"La strada muta", Alfredo Chiatello inaugura il genere "giallomorbido"
Elena è una bella, giovane e brillante tesista di archeologia, Marco un ferroviere quarantenne che pensa di non potere andare oltre nella sua vita, Il Prof Maffioletti non è chi sembrerebbe essere, il suo assistente, Marino, forse appartiene addirittura al regno vegetale, Glauco Tullio è un ingegnere civile dell'esercito di Giulio Cesare. Tutti questi ed altri incredibili personaggi ruotano attorno a pochi metri quadri, un Aleph in cui vita, morte, amore e odio si incontrano e si fondono nel corso dei secoli.
La trama del romanzo è avvincente ed intelligente, la cura nella descrizione degli ambienti fisici, dei rapporti umani, degli eventi storici, denota grande attenzione e professionalità da parte dell'autore, lo stile è leggero, scanzonato, autoironico, l'uso del dialogo è magistrale perfino nei silenzi. Lo scrittore si distingue senza dubbio nel panorama - pur ricco di talenti - dei giallisti italiani, il suo è un giallo lontano da atmosfere noir o pulp, abbiamo a che fare con qualcosa di decisamente più solare, la definizione più appropriata è forse proprio "giallomorbido".
Leggendo questo romanzo probabilmente non verrete travolti dall'adrenalina ma sarete coccolati dalla serotonina, per intenderci è la stessa differenza che c'è tra un caffè nero, forte e corretto ed una bella dose di cioccolato modicano! Si conferma quindi molto interessante l'idea dell'editore palermitano di puntare sul giallo, scelta sicuramente orientata al mercato ma non per questo meno valida dal punto di vista puramente letterario. Il genere giallo/noir conta nel nostro paese numerosissimi appassionati e Dario Flaccovio, pubblicando "La strada muta", dimostra intelligente sensibilità verso un nuovo genere di giallo, tutto italiano.
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