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Vittorio Fagone: tra l’arte e il visuale

  • 12 gennaio 2004

Un inizio in grande stile per il terzo ciclo di incontri sull’arte contemporanea “Dalle cinque alle otto”, curato da Eva di Stefano dell’Università di Palermo in collaborazione con Museum, Osservatorio dell’arte contemporanea in Sicilia, che domenica 11 gennaio a Villa Cattolica a Bagheria, in provincia di Palermo, ha raccolto un foltissimo pubblico per la conferenza di Vittorio Fagone, illustre critico d’arte di origine palermitana, direttore della Fondazione Ragghianti di Lucca e docente di Museografia al Politecnico di Milano.

Nel corso del suo intervento, intitolato “Dall’arte al visuale”, Fagone ha analizzato il mutare del rapporto dell’uomo di oggi con le immagini, anzi con il diluvio di immagini a cui si è sottoposti, tra cinema, televisione, pubblicità, fotografie…Con il dilagare di questo vero e proprio ‘bombardamento’ visivo, anche la nozione stessa di arte si è ampliata, rendendo sempre più difficile la definizione di un confine tra quello che appartiene o no a questa grande categoria.

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Citando una serie di riferimenti colti, da Gaston Bachelard a Elemire Zolla, da Jacques Lacan a Erich Fromm, la riflessione sul rapporto tra artista e immagine ha condotto poi all’individuazione di due momenti cruciali nella storia occidentale: il Secondo Concilio di Nicea (787 d. C.), in cui venne riconosciuta dai Padri della Chiesa la legittimità delle immagini stesse, e il 1839, quando in Francia venne pubblicato dallo scienziato Arago il “Rapport sur le daguérreotype”, che sancì la nascita ufficiale della fotografia e il cessare del monopolio delle immagini da parte dei pittori, con l’aprirsi di nuove e infinite possibilità sia per gli artisti, svincolati dalla fedeltà al reale, appannaggio dei fotografi, sia per la gente comune.

La seconda parte dell’incontro è stato dedicato alla proiezione di un video su Man Ray, fotografo americano protagonista delle prime avanguardie francesi, tra Dadaismo e Surrealismo, grande sperimentatore e inventore di tecniche nuove – la rayographie, la solarizzazione delle immagini – di cui si è sottolineata la modernità proprio in quella sua capacità do ‘sfondare’ le tecnologie, di oltrepassarle per esprimere significati nuovi. E oggi? Come valutare tra arte e visuale? Una possibile risposta Fagone l’ha offerta dicendo che se le immagini attuali spesso necessitano della parola per essere spiegate e interpretate, la forza del vero artista risiede nel non aver bisogno di alcuna didascalia.

Allora, per cogliere la potenza intrinseca delle immagini stesse, occorre fermarsi a leggerle, decelerare i ritmi concitati di oggi, prendersi del tempo, procurarsi, come diceva il pittore Paul Klee, una sedia, e mettersi davanti a un’opera per contemplare, interrogare, osservare…Una risposta, di certo, arriverà. Intanto, il prossimo appuntamento con “Dalle cinque alle otto” è previsto per domenica 29 febbraio alle ore 17, quando Teresa Pugliatti parlerà della situazione artistica a Messina tra gli anni ’70 e ’80.

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