PERSONAGGI

HomeMagazineLifestylePersonaggi

Fra murales, studio e caparbietà: chi è la prof che fa rinascere un quartiere di Palermo

Dall'arrivo di Antonella Di Bartolo come dirigente scolastico, il quartiere e l'Istituto Comprensivo Statale “Sperone-Pertini” sono rinati attraverso attività per piccoli e adulti

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 15 ottobre 2020

Antonella Di Bartolo - Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “Sperone-Pertini” di Palermo

Abbiamo imparato a conoscerla attraverso il suo sorriso smagliante e i suoi occhi pieni di quella luce che subito fa intendere che non saranno gli ostacoli, previsti o imprevisti, a demotivarla.

Stiamo parlando di Antonella Di Bartolo, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “Sperone-Pertini” di Palermo, che dal 2013 opera nei quartieri di Brancaccio e Sperone, tra i più “difficili” del capoluogo.

Dal suo arrivo molte cose sono cambiate nelle sette sedi che a lei fanno capo, a cominciare dai muri esterni dei quartieri che ospitano opere artistiche come i grandi murales, uno recentemente inaugurato in occasione dell’inizio dell’anno scolastico, di Igor Scalisi Palminteri.

«Ho capito subito che sarebbe stato importantissimo far uscire la scuola dagli edifici andando incontro alle famiglie e lanciando, in ogni modo efficace, dei messaggi di fiducia nel futuro».

Tenacia e caparbietà non mancano di certo ad Antonella Di Bartolo che ha scelto questa sede a Palermo in parte consapevole delle estreme difficoltà, in parte con quella fruttuosa incoscienza che, quasi sempre, si dimostra la spinta indispensabile per cambiare la realtà.



«Ricordo bene, quando andai a firmare il contratto di lavoro, il responsabile dell’ufficio mi fece le sue condoglianze subito dopo aver formalizzato l’incarico; rimasi colpita non capendo bene fino in fondo il senso di quella frase che trovò il culmine al passaggio di consegne del collega che mi aveva preceduto. Salutandomi mi disse: “Io vado a fare l’acchianata a Monte Pellegrino. Gli inizi non furono di certo dei migliori ma non per questo mi scoraggiai».

Inutile negare che il panorama trovato dalla professoressa di Lingue e Letterature straniere - alla sua prima esperienza come dirigente scolastico - fu ben più drammatico, nel vero senso della parola, di quanto potesse immaginare.

«Porto l’esempio della scuola Sandro Pertini perché era veramente devastata al suo interno; ricordo che non c’erano le porte ai bagni, al loro posto c’erano delle lavagne ad assolvere la stessa funzione. C’erano buchi ai muri e la parte esterna, dotata di un giardino, era totalmente invasa da sterpaglie e spazzatura. Al primo collegio dei docenti parlai chiaro ai miei colleghi sottolineando che dovevamo essere tutti uniti per poter cominciare a lavorare produttivamente e giungere il prima possibile a risultati concreti».

C’è un dato che non va trascurato e che da la misura di cosa significhi, tra le altre cose, il degrado strutturale in determinati quartieri: all’arrivo della Di Bartolo il parametro relativo alla dispersione scolastica era pari al 27,3%.

«Pensai che avessero sbagliato a riportare il dato ma presto mi accorsi che non era così; anche la contabilità era totalmente fuori controllo e gli insegnanti non rimanevano più di un anno. Avrei dovuto rifondare tutto da zero».

Convinta che i luoghi in cui si vive si impregnino dell’amore di chi li cura, insegnando indirettamente il rispetto reciproco delle cose che appartengono a tutti - e dunque la scuola in primis e il quartiere subito dopo - la Di Bartolo è partita proprio da quello spazio verde intorno alla scuola Pertini e da alcune iniziative che hanno portato la stessa scuola, oggi, ad avere sei sezioni di scuola media (18 classi in totale), sei classi di scuola primaria, tre sezioni di scuola d’infanzia con lista d’attesa di bambini che dovrebbero essere inseriti. In sei anni, inoltre, il tasso di dispersione scolastica è sceso al 3,3 %.

«Quando mi insediai - ci ha raccontato la dirigente Di Bartolo - fui chiamata dall’assessore comunale alla Scuola di allora che, considerato lo scarso numero di alunni, mi comunicò la volontà di chiudere la scuola Pertini, destinandola a qualche associazione. Io lanciai la proposta di realizzare delle classi per l’infanzia e mi venne detto che, se entro due mesi, avessi racimolato almeno 50 iscrizioni la scuola sarebbe rimasta aperta. Io e i miei colleghi, professionisti che come me lavorano con il cuore oltre che con le competenze apprese, cominciammo a lasciare i volantini in ogni cassetta della posta, tra i commercianti e quanti avrebbero potuto usufruire di questa possibilità. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti».

La rinascita della scuola Sandro Pertini dello Sperone è solo un esempio di un modo di fare che ha toccato, ovviamente, tutti i plessi dell’Istituto Comprensivo che oggi si trovano ad essere protagonisti di una serie di attività e progetti, anche extra curriculari, che coinvolgono non solo i ragazzi ma anche le famiglie in toto.

Tra questi il Progetto "FA.C.E. - FArsi Comunità Educanti", con attività laboratoriali 0/6 anni di “Ben-Essere di comunità” e uno sportello multidisciplinare “Orienta-Menti”, servizi integrativi gratuiti per nidi e scuole d’infanzia selezionato dall’Impresa Sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, con il coinvolgimento anche degli adulti.

«Non posso negare le difficoltà che abbiamo incontrato e che ancora ci troviamo ad affrontare (nel periodo del lockdown la scuola Pertini è stata vandalizzata tre volte) - ha continuato la Di Bartolo - ma nulla minerà quel patto non verbale che abbiamo sottoscritto nei confronti delle mamme e dei bambini che vivono in questo quartiere e che hanno gli stessi diritti di ogni cittadino palermitano.

Ogni anno al primo collegio dei docenti ci tengo a rispolverare i pilastri su cui fondiamo ogni giorno il nostro lavoro. Sto parlando dell’Articolo 3 della Costituzione, dell’Articolo 54, forse meno conosciuto ma ugualmente significativo, e non ultime due frasi di Sandro Pertini, a cui tra l’altro una delle scuole è intitolata, che diceva “La libertà senza giustizia sociale è un valore vacuo” e “I giovani non hanno bisogno di sermoni, hanno bisogno di esempi”.

C’è ancora molto lavoro da fare, ne sono consapevole, a cominciare dall’assenza di asili nido nei quartieri di pertinenza per i quali prima del lockdown avevamo gettato delle basi, a noi di certo non manca la volontà di andare avanti e crescere insieme alle famiglie di questi quartieri».

ARTICOLI RECENTI