Dall’Eterno Scugnizzo la Napoli di Viviani
Dal 14 al 19 dicembre (ore 21,00, prenotazione obbligatoria entro il 13 dicembre) il Teatro Biondo di Palermo (via Roma 258) ospita “Napoli Hotel Excelsior” (testo e musiche di Raffaele Viviani), uno spettacolo di e con Tato Russo (scene di Umberto Bertacca, elaborazione musicale di Antonio Sinagra, costumi di Giusi Giustino, coreografie di Aurelio Gatti), prodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli, che è un omaggio al suo maestro, Raffaele Viviani. Lo spettacolo in due atti unici, “Via Partenope” e “La musica dei ciechi“, racchiude i momenti più alti dell'opera del grande autore napoletano e vede in scena la gente comune che si esprime col dialetto dei vicoli e dei "bassi", un'umanità varia e dolente, che Tato Russo interpreta con grande maestria, accompagnato da una solida compagine di attori, 22 per essere precisi. Un mirabile bozzetto, sulla strada tra verità e simbolo, tra “Toledo” e l’“Hotel Excelsior”, in una Napoli del primo ‘900, un mondo di aristocratiche fandonie, di inconsistenti nobiltà.
Un grande spettacolo musicale, un omaggio all’universo poetico e pittoresco di Raffaele Viviani, a Napoli e alla sua umanità. L’Hotel Excelsior, immaginario luogo di favole, desiderato e impenetrabile, mondo di sogni inaccessibili, contro il quale si infrangono i sogni degli esclusi, dei tanti scugnizzi che moltiplicano le loro tragiche storie al di là del “grande vetro”. Un grande Fuori e un immaginario Dentro. È l’assurdo incrociarsi di queste due città impossibili, eternamente conviventi che, eternamente, si toccano e mai si sfiorano, che quando lo fanno conducono solo alla tragedia della contaminazione. Questa balorda e caratteristica promiscuità che presenta, da una parte, un’infinita galleria di caratteri tragici, di diversi, di miserabili, e dall’altra i tipi di una classe borghese ormai reclinata su se stessa, del tutto improduttiva e ritratta nel suo definitivo progetto di decadenza. La storia di una grande attesa, dunque, con personaggi che aspettano ognuno qualcosa in una lunga notte che chissà quando e se finirà.
E le due città viste dall’eterno scugnizzo appaiono entrambe rallentate nello spazio e nel tempo. Quel che di Viviani il regista predilige è l’atto unico, la “zampata”, la graffiata improvvisa. «Lui, il poeta gatto, - dice il regista - non ama le complicanze in tre atti. Mette poco a disegnare un mondo lui, l’aristocratico passeggiatore notturno, cannocchiale della miseria della città in cui vive, ci conduce con la sua macchina da presa a far da osservatori di cose e di mondi quotidiani e lui, il poeta, li commenta con voce da finissimo doppiatore». Info biglietti al numero 091.7434341.
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