraio 2021

Daniela Baldassarra

I diritti civili e i diritti umani, il rispetto per ogni diversità e l’attenzione nei confronti dell’universo femminile; la solidarietà, l’ascolto, la sospensione del giudizio. Con ironia, con empatia. Con il sorriso o con lacrime di riflessione.

Con una "militanza" ininterrotta sulla scena, che ha attinto a questo screziato paniere di questioni ed emozioni, nei palchi e nelle piazze, nelle scuole, e adesso nell’obbligata platea del mondo social, Daniela Baldassarra, pugliese di Altamura, ha vinto il Premio Nazionale intitolato al grande Maestro siciliano Andrea Camilleri, tra i più famosi e amati scrittori degli ultimi vent'anni - sezione letteraria dell’iniziativa "Artisti per Peppino Impastato".

La sua opera, una lettera sul delicato tema dell’Alzheimer, ha convinto la Giuria e sbaragliato la concorrenza.

La scrittrice e monologhista comica, da sempre in prima linea nel sociale, nel 2020 è stata anche tra i vincitori del Premio dedicato a Pier Paolo Pasolini con un toccante lavoro sul controverso tema della gravidanza post stupro.



Artista spesso contestata per la sua audacia e per l’impertinente modernità, penna incisiva e commovente, graffiante donna di teatro, considerata dalla critica l’erede di Franca Rame, è sempre riuscita a lasciare un segno del passaggio della sua arte stimolando importanti ragionamenti. Ritirerà il Premio a fine primavera, in Lombardia.

Esperta in tematiche di genere, nel 2012 Daniela Baldassarra ha ideato in Puglia la Giornata Regionale contro le solitudini, istituita ufficialmente da Regione Puglia e Giraffa Onlus il 25 settembre. Denso di esperienze in ambito culturale il curriculum che ne racconta il cammino: nel 2002 incontra a Parigi Jean-Jacques Varoujean, autore e regista teatrale di origine armena, con il quale si forma e al quale dedica il primo libro dal titolo “Un uomo, una storia”, edito nel 2005.

Nel 2006 pubblica il romanzo “Nessuno è la mia stella”; nel 2007 il saggio “In viaggio con Lucifero” e nel 2013 la raccolta di racconti “A piedi nudi su una nuvola di plexiglass”. Autrice di racconti e testi teatrali, dal 2004 ha ricevuto 44 riconoscimenti letterari sia a livello nazionale che internazionale.

Le sue opere teatrali (Cliché, E donna sarai, Libellule senza ali, Solitudini, Non si muore quasi mai, Zero a Zero, Nei nostri panni, Paolo & Francesca_ipotesi semiseria, “La principessa scalza”) sono state portate in scena in diverse città italiane. Nel 2010 le viene conferito il Premio internazionale "Giuseppe Sciacca" per la letteratura.

Dal 2011 al 2014 periodicamente ha condotto dei laboratori teatrali per ragazzi in Inghilterra e in Irlanda, con realizzazione finale degli spettacoli “Masks” e "Stereotypes" (adattamento ludico del suo testo drammatico IOD - Vincitore nel 2008 del Premio di drammaturgia nazionale G. Bardesono).

Dal 2014 è costantemente in scena con i suoi monologhi comici “Zero a Zero”, “Nei nostri panni”, “Paolo & Francesca_ipotesi semiseria” e “La principessa scalza”. Ha ricevuto riconoscimenti per il suo impegno contro la violenza sulle donne nel 2016 dal Centro Antiviolenza Alzaia di Taranto e nel 2017 dall'Assessorato alla Cultura del Comune de L'Aquila.

Si occupa stabilmente di docenze/incontri tematici su violenza di genere, femminismo, stereotipi di genere presso Scuole Superiori di Taranto e provincia, e nel 2017 ha ricevuto un riconoscimento dall’Assessorato alla Cultura del Comune dell’Aquila proprio per il suo impegno contro la violenza di genere.

I suoi lavori accendono i riflettori sul tema della violenza, non intesa solo come violenza sessuale, ma scandagliata e raccontata in tutte le sue molteplici sfaccettature.

«La tematica della violenza sulle donne – dice - è un dramma troppo spesso banalizzato, perché ci si sofferma quasi esclusivamente sull’avvenimento, sui mostri che oggi diventano anche dei personaggi mediatici, e quasi mai a riflettere sulle conseguenze che un abuso ha su una donna che lo subisce, anche a distanza di tanti anni. Ne "La principessa scalza" c’è il tentativo di scandagliare l’animo femminile e di seguirlo nella sua evoluzione post violenza. Ovviamente il monologo racconta una singola possibile reazione, quella del rifiuto del trauma e della creazione di un mondo parallelo come rifugio, ma è un esperimento importante per accendere finalmente i riflettori sulle vittime di un abuso.

Chi sono, ‘chi diventano’ queste donne violate? Com’è la loro quotidianità? E quando tutti pensano che abbiano dimenticato, cosa si portano dentro queste donne” All’interno di questa macro-storia, si sviluppano i temi cardine della comicità di Daniela Baldassarra: il matrimonio, la maternità, la guerra dei sessi, la sessualità, la ricerca del principe azzurro, in un girotondo brillante e grottesco di personaggi e situazioni.

Perché la risata è una vetta di consapevolezza e può portare a profonde riflessioni. Il filo letterario che la ‘lega’ e la conduce alla Sicilia si è originato qualche anno fa: ospite dell’Istituto Alberghiero “Florio” di Erice, infatti, nell’ambito di una rassegna culturale ormai affermata, ha incontrato gli alunni della scuola per affrontare, con piglio apparentemente comico, e di tagliente satira politica, temi di scottante attualità indagati con profonda competenza e umanità. Con uno stile nuovo, a tratti cabarettistico, che ha coinvolto e affascinato i ragazzi.

Del premio Andrea Camilleri dice: «Ho voluto raccontare l’Alzheimer attraverso gli occhi di chi accudisce le persone ammalate, per mischiare due sentimenti: l’amore e il dolore. Due tematiche, questa e quella della gravidanza post-violenza, delicate, due temi sofferti e sottaciuti; due temi impopolari.

Ho voluto raccontare la sofferenza di chi si deve prendere cura, con uno spiraglio di luce acceso sulla sofferenza, che credo migliori le persone. Ecco: non è una certezza, quest’ultima mia considerazione è una speranza».
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