CURIOSITÀ

HomeMagazineSocietàAmbiente

È considerato il "Patriarca" di Palermo: alla Favorita è custodito un ulivo millenario

Scoperto in un primo giro di perlustrazione da Salvatore Palascino, direttore della Riserva, situato tra distese di agrumeti, è un esemplare di Olea europea

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 23 febbraio 2021

L'ulivo millenario della Riserva della Favorita

Tra angoli, luoghi appartati o in mezzo a distese versi Palermo riserva sempre qualche sorpresa, un gioiello da scoprire e rivalutare.

È stato così per l’ulivo millenario individuato, qualche anno fa, all’interno della Riserva Favorita - Monte Pellegrino, l’area verde più estesa della città, custodito fino ad allora dai coltivatori dei diversi agrumeti, alcuni abusivi.

Per un lungo periodo, fino alla loro cacciata, da parte del Comune di Palermo, non è stato possibile accedere e recensire le tante specie presenti e scoprire, anche, presenze inattese.

Stiamo parlando in particolare di un esemplare di ulivo ritenuto millenario, rinvenuto in mezzo agli agrumeti del Parco.

Scoperto in un primo giro di perlustrazione da Salvatore Palascino, direttore della Riserva, secondo Rosario Schicchi, ordinario di Botanica e direttore dell’Orto Botanico, l’ulivo è un’Olea europea.

Alto dieci metri, ha una circonferenza massima del tronco di 11 metri e 15 metri di chioma.



Per le dimensione e, la probabile datazione, è stato soprannominato il “Patriarca” e si trova in una zona del parco gestita, prima della scoperta, da abusivi. Dopo la scoperta, invece, è custodito in qualche modo con una palizzata che ne mostra l’imponenza ma lo salvaguarda.

Stabilire la datazione di un ulivo non è semplice come per altri alberi, ci ha detto Mario Pintagro, giornalista palermitano, appassionato di botanica con all’attivo pubblicazioni a cui si è fatto riferimento anche a convegni nazionali.

«Se per altri alberi è possibile avere una datazione certa - ci ha detto Pintagro - attraverso anche strumenti scientifici in piena regola, come ad esempio il dendrocronografo che ha confermato le mie ipotesi fatte sul cipresso di San Benedetto il Moro (individuato come l’albero più antico della città) per gli ulivi è più complicato.

Non è possibile, infatti, per la loro costituzione, nodosa e irregolare, prelevare la così detta “carota” da esaminare. Si procede, semmai, osservando attentamente parametri precisi (diametro e ramificazioni, ad esempio) e muovendosi su “comparazioni visive”, confrontandoli con gli altri esemplari presenti sul territorio.

Manca come si suol dire la “pistola fumante” per la datazione ma per le caratteristiche di questo ulivo, in primis l’estensione, c’è da scommettere che sia pluri-centenario.

Inoltre è assolutamente eccezionale, e inusuale, la sua collocazione in un ambito prettamente urbano».

Le “presenze verdi” sono pagine di storia, al pari dei libri e delle testimonianze registrate, con un codice da decifrare, che raccontano, da altri punti di vista, le evoluzioni dell’umanità.

Secondo quanto riscontrato dagli studi condotti, il Patriarca, essendo un ulivo “addomesticato”, non selvatico, permetterebbe di ricostruire il paesaggio storico di fine secolo dell’800 quando nella Piana dei Colli, ricca di agrumeti principalmente, qualcuno si dedicò proprio a questo ulivo.

Secondo le ipotesi fatte questo esemplare testimonierebbe la presenza, nei millenni precedenti, di tante varietà di piante di cui sarebbero rimasti solo pochi esempi.

Il Patriarca, in particolare, per la sua collocazione probabilmente serviva come zone d’ombra e di ristoro dal lavoro nei campi; si ritiene, infatti, non fosse stato potato e messo in coltura per anni.

Altri albari, particolari, venuti alla luce sempre nella Riserva della Favorita, avevano altri impieghi.

Come l'esemplare, individuato da Ernesta Morabito, biologa di Italia Nostra, presumibilmente del ‘700, "Cordia francisci", albero della famiglia delle Boraginaceae originario dell’America centrale, caducifolio, dai fiori bianchi, che si trova nei pressi della Palazzina cinese.

Il suo impianto risalirebbe ai tempi della regina Carolina moglie di Ferdinando IV di Borbone (fine Settecento) e la sua presenza, tra gli agrumi, era funzionale alla cattura di piccoli uccelli, attirati dalla sostanza collosa prodotta dai suoi frutti.

Il patrimonio relativo alla flora e ai grandi “padri verdi” in città, come risulta da questi esempi, è veramente eccezionale.

«Circa trent’anni fa ormai nella mia pubblicazione “Arborea, la storia di Palermo in 100 alberi illustri” (1992) - ci ha detto Pintagro - io che sono un “non accademico” della materia mi sono divertito a raccontare, da un punto di vista inedito, la presenza degli alberi più significativi a Palermo, definendo i primati che si possono rintracciare.

Così ho individuato, tra gli altri, l’albero più alto, il più antico e il più particolare, note divertenti e curiose che raccontano secoli di storia di un luogo».
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci:
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

ARTICOLI RECENTI