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Da Trapani a Milano con il Sicilzionario: chi è Martina Failla, la "Prof of Inglish" del web

L'hai vista sicuro sui social nei panni della "Prof of Inglish" o mentre spiega con il suo "Sicilzionario" la tradizione sicula: vi raccontiamo la storia di Martina Failla

Alice Marchese
Giornalista
  • 28 marzo 2025

La content creator trapanese Martina Failla

L'hai vista sicuramente sui social nei panni della "Prof of Inglish" o mentre spiega il significato di parole o frasi della tradizione sicula con il suo "Sicilzionario": il suo nome è Martina Failla ed è una content creator originaria di Custonaci che porta se stessa e le sue radici sui social.

Per i veterani è stata anche The Brown Parmigiana, nome scelto non casualmente, ma che voleva essere una caricatura siciliana del noto blog "The blonde salad" di Chiara Ferragni.

Da sempre appassionata al mondo della comunicazione visiva, Martina si trasferisce a Palermo per intraprendere il suo percorso in Accademia delle Belle Arti, specializzandosi in fotografia.

Dopo aver conseguito questo risultato la sua vita cambia: «A malincuore lascio Palermo, anche se ci voleva quel cambiamento.

A Milano ho fatto il test all'Accademia di Brera e ho pensato "se mi prendono è destino, altrimenti pazienza". È andata come speravo e dopo due anni a Milano mi sono laureata in fotografia.

Nonostante avessi studiato per questo, ho capito che non mi rendeva felice e - continua Martina - mi sono proiettata sui social. Grazie a un tirocinio da social media manager ho scoperto questa passione e ho visto i risultati. Mi piaceva curare i profili dei clienti e cercare le tendenze sul web per farli crescere.

Contemporaneamente avevo aperto la mia pagina, ma non avevo un piano editoriale. Semplicemente tornavo a casa dopo il lavoro e sui social a babbio "mi lamentavo" di quello che mi succedeva e che banalmente poteva accadere a chiunque».

Lo dice lei stessa che "la vita è dura, ma è comica" e lo è soprattutto se la ironizzi in siciliano, quello che ha fatto e che continua a fare Martina.

Ovviamente la vita lì è totalmente un'altra e inizia ad accusare il colpo del cambiamento: «I primi anni sono stati quelli più duri, la vita universitaria era diversissima.

Palermo era gioia e festa continua, a Milano il tuo tempo non lo vivi così. Dopo un po' mi sono creata la mia cerchia di amicizie (quasi tutti del sud) e piano piano qualcosa ha preso una piega diversa».

Ma oltre ad amare l'arte, Martina ha sempre avuto il cuore rivolto a Parigi: «L'arte fa parte della mia vita e il mio sogno era quello di vivere a Parigi, anche se Milano chiamava. Nel 2022 ho letto di un'installazione di Christo, artista degli anni '70 del movimento "Land Art".

"L'Arc de Triomphe Wrapped" è una sua opera giovanile incompiuta perché morto durante il periodo del Covid.

A ultimarla è proprio il nipote e per l'occasione cercavano persone che a Parigi potessero coprire il servizio di accoglienza. Ho mandato la candidatura e mi hanno richiamata».

Da lì, il suo sogno parigino diventa realtà e capisce di sentirsi pronta per questa nuova avventura. Si dedica due mesi a questo lavoro e al termine torna a Milano, anche se cerca di tornare in Francia almeno una volta l'anno.

«Adoro la Francia sia per l'atmosfera e anche perché tantissime parole siciliane provengono da lì. Mi fa impazzire questo mix di culture che si crea».

Da qui "Il Sicilzionario", uno dei format a cui è più affezionata con cui spiega il siciliano al suo pubblico: «L'idea è nata dopo aver notato che non mi seguono soltanto siciliani, ma molti di Roma o di altre regioni.

Nelle storie a volte mi scappa quella parola in siciliano che per me è normalità e subito dopo mi arrivano messaggi di persone che mi chiedono: "Perché hai detto Arrè o Amunì?

Da lì ho riscontrato curiosità e mi sono detta "perché no". Non sopporto chi va al nord e improvvisamente ripudia le sue origini parlando con un accento che non è il suo. Non è giusto perché quel mondo a cui appartieni ti scorre nelle vene.

È un peccato che certi modi di dire non si usano più come prima, per questo voglio continuare a spiegare frasi e parole per noi siciliani importanti come "Curtigghiu" o "A pignata taliata nun vugghi mai".

Mi diverto un sacco quando sento dire ai miei amici di Milano "Che camurria!" con una naturalezza tipica siciliana».

E lei, un po' come la nostra amata Teresa Mannino, racconta la Sicilia "da su" e l'inevitabile distacco con una spontaneità travolgente e una comicità innata. «Adoro Teresa Mannino, avevo il biglietto per il suo spettacolo, ma a causa del Covid non sono riuscita ad andare. M'arristò 'ca, ma spero davvero di vederla un giorno».

Sogna comunque di tornare in Sicilia: «Di Trapani mi manca sempre la possibilità di prendere la macchina e fare un giro al mare a Cornino, stessa cosa per il centro storico di Trapani.

Di Palermo mi manca tutto, le stradine e anche un semplice lunedì sera pieno di luci e amici. Sono momenti che anche se ricrei a Milano non hanno la stessa atmosfera».

Oltre a portare l'Isola sui social, lo fa anche a tavola: «Ci sono domeniche che mi sveglio pensando che oggi è la giornata giusta per la pasta al forno, quella dove metti di tutto.

Anche se l'arancina resta la prima cosa che mangio appena metto in piede in Sicilia e quella che mi manca più di qualsiasi altro cibo perché su non la trovi, così come la treccina con lo zucchero dei panifici.

Spesso quando faccio le videochiamate con i miei genitori e li vedo passeggiare penso: "Ma chi me l'ha fatto fare?". Eppure non sarei quella di adesso se non fosse per Milano e per le opportunità che forse non avrei avuto.

Questo lavoro lo adoro, me lo sono creata da sola, ma sogno comunque di tornare. Se dovessi descrivere la Sicilia con un'immagine, direi che è un bel vinello bianco, fresco e fruttato che bevi d'estate che ti fa dire: "Che bello vivere". Nient'altro che il mio rifugio».
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