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"Seduti per favore!": Frank Zappa e quel concerto a Palermo che finì a schifìo

In occasione dell'uscita del documentario diretto da Alex Winter, facciamo un tuffo indietro a quel concerto sfortunato che avrebbe festeggiato le radici siciliane del musicista

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 7 dicembre 2020

Frank Zappa

"Seduti per favore!". Frank Zappa è tornato per la gioia dei suoi fans con il documentario diretto dall'attore e regista statunitente Alex Winter dal titolo "Zappa", imperdibile regalo natalizio. Il lungometraggio - i cui diritti sono stati acquisiti da Magnolia Pictures - è online sulle principali piattaforme di video e film in streaming.

"Seduti per favore!” è la frase scandita sillabicamente nel caos dello Stadio della Favorita dal genio musicale, che cercava di riportare calma tra il pubblico inferocito e le forze dell’ordine. Parliamo di quello che doveva essere un evento per la città di Palermo, entrata nel tour di una grande star, un concerto che avrebbe festeggiato le radici siciliane del musicista.

Occasione mancata, il concerto fu interrotto dopo 40 minuti per gli scontri tra le forze dell’ordine ed il pubblico. Fu una concomitanza di eventi a determinarne il fallimento, il festino di Santa Rosalia e la tensione per le recenti stragi di mafia (era l’anno 1982 e le autorità cittadine erano preoccupate).



Ragionando su questo insuccesso, osservo che spesso la Sicilia si volge al passato per celebrare i suoi figli ed illustri ospiti, perennemente ancorati in un tempo andato, dimostrando una certa miopia e riluttanza verso quelli del presente. L’ancora del passato offre sicurezza, appartenenza è facile e patinata, ma non consente di scoprire nuovi mondi e nuovi eroi.

Eppure ogni volta che si parla di Frank Zappa non si può fare a meno di pensare che è di sangue siciliano; basta osservare i suoi occhi neri e profondi, il suo viso, la sua capigliatura ed il suo fisico. Se in un libro degli anni 80 viene definito come ”il figlio dell’America degli anni quaranta e l’adolescente degli anni cinquanta”, negli anni 80 era il siciliano di terza generazione che con determinazione aveva voluto aggiungere la tappa siciliana al suo tour.

Il resoconto di quel concerto e della visita alla città natale dei suoi parenti lo troviamo nel bellissimo film di Salvo Cuccia (“1982. L’estate di Frank”), che racconta il suo di viaggio con il padre dalla città dove era militare, a Palermo per vedere il concerto della sua star nella terra natia; film documentario commovente dove si inseriscono storia personale, storia dello sfortunato concerto e storia del ritorno nella città di Partinico degli eredi del genio nel 2012.

Un ritorno tuttavia costellato di retorica ed elementi kitsch, dove l’unica nota sincera era lo sguardo stralunato ed incredulo della nipote bambina che assisteva alla commemorazione delle autorità, partecipando lungo le strade della cittadina ad un corteo, con tanto di banda musicale che intonava i pezzi di un nonno che non ha mai conosciuto.

Una Partinico che probabilmente scoprì solo quel giorno di avere una celebrità mondiale, figlio dei suoi emigranti. E tra un’immagine scoperta nella sala di musica di una scuola, una strada intitolata al contraddittorio artista e le promesse mancate dei figli e della vedova Gail (che tra lacrime di commozione e riconoscenza giurava amore eterno alla Sicilia), si conclude un grande film che ancora aspetta di avere i diritti per essere trasmesso nelle sale cinematografiche italiane.

Frank Zappa, quando venne in Sicilia, chiese al suo amico italiano Massimo Bassoli il significato di un termine ricorrente nelle esclamazioni dei siciliani “Minchia”; termine forse memorizzato per la musicalità con cui veniva pronunciata e che stuzzicò la sua pungente ironia.

Così quasi per gioco realizzò il brano “Tengo Na Minchia Tanta”, pezzo irriverente con testi trash mimato e cantato da Massimo in un turbinio di effetti visivi, contornato dalla splendida chitarra di Frank (è nota la passione del musicista per la tecnica del montaggio realizzato attraverso un mosaico di immagini, suoni e rumori).

Ritornando a quel concerto, ripenso ai tanti ragazzi che come Cuccia partirono da lontano per andare a vedere i concerti del grande musicista e compositore. Palermo, città che da sempre ha avuto un fascino speciale soprattutto per quelle occasioni di ritrovo, fu però una brutta esperienza che si concluse la mattina dopo, con la mesta ripartenza in treno verso la città di origine.

Tra quei ragazzi di ieri, oggi ce n'è uno che, nella stanza accanto a quella dove scrivo, tra chitarre, tastiera, percussioni, con gli occhi chiusi e con la cuffia in testa riascolta battendo il tempo del brano “ Son Of Suzy Creamcheese” (ipotetica fan del suo gruppo un po’ sballata) pronto a guardare il nuovo documentario su Frank Zappa, un “siciliano” che aveva voluto conoscere e ritrovare le sue radici.
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