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Non è stato sempre "a luce rossa": quello che non sapete sul cinema Orfeo di Palermo

Ha chiuso anche l'ultima sala per film hard della città. Tanti i ricordi che si susseguono sui social (e non solo), alcuni affettuosi altri decisamente meno. Vi raccontiamo la sua storia

Marta Genova
Giornalista
  • 23 dicembre 2020

Il cinema Orfeo, locale a luce rossa (foto dal web)

Magari solo di nome e non di fatto, ma di certo il cinema Orfeo era conosciuto quasi da tutti, uomini e donne sì, senza alcuna distinzione, perchè Palermo è piccola in fondo e chi ne conosce la storia è difficile che non conosca anche l'esistenza delle sue sale a luci rosse.

Anzi "a luce rossa", questa era la dicitura fuori dal locale Orfeo. La luce rossa, che stava ad indicare che genere di film si proiettava, e che creava la "giusta" atmosfera per gli amanti del genere hardcore.

Considerati sempre cinema di serie b e col tempo luoghi per "depravati", "malati di sesso" e chi più ne ha più ne metta, se ne sono dette tante su queste sale così come è accaduto in occasione della chiusura definitiva dell'Orfeo, che aveva il suo ingresso al civico 25 di via Maqueda, a pochi passi dalla stazione centrale di Palermo.

Tanti i ricordi che si sono susseguiti sui social, tra offese e battute (alcune assai divertenti a dire il vero), tra i ricordi di chi all'Orfeo ci andava da bambino, sì, perchè non è sempre stato un cinema porno (sdoganiamo questa parola senza fare i perbenisti, ok?).



"Mi ricordo come fosse oggi che nel 1956 andai a vedere il film Ulisse con Kirk Douglas. Era il mio cinema rionale", scrive qualcuno e a lui seguono altri, "proiettava film normalissimi, ricordo di averci visto Sole Rosso, un film western e quasi tutti i film di Lando Buzzanca". E ancora "Negli anni '70 lo frequentavo abitualmente, non era diventato ancora una sala a luci rosse; eravamo ragazzini. Un pezzo di storia di sale cinematografiche del centrostorico assieme ad Astracine".

C'è chi ricorda che al cine Orfeo ci andava da bambino con il fratello maggiore che lo portava a vedere la domenica i film di Maciste contro Ercole e anche chi ricorda che da ragazzino passava da lì, in auto coi genitori e "Sbirciavo con la coda dell'occhio per guardare i manifesti!".

Non sono mancati, nemmeno a dirlo, le battutine "spinte" sui possibili motivi di chiusura e immancabili poi i commenti offensivi verso chi frequentava quei posti che, via via, col passare degli anni sono diventati luogo di degrado e solitudine. Tormento e solitudine.

E poi tra i tanti commenti ne è spuntato fuori uno che ha ristabilito un po' d'ordine, quello di Giulia, giovanissima, che scrive "Interessante leggere tutte queste battutine, ma nessuno pensa che lì dentro ci hanno lavorato padri di famiglia, tra cui il mio - si legge - e vi assicuro che il personale era tutta gente per bene e grandi lavoratori che hanno sempre fatto il loro lavoro con dignità e senza le malizie a cui vi riferite. Chi ci lavorava erano le persone più buone che io abbia mai conosciuto, ed oggi gli dico ancora grazie, perché quel cinema lì ci ha permesso di avere un tetto sopra la testa, e ogni giorno un piatto caldo a tavola... Non siate così superficiali".

Le parole di Giulia mi hanno fatto riflettere molto e guardare le cose dal suo importante punto di vista. E mi ha fatto pensare a un episodio, che mi lega a quel posto. Era l'estate cocente del 2005, non conoscevo se non di "fama" quella sala, sì insomma, non sapevo dove fosse; ero quasi al sesto mese di gravidanza e mi venne un desiderio di cioccolatini pazzesco. Sapete com'è quando una è incinta no?

Camminavo e camminavo alla ricerca del cioccolatino (sciolto vista la calura) ma non c'erano bar sulla strada. Così, senza nemmeno far caso alle insegne fuori, varcai per la prima volta la soglia del cinema Orfeo e mi diressi alla cassa con questo pancione ingombrante. C'erano due uomini che mi guardavano con sguardo interrogativo e imbarazzato. Io non capivo.

Dissi "buongiorno, per caso sapete indicarmi un bar qui vicino o un posto che vende dolci o cioccolattni? Capisco che è estate ma li cerco disperatamente". Notavo il loro imbarazzo sul volto e soprattutto il silenzio, ma non capivo, finchè non iniziai a mettere a fuoco la situazione... a partire dalle locandine dietro alle loro spalle.

Diventai rossa come un peperone e dissi "scusatemi...", senza alcun valido motivo se non il mio enorme imbarazzo. Quei due uomini si lasciarono andare a una risata cui seguì la mia. Poi mi accompagnarono fuori con estrema gentilezza e mi indicarono il bar più vicino, mi fecero tanti auguri e si congedarno con un inchino. Chissà se uno di loro era il papà di Giulia.

Ma torniamo alla storia del cinema Orfeo e ve la raccontiamo, in parte, con le parole di Giovanni Lizzio che cura su Fb una pagina dedicata proprio ai cinema di Palermo e in parte con le parole di chi quel posto lo ha conosciuto davvero.

“Nessun testo riporta la data dell'esatto inizio dell'attività dell'Orfeo - scrive Lizzio -. Il cinema è stato inaugurato intorno alla seconda metà degli anni venti ed è stato un cinema di "terza oppure altra visione", sino a quando - negli anni settanta - è approdato tra le seconde per, poi, traslare nella categoria "per adulti" proprio alla fine di quel decennio. Dal 1963 al 1976 è stato gestito da Giuseppe D'Ippolito, che venderà ai Gallina per trasferirsi all'estero.

L'ultima gestione dell'Orfeo, di Giovambattista Petrini, si arrende dopo quarant'anni, circa, come cinema del settore. Era rimasto l'ultimo, in esercizio, a proporre questi film in una città che ha avuto il suo bel numero di cinema con l'ingresso perennemente vietato ai minori di anni 18.

Il periodo più florido è stato quello sino ai primi anni ottanta prima, cioè, che parecchi di questi cinema spegnessero il proiettore. C'erano l'Ariosto, il Dante, il Finocchiaro, l'Eden, l'Edison, il Ritz. Ed hanno vissuto questo periodo anche il Trionfale, il Trinidad, il Royal, in un periodo di vero "boom" del settore.

Negli anni novanta, restavano l'ABC, l'Embassy e L'Etoile (tra le prime visioni) e l'Orfeo più l'Adam's tra le "altre visioni". Da quando anche le due sale di via Mariano Stabile (Embassy, poi Holiday Multisala, ed Etoile, già Ambra) hanno chiuso e sia l'ABC che l'Adams (quest'ultimo per un breve periodo) erano tornato tra le "prime" con una programmazione commerciale, era rimasto soltanto l'Orfeo.

L'Orfeo resta, nell'immaginario di molti, soltanto l'ultimo di quei luoghi "proibiti", che sono esistiti, e continuano ad esistere, ovunque.

Inserito in una struttura tipica dei "palazzi - cinematografi", e progettato (secondo alcune fonti) in un periodo non databile, compreso tra il 1925 ed il 1930, al piano terra di un palazzo facente parte dell'isolato compreso tra via Maqueda, via Torino, via Pavia e via Trieste, il cinema Orfeo ha una struttura limitata dai vincoli planimetrici ed una sala (composta da una platea ed una galleria a sbalzo) che si sviluppa parallelamente lungo la via Trieste, dove hanno sfogo le uscite di sicurezza della platea.

Unitamente a tante sale della città, anche l'Orfeo è stato un cinema di terza visione, di quelli che hanno alternato la programmazione di film western e della commedia all'italiana, a titoli più "robusti", per almeno mezzo secolo. Sino alla fine degli anni '70, infatti, è riscontrabile la presenza dell'Orfeo tra i cinema di "terza visione" che alternavano titoli quali "'L'infermiera" (o della coppia Franchi / Ingrassia) ad altri come - ad esempio - "Il viaggio dei dannati", film del 1976, interpretato da Faye Dunaway e diretto da Stuart Rosemberg, in programmazione all'Orfeo nel maggio 1978.

Poi il declino, e la trasformazione - dai primissimi anni '80 - in un locale "a luci rosse", rimasto il più longevo della città e che era rimasto l'unico a proporre pellicole di questo genere dopo la chiusura dell'Embassy e dell'Etoile".

Una nota curiosa? In segno di religiosissimo rispetto, negli anni di programmazione dei film per adulti, l'Orfeo sospendeva le proiezioni durante il periodo pasquale.

Quella della sala Orfeo è una storia di tradizioni di famiglia e qualcosa ce la racconta Giuseppe Inguaggiato, nipote dei fratelli Gallina che gestivano dei cinema nella provincia di Palermo.

«Filippo, il più piccolo, e Onofrio il più grande (e di ritorno dall'Australia), gestivano l’Himera e l’Eden di Termini Imerese - dice -. Nino invece l’Orfeo di Palermo (a lasciargli il testimone fu Giuseppe D'Ippolito che lo gestì dal '63 al '76 non come sala a luci rosse). È stato gestito insieme al cognato, il signor Petrini, cui rimarrà dopo il divorzio dalla moglie e che lo gestirà fino alla chiusura». Nino Gallina prenderà in seguito il cinema di Largo degli Abeti e si risposerà, e con la seconda moglie, che nel frattempo lo aiuta in biglietteria, prenderà anche l'Etoile. Ma questa è un'altra storia.

L'Orfeo ha chiuso e con lui anche un'altra pagina importante e caratteristica della città di Palermo.
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