Ha la stella a Hollywood, appare in 200 film: il nativo americano (col sangue siciliano)
Fu un famoso attore ma degli indiani d'America aveva solo spirito e abiti. Però ci credeva tanto da lasciare la terra con la stessa spiritualità. Ecco la sua storia

Iron Eyes Cody è il nativo americano di origini siciliane
Trecce, occhi di ferro, lacrima e Walk of fame. Questi non sono gli indizi di una partita a Taboo, ma i suggerimenti di una delle storie più suggestive e, al contempo, assurde di Hollywood che ha come protagonista Iron Eyes Cody.
Famoso attore indiano d'America che, però, di nativo americano aveva soltanto spirito e abiti. Nel suo sangue, infatti, c'era sangue siciliano.
Anche se il nome della città d'origine è avvolta dal mistero, una cosa è certa: aveva natali siculi.
Ma andiamo con ordine. Il battito dei tamburi di madre terra e i flauti associati al soffio vitale del popolo nativo americano suonano e ancora non sanno che il 3 aprile 1904 in Louisiana sarebbe giunto sulla terra lo spirito di "uno di loro": Espera Oscar de Corti.
Figlio degli immigrati siciliani Antonio de Corti e Francesca Salpietra, è il secondo di quattro figli. Trascorre la sua prima infanzia a Gueydan (Louisiana), dove i genitori hanno un piccolo negozio di generi alimentari.
Nel 1909 il padre, forse dopo un incontro con alcuni personaggi della mano nera (organizzazione criminale di racket italiano ndr), fugge in Texas dove cambia il nome in Tony Corti.
La madre si risposa e ha altri 5 figli. I tre adolescenti de Corti, nel frattempo, raggiungono il padre in Texas dove cambiano il loro il nome abbreviandolo in “Corti”; e proprio qui Oscar si avvicina alla cultura dei nativi americani.
Dopo la morte del padre la tappa dei fratelli sarà la California. E anche qui nuova vita e nuovo nome: Cody. Anche lui, così come i fratelli, ama il cinema e lo vede come il suo portale energetico e di fuga da un mondo angusto.
Comincia a recitare alla fine degli anni ‘20 e Hollywood diventa la sua porta d’uscita dal passato e d’entrata in quello dei film western, dove si fa conoscere come nativo americano.
Emblema di una cultura oppressa e perseguitata da cui è affascinato, tanto da sposare la causa, creare una famiglia con la nativa americana Bertha Parker e adottare due ragazzi nativi.
Ma ciò che rende Iron Eyes Cody tale e non più Oscar de Corti sono sia il senso di appartenenza e l’abbigliamento. Convinto di essere un nativo della tribù Cherokee Cree, raramente esce di casa senza i suoi mocassini con perline, la giacca di pelle di daino e parrucca intrecciata.
Appare in più di 200 film al fianco di John Wayne in The Big Trail (1930), Steve McQueen in Nevada Smith (1966), Richard Harris in Un uomo di nome Cavallo (1970).
Lo vediamo anche in programmi televisivi tra cui In syndication (1953) di Duncan Renaldo e in una serie dello studio Disney: The First Americans.
Dopo anni di film, paradossalmente, a decretare il suo successo nella memoria degli spettatori sarà uno spot pubblicitario, in onda dal ‘71 fino agli anni ‘80, che gli vale la nomea di "The crying indian" (indiano piangente ndr).
Dal titolo "Keep America Beautiful: The crying indian" in questo spot Cody, con la sua imbarcazione, si fa strada tra i rifiuti in uno scenario apocalittico: acciaio e miasmi.
Ripreso tra “progresso” e inquinamento, il primo piano di Cody diventa celebre per una lacrima di glicerina e l’invito a fermare la polluzione.
Lo spot sarà definito dall’Ad Council (un'organizzazione americana senza scopo di lucro che produce, distribuisce e promuove annunci di pubblica utilità) uno dei 50 migliori spot pubblicitari di tutti i tempi.
La fama lo travolge, ma nel 1996 l’identità da nativo viene sospettata prima e smentita dopo in un articolo del The Times - Picayune di New Orleans. Un’intervista alla sorellastra, che dimostra come Cody sia in realtà un italo americano di seconda generazione. Lui nega; ma dopo la morte, all'età di 94 anni nel 1999, la verità emerge.
Cosa resta oggi di Iron Eyes Cody? Film e citazioni come quelle ne "The Sopranos" e Simpson e soprattutto una stella sulla Hollywood Walk of Fame nel 1985 (ti pare picca).
Potremmo dire che di lui resta la costruzione di un personaggio in fuga da una realtà complessa e una vita incentrata su parole giusto o sbagliato, verità e bugia.
Forse a sua discolpa ha la coerenza, perché in quei nativi americani lui credeva veramente (non a caso lo onorano loro stessi per il suo contributo alla causa).
Già, ci credeva tanto da lasciare la terra con la stessa spiritualità appresa da quegli avi anelati: «Rendimi pronto a stare davanti a te con occhi puliti e dritti.
Quando la vita svanisce, come il tramonto che svanisce, possano i nostri spiriti stare davanti a te senza vergogna».
Famoso attore indiano d'America che, però, di nativo americano aveva soltanto spirito e abiti. Nel suo sangue, infatti, c'era sangue siciliano.
Anche se il nome della città d'origine è avvolta dal mistero, una cosa è certa: aveva natali siculi.
Ma andiamo con ordine. Il battito dei tamburi di madre terra e i flauti associati al soffio vitale del popolo nativo americano suonano e ancora non sanno che il 3 aprile 1904 in Louisiana sarebbe giunto sulla terra lo spirito di "uno di loro": Espera Oscar de Corti.
Figlio degli immigrati siciliani Antonio de Corti e Francesca Salpietra, è il secondo di quattro figli. Trascorre la sua prima infanzia a Gueydan (Louisiana), dove i genitori hanno un piccolo negozio di generi alimentari.
Nel 1909 il padre, forse dopo un incontro con alcuni personaggi della mano nera (organizzazione criminale di racket italiano ndr), fugge in Texas dove cambia il nome in Tony Corti.
La madre si risposa e ha altri 5 figli. I tre adolescenti de Corti, nel frattempo, raggiungono il padre in Texas dove cambiano il loro il nome abbreviandolo in “Corti”; e proprio qui Oscar si avvicina alla cultura dei nativi americani.
Dopo la morte del padre la tappa dei fratelli sarà la California. E anche qui nuova vita e nuovo nome: Cody. Anche lui, così come i fratelli, ama il cinema e lo vede come il suo portale energetico e di fuga da un mondo angusto.
Comincia a recitare alla fine degli anni ‘20 e Hollywood diventa la sua porta d’uscita dal passato e d’entrata in quello dei film western, dove si fa conoscere come nativo americano.
Emblema di una cultura oppressa e perseguitata da cui è affascinato, tanto da sposare la causa, creare una famiglia con la nativa americana Bertha Parker e adottare due ragazzi nativi.
Ma ciò che rende Iron Eyes Cody tale e non più Oscar de Corti sono sia il senso di appartenenza e l’abbigliamento. Convinto di essere un nativo della tribù Cherokee Cree, raramente esce di casa senza i suoi mocassini con perline, la giacca di pelle di daino e parrucca intrecciata.
Appare in più di 200 film al fianco di John Wayne in The Big Trail (1930), Steve McQueen in Nevada Smith (1966), Richard Harris in Un uomo di nome Cavallo (1970).
Lo vediamo anche in programmi televisivi tra cui In syndication (1953) di Duncan Renaldo e in una serie dello studio Disney: The First Americans.
Dopo anni di film, paradossalmente, a decretare il suo successo nella memoria degli spettatori sarà uno spot pubblicitario, in onda dal ‘71 fino agli anni ‘80, che gli vale la nomea di "The crying indian" (indiano piangente ndr).
Dal titolo "Keep America Beautiful: The crying indian" in questo spot Cody, con la sua imbarcazione, si fa strada tra i rifiuti in uno scenario apocalittico: acciaio e miasmi.
Ripreso tra “progresso” e inquinamento, il primo piano di Cody diventa celebre per una lacrima di glicerina e l’invito a fermare la polluzione.
Lo spot sarà definito dall’Ad Council (un'organizzazione americana senza scopo di lucro che produce, distribuisce e promuove annunci di pubblica utilità) uno dei 50 migliori spot pubblicitari di tutti i tempi.
La fama lo travolge, ma nel 1996 l’identità da nativo viene sospettata prima e smentita dopo in un articolo del The Times - Picayune di New Orleans. Un’intervista alla sorellastra, che dimostra come Cody sia in realtà un italo americano di seconda generazione. Lui nega; ma dopo la morte, all'età di 94 anni nel 1999, la verità emerge.
Cosa resta oggi di Iron Eyes Cody? Film e citazioni come quelle ne "The Sopranos" e Simpson e soprattutto una stella sulla Hollywood Walk of Fame nel 1985 (ti pare picca).
Potremmo dire che di lui resta la costruzione di un personaggio in fuga da una realtà complessa e una vita incentrata su parole giusto o sbagliato, verità e bugia.
Forse a sua discolpa ha la coerenza, perché in quei nativi americani lui credeva veramente (non a caso lo onorano loro stessi per il suo contributo alla causa).
Già, ci credeva tanto da lasciare la terra con la stessa spiritualità appresa da quegli avi anelati: «Rendimi pronto a stare davanti a te con occhi puliti e dritti.
Quando la vita svanisce, come il tramonto che svanisce, possano i nostri spiriti stare davanti a te senza vergogna».
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