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Il teatro in Sicilia che "imita" i templi di Selinunte: per farlo ci hanno messo 58 anni

Accanto alla chiesa del Purgatorio, sorge una struttura che ha diviso le opinioni pubbliche. La sua costruzione ha avuto più di un ostacolo nel corso degli anni

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 17 gennaio 2023

Il Teatro Selinus di Castelvetrano

Viviamo nella terra dei mori, dei pupi e delle tradizioni. Spesso opera di manifestazioni teatrali. Il territorio siciliano si fregia di un numero elevato di teatri presenti: otto sono greci, sette (compreso gli anfiteatri) romani e ben 51 teatri moderni.

Ognuno di essi racchiude un periodo storico, un suo percorso e uno stile da approfondire. Anche la città di Castelvetrano è dimora di una struttura di rara bellezza: il teatro Selinus.

Nell’incantevole scenario del Sistema delle Piazze, la cittadina offre un panorama architettonico non indifferente. Accanto alla chiesa del Purgatorio, sorge una struttura che ha diviso le opinioni pubbliche e nonostante alcuni progetti realizzati e in attesa dell’inizio dei lavori, un cavillo ha sempre ostacolato e di molto la sua costruzione.

Grazie alle ricerche appurate dello storico G.B.Ferrigno, è possibile descrivere i contenuti più interessanti della storia del “Selinus”.

Durante la seconda metà del XIX secolo, Castelvetrano ebbe un rapido sviluppo che costrinse l’amministrazione ad ascoltare le esigenze della comunità spinta dalle pretese e richieste di un teatro più grande che sostituisse il vecchio Caracci. Naturalmente le finanze comunali non permettevano una spesa ingente.
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Il massimo impegno derivante dalle sottoscrizioni volontarie e dal bisogno popolare diedero la spinta per l’elezione di una commissione speciale che discusse del progetto. Omettendo i nomi e cognomi degli ingegneri e parte dei componenti delle successive commissioni, è giusto ripercorrere alcune tappe fondamentali. La prima scelta cadde nell’edificazione presso la piazza di S.Giovanni accanto alla chiesa patronale.

Erano stati redatti anche i piani d’arte oltre a quelli di sottoscrizione. Durante la preparazione dei materiali l'intera comunità venne gelata. Una nota ministeriale voluta dal vescovo di Mazara provocò e bloccò il progetto perchè la costruzione poteva arrecare dei danni al culto della Chiesa di S.Giovanni.

Passarono alcuni mesi e pervenne un ulteriore programma che, da un lato allontanava il possibile collocamento dall’area patronale, con minori spese e mettendo a tacere ogni singola protesta della curia vescovile. Dall’altro, nonostante le caratteristiche favorevoli e dopo parecchio tempo, diversi sindaci, commissioni altalenanti e pareri favorevoli, dei lavori non si ebbero notizie.

Finalmente si giunse all’anno 1867 e il sindaco Sciacca si fece promotore dell’acquisto di un fabbricato di spettanza del principe Pignatelli (la dimora dove alloggiò il poeta Goethe). L’intero edificio era costituito da: una casa, due magazzini e una scuderia. Per la demolizione passarono ben 5 anni e sopraggiunse un nuovo progetto da realizzare.

I lavori iniziarono nel 1873 e vennero sospesi per alcuni anni. Con l’avvento del nuovo sindaco Ricca-Saporito cambiarono le carte in tavola e accantonò definitivamente il vecchio piano e diede incarico all’architetto palermitano Giuseppe Patricolo di modificare tutto. Nelle sue intenzioni vennero apportate nuovi accorgimenti.

Lo rifece “ab imis” (dalle fondamenta ndr), dando alla struttura un aspetto arieggiante usando lo stile dorico come i templi della vicina Selinunte. Vennero demolite parecchie costruzioni.

Prima della morte dello stesso Patricolo e grazie all’impulso delle varie amministrazioni, venne portato a compimento tutta la parte principale. Altri lavori vennero eseguiti durante il periodo dei podestà (ventennio fascista). Nonostante mancasse poco al compimento dell’opera furono organizzati degli spettacoli (nel 1908 il primo).

Le cariatidi del palco reale scolpite dallo scultore trapanese L.Corce sono prodotte in pietra di Billiemi, col viso e le estremità in marmo bianco. Somigliano alle metope trovate nel tempio e di Selinunte. Il telone o sipario (10 mt.x 7 mt.) rappresenta l'apoteosi di Empedocle a Selinunte e fu dipinta dal pittore castelvetranese Gennaro Pardo.

Il teatro Selinus è di stile neoclassico e architettonicamente si divide in tre blocchi: il primo blocco consiste in un elegantissimo pronao tetrastilo. Il secondo blocco invece, quello di centro e con pianta a ferro di cavallo, riguarda l’area (estesa 200 mq. circa) della platea che è servita da ampi corridoi di disimpegno ed uscita di sicurezza. Perimetralmente a quest’area sono stati dislocati 29 palchi.

Il terzo blocco di fabbrica è adibito a palcoscenico ed è esteso circa 218 mq. Alla sua destra si trova una scala di servizio attraverso la quale si accede ai camerini. Nella parte più alta della struttura sono stati sistemati due loggioni con ampia gradinata. Anche il soffitto è stato realizzato da G. Patricolo.

È in legno pino-pece ed assicura un'eccellente acustica. Ci vollero ben 58 anni dal collocamento della prima pietra fino al suo compimento. Nonostante tutto, non venne celebrata nessuna inaugurazione.

Tra le compagnie di maggiore successo che hanno dato vita al teatro castelvetranese vanno ricordate le liriche di G.Crociani, l’Accademica (compagnia di varietà), quella di Umberto Mozzato.

Oltre alla vita artistica, il teatro ha rappresentato il cuore pulsante della cittadinanza. Partendo da quest’ultima considerazione, le opere di maggior lustro della città vanno ricordate, visitate e vissute dall’intera comunità.
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