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Muri d'ascolto, casematte, bunker: la Sicilia e il turismo storico-militare nascosto (e da valorizzare)

Ci sono associazioni che si autofinanziano pur di non lasciare all'incuria e all'oblio la nostra Storia, le nostre bellezze. La Sicilia potrebbe (e dovrebbe) vivere di turismo

Marta Genova
Giornalista
  • 17 gennaio 2021

La casamatta "mascherata" di Carini (foto Palermo Pillbox Finder

La Sicilia potrebbe (e dovrebbe) vivere e far vivere di turismo, in tutte le sue più svariate forme. Quella di cui vi raccontiamo oggi è la declinazione storico-militare.

Ci sono studiosi e appassionati che portano avanti importanti progetti per riscoprire e valorizzare quelli che sono dei veri e propri beni culturali, seppur di proprietà militare. Ci sono associazioni che si autofinanziano pur di non lasciare all'incuria e all'oblio la Storia, la nostra storia e quindi le nostre bellezze.

Sono certa che moltissimi di voi, passeggiando per le zone costiere o di montagna della propria città, si siano imbatutti in strane srtutture in cemento, a cupola e con delle fessure (alcuni dicono che somiglino a dei forni a legna) non avendo idea di cosa siano. Ebbene, quelle sono le casematte e in Sicilia ce ne sono centinaia, 762 per l'esattezza quelle censite dal 2017 ad oggi.

Lo studio di queste beni è stato iniziato dall' associazione Palermo Pillbox Finders, fatta da un gruppo di ricercatori promotori del Progetto CE.R.CA.MI. (CEnsimento e Rilevamento CAsematte MIlitari) che si occupa proprio della mappatura dei siti e delle casematte della seconda guerra mondiale.



Perchè si chiamano casematte non si sa, o almeno non c'è certezza, ma qualcosa sulle prigini dle nome ce le dice Michelangelo Marino, presidente dell' associazione, «L’etimologia si collega probabilmnete al termine spagnolo matadero\mataDéro, cioè mammatoio, dunque un luogo in cui avveniva qualcosa di brutto, di violento. E in effetti la casamatta nasceva come fortino in cui si nascondeva il militare per sparare. Sono fortificazioni statiche che avano come obbiettvo quello di difendere un punto».

Costruite per esigenze difensive da parte del Minitero della guerra del Regno d’Italia (l'attuale ministero per la Difesa, per intenderci), si calcola che in Sicilia alla data del luglio 1943 fossero quasi duemila le case matte, comprese quelle nelle isole minori, Pantelleria, Favignana, Lampedusa. Il principio era quello dell'osservazione costiera e dello sbarramento di fuoco Ad uso difensivo e militare. Cosa che poi ebbe poco effetto.

«A volte si pensa che dentro ci stessero i tedeschi - chiarisce Michelangelo - ma non è così, dentro c'erano soldati italiani proprio perchè erano volute dal Regno d'Italia. La nostra associazione nasce con lo scopo di mapparle e studiarle.
Nei tre anni di attività, dal novembre 2017, abbiamo fatto ricerca sì, ma anche valorizzazione del patrimonio con manifestazioni gratuite. E nei tre anni abbiamo portato in quasi tutta la Sicilia oltre mille visitatori nei bunker costieri come quello presso il Lungomare dei Saraceni di Isola delle Femmine, nelle casematte e in tanti altri siti che abbiamo presentato lo scorso marzo durante una conferenza stampa presso l'assessorato regionale al Turismo alla presenza dell'allora assessore regionale Pappalardo».

In Francia, nella Repubblica Ceca, in Germania, in Spagna il turismo storico militare è diffusissimo e valorizzato dalle stesse istituzioni che mettono in grado le cooperative, anche quelle piccole, e le associazione di farlo. Aiuti sia economici che pratici, come ad esempio la sistemazione di semplice segnaletica che spieghi al passante cosa sta guardando.

«In Normandia fanno 5 milioni di visitatori in un anno - dice il ricercatore -. Hanno un Patrimonio molto eterogeneo e viene valorizzato. Noi purtroppo attendiamo ancora che il presidente della regione Musumeci riconosca il progetto e i percorsi. Non abbiamo più avuto alcun tipo di risposta.

Il Turismo dei luoghi dello sbarco alleato è una ricchezza per la Sicilia. La Normandia rimane al primo posto in Europa come sistema museale e di itinerari, è un museo a cielo aperto. Ma noi non siamo da meno, abbiamo oltre 1660 tra manufatti afferenti la seconda guerra mondiale e siti. Abbiamo gli aeroporti degli anni 40 in Sicilia, Boccadifalco il più note forse (per cui abbiamo anche fatto la consulenza storica) ma c'è anche l'aeroporto di Chinisia (che prende il nome dal vicino fiume)».

La foto che abbiamo inserito nell'articolo è stata scelta perchè molto rappresentativa oltre che sorprendente. È una casamatta a forma di abside bizantina. «Quando l'abbiamo vista la prima volta - racconta Michelangelo - siamo rimasti a bocca aperta. Una abside militare, costruita ex novo, per ingannare il nemico in caso di sbarco. Su questa abbiamo persino fatto una giornata di studio e informazione dal titolo "La casamatta di carini, l'arte del mascheramento nelle casematte siciliane della seconda guerra mondiale».

Ma chi c'è dietro la realizzazione di queste strutture? «C'erano i militari del genio del Regio Esercito . C’è una specialità che ancora oggi esiste e che si chiama Genio Militare - spiega ancora lo studioso - , ed è quel nucleo di cui fanno parte coloro che realizzano le trincee i ponti, le fortificazioni. Militari e soldati che avevano un'attitudine - spiega - e avevano sviluppato una capacità, conoscevano il territorio; la casamatta doveva adattarsi alle esigenze del territorio in cui veniva realizzata».

Quante cose non sappiamo della Sicilia, quanta storia da ricordare e rivivere. Pensate che esistono solo due Muri di ascolto in tutto il mondo, uno è in Grecia a Elos e l’altro a Messina. Il muro di ascolto è una struttura in cemento costituita da tre muri di forma parabolica con eguale ampiezza (i quadranti) e un centro circolare, e veniva utilizzata durante la seconda guerra mondiale per "captare" il rombo degli aerei in lontananza. In Sicilia si trova a San Placido di Calonerò, e prima si credeva fosse il rudere di un bunker.

Qualcuno potrebbe dire che ne siste anche un terzo nel Mediterraneo e si trova nell'isola di Malta ma c'è da dire che è molto diverso dai due di cui abbiamo appena accennato.

Insomma, c'è un gruppo di persone, ricercatori, docenti universitari, professionisti, geologi, archeologici, ingegneri, studenti, ricercatori, volontari. Ci sono dei beni militari (e per questo sono generalmente gestiti dal demanio militare), ma di certa importanza storica, e di cui la Sovrintendenza ai beni Culturali si occupa solo se ritiene di doverli vincolare proprio per la loro importanza storica e a quel punto fa un decreto.

E c'è una recente legge regionale, la n. 12 del 12 luglio 2018 che prevede il riconoscimento di tutte quelle attività indirizzate alla valorizzazione dei siti e dei beni storico-militari della Seconda Guerra Mondiale ma che purtroppo, non viene applicata perdendo di fatto una importante opportunità di sviluppo culturale ed economico per la nostra terra.

Quello che manca è quindi che il presidente della Regione Musumeci riconosca questo importantissimo progetto e dia risposte che possano finalmente dare a questi uomini e donne di buona volontà, la possibilità di proseguire. E che diano alla Sicilia la possibilità di poter creare nuovo Turismo.
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