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Tra i primi autistici del Conservatorio di Palermo: la lotta di Alessio è una vittoria per tutti

La storia di Alessio Allegra è un esempio di come la perseveranza - unita alla volontà di altre persone che hanno accolto il suo desiderio - raggiunga vette insperate

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 3 novembre 2020

Il pianista Alessio Allegra

Quando l’arte, nelle sue diverse espressioni, incontra la forte passione di un desiderio è sicuro che gli ostacoli che si presenteranno, che siano limiti formali o burocratici, verranno superati.

La storia di Alessio Allegra è un esempio di come la perseveranza - unita alla volontà di altre persone che hanno accolto il suo desiderio - raggiunga vette insperate.

La musica è sempre stata la sua grande passione, non ha mai smesso di amarla nonostante le difficoltà riscontrate a vario titolo. Da quando aveva 14 anni ha cominciato a studiarla in maniera più seria, fino ad oggi quando è riuscito a stringere il suo sogno fra le mani.

Non ci sarebbe nulla di insolito se non aggiungessimo un dettaglio fondamentale in questa storia.

Questo traguardo vale molto di più, è un battaglia vinta, personale e collettiva: Alessio, infatti, è stato uno dei primi studenti autistici a essere ammesso in un conservatorio italiano.



"Dieci e lode" è il voto con cui il giovane si è diplomato in pianoforte, qualche giorno fa, concludendo gli studi al Conservatorio "Alessandro Scarlatti" di Palermo, un diploma del vecchio ordinamento dei conservatori, che equivale alla laurea magistrale.

Dopo anni di chiusura totale alla sua richiesta di approfondire gli studi di pianoforte attraverso un percorso riconosciuto ufficialmente, una porta si è aperta grazie alla determinazione del giovane, della sua famiglia e alla disponibilità del Conservatorio Scarlatti.

All’inizio di questo percorso la richiesta di Alessio - allora impensabile - riempì le pagine dei giornali; oggi ritorna ad essere "notizia" non solo perché il ragazzo ha raggiunto il suo obiettivo ma, soprattutto, perché tanti altri ragazzi autistici, da allora, possono avere la stessa opportunità.

«La storia di Alessio - ha sottolineato il professore Mario Barbagallo, presidente del Conservatorio Scarlatti, che da sempre ha a cuore questo particolare ambito anche dal punto di vista terapeutico - è la conferma dei benefici promossi dallo studio dell’arte e della musica, che migliora la socializzazione, le connessioni cerebrali e la gestione delle emozioni».

L’ostacolo più grande da superare, nella fattispecie, è stato quello della mancanza di figure professionali adeguate, in grado di affrontare un compito così specialistico, nella gestione di questi studenti particolari.

«Quando si è presentato il caso di Alessio - spiega il maestro Gaetano Cuccio, docente di “Prassi esecutiva” e medico con esperienze pregresse nel campo del disagio sociale, che ne ha seguito la formazione in questi anni - in accordo col Miur, il Conservatorio ha promosso, secondo le norme vigenti per altri insegnamenti, dei percorsi formativi per studenti della qualità di Alessio. Tra le particolarità, in queste norme, è prevista la presenza di un tutor, che affianca il docente seguendone le linee. In questo caso è stato scelto Fabrizio Quattrocchi per le competenze dimostrate».

Complimenti ad Alessio, dunque, per il risultato ottenuto e per il contributo, non solo musicale, della sua personale esperienza. Attualmente al conservatorio Scarlatti, infatti, studiano altri due allievi affetti da autismo.
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