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In Sicilia c'è un paese dove è sempre primavera: il borgo affacciato sulla "Baia dei miracoli"

Si estende ai piedi di una rupe dove sorge il più antico castello medioevale della Sicilia, su una pianura dove cresce rigogliosa una ricca flora di piante sempre verdi

Balarm
La redazione
  • 16 aprile 2022

Il borgo di Oliveri

Chi non ha sognato almeno per una volta di vivere in un paese dove è sempre primavera, in una ridente località balneare dal clima mite in tutte le stagioni dell'anno. L'antico borgo di Oliveri si estende ai piedi di una rupe dove sorge il più antico castello medioevale della Sicilia, su una pianura dove cresce rigogliosa una ricca flora di piante sempre verdi.

Si affaccia sul mare, nel golfo della "Baia dei Miracoli" tra capo Tindari e capo Milazzo, di fronte alle isole Eolie. Oliveri è il paese della perenne vegetazione sempre verde, dell'eterna primavera. Non conosce il grigiore pungente del freddo invernale, ne i colori cangianti e malinconici dell'autunno, tanto che si continuano a seminare le patate in campo aperto anche nei mesi più freddi.

Il nome di Oliveri derive dall'arcaica parola indigena "Liviri", che nella sua primordiale accezione significa "calma", "pace" ed anche, come è facilmente intuibile, "ulivo". Ce ne sono tanti di uliveti, la zone ne è ancora ricca ed ancora oggi vengono comunemente chiamati "livara".
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Il suo multiplo significato spiega perché l'ulivo è il simbolo della pace. Le ipotesi, avanzate da taluni, che Oliveri derivi da Oliverio, noto paladino carolingio, o da Bernardo Oliveris, cavaliere che accompagnò Pietro III d'Aragona in Sicilia, non sono attendibili, anzi sono completamente da escludere.

Infatti, in una cartina geografica intorno all'anno 1000, Oliveri è riportata come "Liberi"; questo cambiamento da "Liviri" è semplicissimo da spiegare, sia perché nella lingua parlata siciliana si ha che la "i" passa in "e", come riportato da Giuseppe Pitrè nel suo saggio del dialetto e delle parlate siciliane, sia perché pressi gli Arabi di allora la lettera "v" si scriveva la "b". Infine c'è da notare che gli abitanti di Oliveri a tutt'oggi in gergo locale sono chiamati "Liviroti".

Ne faceva una descrizione molto accurata il noto geografico Edrisi (Abù Abd Allah Muhammad ibn Idris), il primo a tramandare il nome "Oliveri" nel "il libro di Ruggero": «Labiri (si legge come Liviri) è bello e grazioso casale, con un grande castello in riva al mare.

Ha un mercato, un bagno, delle case, delle buone terre da seminare, dei ruscelli perenni sulle sponde dei quali si stendono dei campi da seminare e vi sono impianti alcuni mulini. Possiede anche un bel porto nel quale si fa copiosa pesca di tonno».

Il primo nucleo abitativo nei pressi di Oliveri fu fondato sul monte Tindari dai Dori, che fin dall'inizio utilizzarono il paese come centro costiero. Come tutta la Sicilia passò poi sotto il dominio romano e sotto di loro è divenuta nota la grande pescosità del suo mare.

Nel 1088, per decreto del Gran Conte Ruggero, il territorio compreso tra i fiumi Elicona e Montagna fino a mare passò nelle mani dei monaci benedettini di Patti. Nel 1360 il Re Ferdinando d'Aragona, per farne regalo al suo secondogenito, staccò dalla concessione fatta ai monaci, il castello, il feudo e la tonnara di Oliveri.

Non vi è una data certa della nascita del comune di Oliveri, che avvenne probabilmente tra il 1810 e il 1815. Fino agli anni '60 la tonnara di Oliveri era una delle più importanti della Sicilia. Oggi il paese ha una vocazione turistica.
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