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Dalla Sicilia al resto del mondo: in ricordo di Diego Planeta, ambasciatore del vino di qualità

Colto e illuminato, come è stato definito da più voci, è stato uno degli ideatori della Doc Sicilia, realtà nata nel 2012 e che oggi accomuna più di ottomila aziende viticole

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 23 settembre 2020

Diego Planeta

Ci sono molti uomini e donne che hanno fatto la storia della Sicilia partendo dal basso, con intuizione, capacità e amore indiscusso verso questa terra, ottenendo grandi risultati che fanno, e continueranno a fare, eco in tutto il mondo.

Tra questi di sicuro c'è l'imprenditore Diego Planeta, scomparso a 80 anni lo scorso 19 settembre 2020, che ha fatto riscoprire, soprattutto ai giovani, l'importanza dell'agricoltura e l'amore per i suoi frutti.

Durante un'intervista alla domanda "Cosa significa per lei narrare la Sicilia?" lui rispose: «Significa dire questo non l'ho fatto io, l'ha fatto la mia terra».

In questa semplice risposta - in linea con lo spirito più vero che caratterizza i siciliani 'puri' - c'è tutta la vita e l'esperienza di Diego Planeta.

Consapevole che da soli non si giunga poi tanto lontano, ventenne e appena diplomato in viticoltura ed enologia, prese in mano la conduzione dell'azienda agricola di famiglia convertendola, presto, dalla produzione cerealicola in viticoltura. Da quel momento fu sempre un crescendo.



Legato visceralmente alla Sicilia - che per lui rappresentava "grande bellezza, grande passione ma anche grande disastro per quanto rigurda la gestione dell'autonomia", disse una volta - è riuscito a mettere su un'azienda, che oggi impiega oltre un centinaio di dipendenti ed esporta in tutto il mondo, puntando anche sull'innovazione e su una visione più ampia della semplice 'coltivazione della terra'.

Colto e illuminato, come è stato definito da più voci, è stato uno degli ideatori della Doc Sicilia, realtà nata nel 2012 e che oggi accomuna più di otto mila aziende viticole. Al 1964, invece, risale la fondazione delle Cantine Settesoli, tra gli anni '80 e '90 poi ci fu il salto di qualità che portò ad un incremento di produzione e ad una diversificazione anche in termini di qualità.

Si deve anche, e forse soprattutto, a Diego Planeta la grande attenzione che oggi, giustamente, viene dedicata al vino prodotto in Sicilia, in luoghi che fino a pochi decenni fa erano quasi sconosciuti, come il paese di Menfi ad esempio, nell'Agrigentino, e che oggi invece sono punti di riferimento internazionali per le loro produzioni.

«La Sicilia è una terra di contrasti enormi, che può dare disastri o produzioni eccezionali, emozioni e sensazioni assolutamente uniche - disse - È diversa da tutte le altre isole, è speciale perchè popolata da gente che parla ancora lingue diverse, la televisione non l'ha omologata».

Aveva ragione Diego Planeta sul fatto che parlare diverse lingue crei quella speciale diversità che arricchisce e non allontana.

In quest'ottica probabilmente l'azienda ha allagargato, negli anni, la propria visione aggiungendo alla produzione dei vini (tra i quali ricordiamo il blend internazionale Burdese), quella di altri prodotti quali l'olio d'oliva e di attività culturali e di accoglienza turistica, come l'esperienza del Wine Tour attraverso le tappe di Menfi, Noto e l'Etna, che richiamano amanti e curiosi da tutto il mondo.
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