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Un penalista davanti a quattro giudici: da Alcamo la Tribù di Alessio a "Tu si que vales"

Il cantautore siciliano con la sua band si è esibito in un'amara riflessione su note scanzonate, leggere e "fresche", subito accostate al Teatro Canzone di Giorgio Gaber

  • 14 novembre 2020

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Un avvocato penalista davanti a quattro giudici come Gerry Scotti, Maria De Filippi, Teo Mammuccari e Rudy Zerbi? Proprio così. Si tratta dell’alcamese Alessio Alessandra, che sabato scorso ha partecipato a un’udienza un po’ diversa dal solito.

Il cantautore siciliano, infatti, ha presentato il suo ultimo singolo “La tribù” davanti ai giudici di “Tu si que vales”, il celebre programma televisivo firmato Mediaset e condotto, fra gli altri, da Belen Rodigruez.

Un pesce fuor d’acqua in un programma dove persone comuni, artisti e sportivi (o aspiranti tali) si sottopongono al giudizio dei conduttori televisivi e di una giuria popolare, formata da cento elementi e capitanata da Sabrina Ferilli.

Una bella e musicalmente ineccepibile esibizione, quella di Alessio e della sua band, composta da musicisti di indubbia bravura (Vincenzo Alonzo, Ciro Pusateri, Daniele Tesauro, Rino Marchese, Maurizio Gula e Giuseppe Rizzo): difficile, quindi, non farsi valere in un palcoscenico che dà voce a concorrenti tra i più svariati, a volte col solo talento di non avere alcun talento.
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Non è la prima volta in tv per l’alcamese, che già nel 2011 aveva conquistato la finale del programma “Italia’s got talent”. Oggi è tornato nel piccolo schermo per proporre al pubblico un brano ironico e pungente sulle peculiari caratteristiche dell’uomo contemporaneo, che ostenta ‘onnisapienza’ fingendo di sapere ciò che non sa per poter dire di essere qualcuno

Un’amara riflessione su note scanzonate, leggere e ‘fresche’ che viene subito accostata da Teo Mammucari e Jerry Scotti al Teatro Canzone di Giorgio Gaber. Un complimento non da poco rinforzato dagli apprezzamenti molto sentiti di Sabrina Ferilli e Maria De Filippi che, al commento di Rudy Zerbi sulla mancanza di originalità, risponde che «in un periodo di testi banalissimi, non si può, a qualcuno che ha preso la penna e c’ha pensato, non riconoscergli valore».

Una piccola diatriba che non scalfisce comunque la qualità della proposta: il pubblico vota e Alessio e la sua band hanno il loro lasciapassare per un’eventuale partecipazione alla finale.

Che dire? Auguriamo loro un grosso in bocca al lupo e, dato che c’è “due senza tre”, speriamo di ascoltarli presto e nuovamente nel piccolo schermo. Nel frattempo, con un pizzico di scanzonata leggerezza che non guasta in questo periodo, cantiamo anche noi “siamo la Tribù, siamo la tribù, siamo la tribù. U!”.
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