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Orgoglio siciliano: chi sono i palermitani tra i "Cavalieri al Merito" di Sergio Mattarella

Si sono distinti per atti di eroismo e di solidarietà, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella promozione del diritto alla salute. Ecco chi sono

Balarm
La redazione
  • 30 dicembre 2020

Nicoletta Cosentino e Rachid Berradi

Le onorificenze al Merito della Repubblica Italiana sono riconoscimenti dati alle cittadine e ai cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel volontariato, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella promozione della cultura, della legalità e del diritto alla salute.

Tra i 36 riconoscimenti, assegnati “motu proprio” (di propria iniziativa) nel 2020 dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ci sono anche due siciliani, i palermitani Rachid Berradi e Nicoletta Cosentino.

Ma chi sono e con quali azioni hanno meritato questo importante riconoscimento?

Rachid Berradi, 45 anni, è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana con la seguente motivazione: “Per la sua appassionata promozione di una cultura della legalità e per il contributo al contrasto all’emarginazione sociale”.



Rachid è nato a Meknes, in Marocco, ma vive a Palermo dall’età di 10 anni.

Attualmente è in forza al Gruppo sportivo del Corpo Forestale dello Stato e Appuntato Scelto dell’Arma dei Carabinieri, in servizio presso il Comando Provinciale di Palermo.

Negli anni passati è stato un protagonista dell’atletica leggera italiana: mezzofondista, campione europeo nei 10.000 metri e finalista alle Olimpiadi di Sydney, coronando una passione iniziata sui banchi della scuola media.

E da allora non ha più mollato lo sport. È stato Presidente della Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera) di Palermo, trasformando questa passione, divenuta anche professione, in strumento di inclusione sociale a favore dei ragazzi e delle famiglie residenti in aree disagiate e a forte rischio di emarginazione sociale.

È proprio in questi angoli più bui delle città, infatti, che lo sport assume il significato di riscatto e affermazione della legalità, per questo, nel 2009, ha aperto la sua società sportiva, l’Atletica Berradi 091.

Con diversi progetti ha portato avanti questo intento; tra questi quello con l’Atletico Zen, squadra di calcio, da lui allenata, composta da ragazzi provenienti dal quartiere, con cui ha partecipato nel 2019 al Primo Memorial Calcio a 5 Paolo Borsellino, organizzato negli impianti sportivi nei pressi del luogo della strage.

Un primo tassello per creare quella necessaria rete di legalità che ancora manca sul territorio.

In quest’ottica ha organizzato stage di atletica coinvolgendo le forze dell’ordine - che hanno partecipato in borghese come allenatori per poi rivelare la loro professione ai ragazzi solo alla fine - insieme a campioni olimpici, allenatori e calciatori professionisti.

Nicoletta Cosentino (49 anni) è stata premiata per “il suo esempio di reazione e per il contributo offerto nella promozione di una cultura di contrasto alla violenza sulle donne e di recupero delle vittime di abusi”.

Bisogna conoscere il nemico per combatterlo.

Vittima lei stessa di violenza domestica, dopo un percorso di recupero presso il centro antiviolenza Le Donne Onlus di Palermo (con il sostegno del Centro Astalli e dell’Associazione Pellegrino della Terra), Nicoletta ha ripreso in mano la sua vita e si spesa per proteggere le altre donne.

Dopo un corso di formazione ha deciso di avviare un’attività imprenditoriale, aiutata dalla rete Di. Re. (Donne in rete contro la violenza) e grazie al finanziamento ricevuto da Banca Etica.

Nasce così il progetto “Le Cuoche Combattenti”, un laboratorio artigianale di conserve e prodotti da forno, che si basa sul suo motto “mai più paura, mai più in silenzio, non siamo vittime, ma combattenti”.

Grazie a questa iniziativa Nicoletta ha coinvolto otto donne sottratte alla violenza, non solo fisica, ma anche psicologica e familiare; offre loro stage formativi e lavoro come presupposto per riacquistare libertà, dignità e indipendenza economica.
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