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L’Enigmista: un Seven per stomaci forti

  • 1 febbraio 2005

Saw – L’Enigmista
USA 2004
Di James Wan
Con Cary Elwes, Danny Glover, Monica Potter

Buio, acqua, strani rumori, urla e poi una forte luce accecante che spacca lo schermo. Due uomini si svegliano incatenati a grossi tubi posti agli angoli estremi di un lurido stanzone dove, in centro, irraggiungibile da entrambi, giace un cadavere con la testa spappolata, una pistola e un registratore. Uno dei due deve riuscire ad uccidere l’altro se vuole sopravvivere e se vuole rivedere viva la sua famiglia. Ma come? Con questo inizio folgorante si apre il primo lungometraggio dell’esordiente James Wan. Le premesse ci sono tutte per assistere ad un ottimo film. Ma partiamo dal titolo. Saw significa sega oppure segare ma è strettamente legato anche al verbo see (vedere), il cui passato è proprio saw. Entrambe le accezioni si fondono molto bene in questo film. Infatti l’enigmista del titolo è un folle che costringe le sue vittime a torturarsi (bella la scena in cui uno dei protagonisti si amputa un piede con una sega) e uccidersi tra loro davanti ai suoi sadici occhi (“l’enigmista si riserva sempre un posto in prima fila”).

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Sicuramente un film per stomaci forti caratterizzato da una bella fotografia mai limpida, assoluta mancanza di riprese in esterno, intreccio accettabile (con strutturazione temporale a flashback), tante efferatezze, un ironico gusto per il sadico e per il macabro degno dei più classici film di exploitation anni 70’-80’ e un interessante colpo di scena finale che ci preannuncia, forse, un seguito. C’è anche da dire che i dialoghi sono pessimi, le interpretazioni degli attori sfiorano più volte il ridicolo e la regia è un po’ troppo vittima di questa generazione videoclippara, però il divertimento (sadico) e i pugni nello stomaco sono garantiti e, in fondo, James Wan, con il suo stile “svogliato” e mai barocco, si avvicina abbastanza alle vette più alte di un certo cinema rappresentato da quel capolavoro che è Seven di David Fincher.

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