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Biennale di arti visive di Venezia: gli artisti siciliani

Si chiama "L'arte non è cosa nostra" il padiglione che ospita le opere realizzate da artisti italiani; tra questi presenti moltissimi siciliani

Balarm
La redazione
  • 13 giugno 2011

La Sicilia e la sicilianità alla Biennale di arti visive di Venezia: la 54° edizione, battezzata "Illuminazioni", ospiterà all'interno del Padiglione Italia, chiamato quest'anno "L'arte non è cosa nostra", gli altari votivi che arrivano da Salemi, gli archi di San Biagio Platani, ma anche il viso di Totò Riina. Il filo rosso che lega le opere in mostra è proprio la mafia. Alla Biennale tanti i lavori degli artisti siciliani, invitati da scrittori, registi, intellettuali, ai quali il curatore Vittorio Sgarbi ha chiesto di segnalare un loro artista. E sempre seguendo il tema di questa edizione, direttamente da Salemi, arriva anche il Museo della mafia, che è stato ricostruito su un piano rialzato del padiglione, a cui si accede da un corridoio che sulle sue pareti racconta la storia della mafia attraverso le pagine dei quotidiani, per ripercorrere un viaggio doloroso, ma necessario per ricordare, che va dal 1860 a nostri giorni. Il sottofondo sonoro è un ticchettìo, quello della macchina scrivere, che accompagna la storia di tanti omicidi purtroppo celebri. Articoli e fotografie di cronaca si accompagnano a ritratti ad olio di Totò Riina, pitture con Giovanni Falcone, Joe Petrosino, Peppino Impastato, Matteo Messina Denaro e una serie di collage realizzati da Omar Ronda, che ha scritturato alcuni sosia di personaggi malavitosi per ricreare dei set fotografici decorati con strass.

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Una serie di cabine, dieci per l’esattezza, mostrano la scritta "Sentite la mafia. Uscite. Passate alla cabina successiva. L’ordine non importa": tra le altre, nella cabina numero 3 si sente il celebre discorso di Papa Karol Woytyla contro la mafia, che pronunciò nella Valle dei Templi ad Agrigento, mentre nella cabina numero 8 sullo schermo scorrono i volti dei politici che si sono susseguiti negli ultimi decenni all’Ars, sulle note del valzer del Gattopardo. E ancora, riflessioni su eccidi e malasanità; la visita si conclude con la possibilità di parlare al telefono in un parlatorio di carcere. Nello spazio espositivo sarà possibile ammirare i tanti lavori di artisti come Arrigo Musti, Carla Accardi, Francesco De Grandi, Giuseppe Veneziano, Fulvio Di Piazza, Piero Guccione, Franco Sarnari, Michele Ciacciofera, Giuseppe Modica, Carmelo Nicotra. E c’è ancora sicilianità nelle fotografie dedicate alla Tonnara Florio, realizzate da Pepi Merisio, e in quelle surreali di Luca Maria Patella; o nella scultura di Salvatore Buschera.

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