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"Siciliane" (siamo): come nasce il grido delle donne contro la discriminazione di genere

L’iniziativa è partita da otto rappresentanti e in poche ore ha coinvolto centinaia di donne. Il gruppo ora chiede un incontro con il presidente della Regione Nello Musumeci

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 5 gennaio 2021

L'immagine che rappresenta il gruppo "Siciliane"

Si chiama “Siciliane” il gruppo di donne, tra le quali studentesse, professoresse, attrici, professioniste, attiviste e giornaliste, che stanno unendo le loro voci contro la discriminazione di genere nell’ambito del lavoro.

La questione è molto antica - e per nulla risolta in Sicilia - ma si è riaccesa dopo le ultime mosse del Governo regionale.

Dopo l'ipotesi di rimpasto (divenuta cronaca) e la successiva esclusione dell'unica donna assessore della giunta regionale, è stata la frase pronunciata dal deputato leghista Vincenzo Figuccia a mobilitare, nel vero senso della parola, le donne da ogni angolo della Sicilia.

Riscontrata come “inopportuna”, l’affermazione del deputato Figuccia - "una frase violenta e maschilista" - rafforzava la scelta (e dunque la conseguente assenza di rappresentanti femminili) nella giunta regionale di Governo, guidata da Nello Musumeci.

«Siciliane nasce dalla consapevolezza che le donne devono ancora intervenire per fare valere i loro diritti e nasce al fine di monitorare affinchè questi siano rispettati - ci ha detto Maria Grazia Patronaggio, una delle promotrici della raccolta firme.



I diritti delle donne non sono mai definitivamente acquisiti. Dichiarare che non ha importanza il sesso di chi ricopre cariche politiche significa disconoscere che la rappresentanza politica ha a che fare con la differenza di genere.

Le donne - ha concluso - sono portatrici di interessi differenti e in quanto tali possono pretendere di essere rappresentate da altre donne oltre che da uomini, e in egual misura. Ne hanno diritto».

Una caduta di stile quella del deputato Figuccia che dimostra - si legge nella lettera aperta del gruppo “Siciliane” che è diventata un manifesto a tutti gli effetti - "l’arroganza al potere, l’avidità e l'ignoranza di chi si crede impune. Di chi alimenta la cultura patriarcale e macista rendendola pregiudizio morale di una visione plurale, che accoglie tutte le sensibilità e le valorizza".

L’iniziativa è partita da otto donne - tra le quali Mariangela Di Gangi, Lucia Lauro, Nadia Lodato, Alessandra Notarbartolo e Mila Spicola - ma in pochissime ore ha coinvolto centinaia di donne, di diverse classi sociali e ambiti culturali o di lavoro, tutte unite al coro di dissenso.

«L’esclusione di donne dal Governo regionale - si legge nella lettera aperta - è una notizia desolante che fa cominciare nel peggiore dei modi il nuovo anno per la Sicilia e per tutte le donne che ogni giorno contribuiscono alla crescita culturale, economica e sociale dell’Isola.

Ma, purtroppo, è al passo con quanto emerge ogni giorno da notizie e dati statistici».

A voler guardare agli anni passati, infatti, gli scranni di Sala d’Ercole non è che abbiamo accolto molte presenze femminili. Dal 1947 sono state appena 46 le donne attive in politica su un totale di 811 deputati eletti all’Assemblea. Volendo parlare in termini percentuali poco più del 5 per cento.

Non entrando nel merito della frase del deputato Figuccia altri sono i dati di fatto che non accolgono, oggi come in passato, le istanze delle donne in generale.

Rientrano in queste considerazioni le disponibilità dei posti agli asili nido, per i quali la Sicilia si colloca al penultimo posto, e al tempo pieno nelle scuole primarie. Supporto fondamentale che permetterebbe alle donne di poter dedicare più tempo alle attività non familiari in generale, in primis il lavoro.

È, inoltre, dato ancor più drammatico, fanalino di coda, su scala europea, per occupazione femminile, seppur l’Isola registri un maggior numero di donne laureate e diplomate rispetto ai coetanei uomini.

Il dato ultimo, a tal proposito, è che 8 donne su 10 non lavorano.

Questi dati, che certo non sono comparsi oggi nelle statistiche, secondo il gruppo “Siciliane” confermano che la politica tutta al maschile non abbia dato, alla fine, buoni frutti.

In quest’ottica, in queste ore, seppur in streming, nel rispetto delle norme anti-Covid, si stanno organizzando degli incontri che pianificheranno una serie di iniziative, in primis la richiesta di un incontro con il presidente della Regione Nello Musumeci, oltre ad aver già formalizzato la richiesta di dimissioni del deputato leghista Figuccia.

«Siciliane è il grido delle donne che ogni giorno si occupano di cambiare la nostra Isola - ci ha detto Lucia Lauro, una delle promotrici della raccolta firme - Lo facciamo educando i nostri figli, insegnando nelle scuole, occupandoci di turismo e ristorazione, battagliando nei tribunali, gestendo imprese o coltivando la terra.

Facciamo tutto scegliendo l'ascolto e l'accoglienza, appassionandoci alla diversità, nutrendoci delle differenze, ricercando l'innovazione. Non accettiamo più che il presidente della Regione e la politica tutta ci escluda, violando la legge, e ci impedisca di fare la nostra parte».

Per coloro che vogliono unirsi al gruppo "Siciliane", condividendone gli intenti, è sufficiente consultare la pagina Facebook del gruppo e lasciare il proprio nome e cognome tra i commenti.
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