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Tra i palermitani più richiesti, Giulio Corso: "E pensare che non volevo fare l'attore"

Negli anni, l'attore ha collezionato una serie di ruoli che lo hanno fatto conoscere dal grande pubblico. Al momento si trova sul set, a Roma, per la serie Netflix "Lunapark"

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 13 gennaio 2021

L'attore palermitano Giulio Corso

Dal diploma al Liceo Scientifico di Palermo all’Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D’Amico il passo non è stato scontato per l’attore palermitano Giulio Corso, attualmente impegnato a Roma per le riprese della serie “Lunapark” per Netflix.

Classe 1990, Corso non avrebbe scommesso sul fare l’attore da grande.

«Sono nato - ci ha raccontato - in una famiglia d’arte, diciamo così. Mio padre era un musicista di quella che oggi è la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, e mia madre era una cantante d’opera.

Sono cresciuto quindi respirando l’aria dei teatri e dei luoghi di cultura ma, un po’ come fanno tutti gli adolescenti, rifiutavo di seguire, in qualche modo, le orme dei miei genitori».

Ma i semi che ci crescono dentro se sono destinati a sbocciare lo faranno, nostro malgrado.

«Dopo il diploma mi sono trasferito a Roma e qui, forse perché mi sono ritrovato solo con me stesso, ho scoperto il teatro e la sua magia. Ho cominciato a partecipare a corsi di studi, incontrando persone importanti per la mia formazione come Giovanni Battista Diotaiuti, che ha lavorato a lungo con Carmelo Bene.



Fino al diploma conseguito all’Accademia "Silvio D’Amico", chiuso questo percorso ho capito fino in fondo che questo era il mio futuro».

Negli anni Corso ha inanellato una serie di ruoli che lo hanno fatto conoscere dal grande pubblico (Squadra antimafia - Palermo oggi; Il paradiso delle signore; ll silenzio dell'acqua): già volto di "Squadra antimafia" quest’anno è tra i personaggi di "School of Mafia", western sulle vicende di tre figli di boss newyorkesi, e "Lunapark", storia del parco giochi dell’Eur di Roma negli anni Sessanta (serie che sta girando in queste settimane - ndr).

«Ci vuole molto coraggio per fare questo mestiere - ci ha detto Giulio Corso, attore che si mantiene con i piedi ben piantati per terra - La precarietà è una delle caratteristiche con cui ogni giorno bisogna fare i conti, si è messi continuamente alla prova.

All’inizio non è stato facile per me confrontarmi con questa incertezza ma oggi mi sono riappacificato con la necessità di fare questo lavoro e le difficoltà ad esso connesse

Mi ritengo molto fortunato perché lavoro assiduamente in un ambito, purtroppo, ancora considerato non necessario, e lo si vede bene da come sono stati considerati gli attori, e le maestranze, in questo momento di crisi profonda.

L’arte non è superflua, è un bene necessario ed è triste che ancora ciò non sia stato compreso».

Partendo dalla Sicilia dove ieri, ma ancora un po’ tutt’oggi ci viene da dire, scegliere la professione dell’artista significava “fare poco”, Giulio ha scoperto i propri punti fermi.

«Fare l’attore mi permette di scoprire sempre di più me stesso. Attraversare una storia mette in luce le cose di cui non ho bisogno e di cui posso liberarmi; ma è anche un lavoro che ti destabilizza perché quando per due o tre mesi interpreti un ruolo vieni deformato un po’ attraverso di esso.

È come se fossimo dei pesci che per un periodo vengono tolti dalla propria vasca e messi da un’altra parte.

Per me il punto saldo, quello a cui tornare e dove riconoscermi, è sempre la mia famiglia».

Per quanto Giulio Corso sia certamente un attore del grande schermo è il teatro il suo primo amore e forse anche il desiderio più grande.

«Sono molto felice di poter lavorare in questo momento estremamente complicato ma mi piacerebbe tornare a calcare il palco di un teatro, è li che si impara la vita; una dimensione unica dove anche il pubblico è parte attiva della rappresentazione».

Se a Palermo Giulio ha girato delle fiction televisive (da “Paolo Borsellino -Adesso tocca a me”, sugli ultimi giorni di vita ddel magistrato, alla mini serie su Rocco Chinnici con Sergio Castellitto - ndr) non ha, invece, mai recitato a teatro.

«Mi piacerebbe moltissimo tornare nella mia città e recitare in un teatro, almeno la sera tornerei a dormire a casa mia» ci ha detto Corso scoppiando in una risata sincera che racconta, anche, del desiderio di confrontarsi con le proprie origini.

Per quanto riguarda il futuro, e perché no, qualche sogno nel cassetto Giulio pensa anche al grande schermo.

«Mi piace molto il cinema italiano e alcuni registi in particolare con i quali mi piacerebbe lavorare come Paolo Virzì, Sorrentino e Matteo Garrone. In teatro invece vorrei affiancare un giorno Massimo Popolizio, che stimo molto».
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