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Mediterraneo a rischio Tsunami: è nato il Sistema di Allertamento nazionale

Sono quasi trecento i maremoti nati da scosse nel Mediterraneo registrate fino a oggi: movimenti della terra subacquea che mettono a rischio l'intera Europa

  • 9 giugno 2017

Il Mar Mediterraneo si trova in una delle zone più attive del nostro pianeta dal punto di vista geologico. In questo lembo di crosta terrestre, la placca Africana e quella Eurasiatica convergono disegnando una linea di sutura lunga migliaia di chiilometri.

Qui in superficie si vedono le catene montuose, i vulcani e le faglie tettoniche. L’attività geologica comporta ovviamente una vasta gamma di fenomeni naturali associati, con cui centinaia di milioni di persone devono convivere.

Tra questi fenomeni ci sono i maremoti (o tsunami che in giapponese significa letteralmente ‘grande onda’), ovvero una serie di onde marine provocate da eventi in grado di muovere verticalmente una grande colonna d’acqua (per esempio terremoti, frane sottomarine, eruzioni vulcaniche).

Un fenomeno non del tutto raro sulle nostre coste, considerato che secondo un catalogo compilato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti, il 14% degli tsunami nel mondo sono avvenuti proprio nel Mare Nostrum.
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Per via di questa percentuale importante, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha voluto redigere un Catalogo degli Tsunami Euro-Mediterranei (EMTC): ed è venuito fuori che sono ben 290 i maremoti del Mediterraneo e delle coste oceaniche europee dal 6150 a.C. fino ad oggi.

In questa lista di eventi l’Italia riporta ben 72 maremoti, tra cui quello del 79 d.C. provocato dall’eruzione del Vesuvio e il maremoto del 1693 in Sicilia orientale, generato da un forte terremoto.

O ancora i nove tsunami che si abbatterono in Calabria tra il 183 ed il 1784, fino ad arrivare al triste e devastante terremoto-maremoto dello Stretto di Messina nel 1908 e più recentemente agli episodi di Vulcano (1988) e Stromboli (2002).

Il Mare Nostrum e le nostre coste dunque non sono per nulla esenti dal rischio tsunami, perciò da una direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri e con il coordinamento del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, è nato il Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti (SiAM) generati da terremoti nel Mar Mediterraneo.

Composto da INGV, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e Dipartimento della Protezione Civile (DPC), il SiAM è un sistema di allertamento all’avanguardia, creato per analizzare i dati delle reti di monitoraggio in tempo reale, e in grado di valutare la possibilità di formazione di uno tsunami a seguito di un terremoto, stimandone intensità e traiettoria.

Ma come funzionerà nello specifico? Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV (CAT, operativo 7 giorni su 7 e h24) valuterà la possibilità che un determinato terremoto possa generare onde di maremoto, stimandone i tempi di arrivo attesi lungo le coste esposte.

Il Dipartimento della Protezione Civile, sulla base dei dati e delle valutazioni del CAT, diffonderà di seguito messaggi di allertamento alle strutture e componenti del servizio nazionale per raggiungere, nel minor tempo possibile, la popolazione potenzialmente interessata.

I dati forniti dalla rete mareografica nazionale, gestita dall’ISPRA, e dai mareografi presenti lungo le coste di altri paesi del Mediterraneo consentiranno poi di confermare o meno l’eventuale maremoto.

Il sistema si baserà esclusivamente sulla registrazione ed elaborazione di eventi sismici potenzialmente in grado di generare maremoti, escludendo pertanto tutti gli altri potenziali fenomeni tsunami-genici. Tuttavia i terremoti costituiscono circa l’80% delle cause di formazione degli tsunami nel mondo.

Un sistema quello del SiAM che pone l’Italia all’avanguardia nel campo della gestione dell’emergenza tsunami, a cui deve fare necessariamente seguito una campagna di sensibilizzazione e informazione adeguata e capillare delle popolazioni esposte al fenomeno.
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