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Uno ricorda la Cappella Sistina, l'altro i crociati: due siciliani tra i "Luoghi del cuore"

Si tratta di un santuario e un priorato che verranno restaurati. Entrambi di grande valore storico e pregio artistico per gli affreschi e le statue che custodiscono

Balarm
La redazione
  • 15 dicembre 2023

La cupola del Santuario del Santissimo Crocifisso, Chiesa Madre di Siculiana (foto del FAI)

Due "Luoghi del Cuore" in Sicilia avranno nuova vita grazie al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano - in collaborazione con Intesa Sanpaolo, nell’ambito della più importante campagna italiana di sensibilizzazione dei cittadini sul valore del patrimonio e sulla necessità di proteggerlo, restaurarlo e valorizzarlo.

Sono 23 i luoghi finanziati in tutta Italia. Si tratta di storie e progetti che raccontano un’Italia di piccole comunità che si impegnano con tenacia a preservare e a valorizzare il proprio territorio a partire dal patrimonio culturale e paesaggistico, riconosciuto testimonianza significativa e imperdibile di storia, identità e tradizioni, ma anche motore di aggregazione sociale e sviluppo economico, stimolo per il coinvolgimento di tutta la comunità, con grande attenzione ai più giovani, e occasione per affrontare i temi della sostenibilità, della crisi ambientale e dell’accessibilità.
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Chiesa Madre di Siculiana
In Sicilia il FAI sosterrà con un contributo di 14.000 euro un progetto di restauro a favore del Santuario Santissimo Crocifisso di Siculiana, al 16° posto della classifica nazionale del censimento 2022 grazie a 13.105 voti raccolti dal comitato “Pro Santuario SS. Crocifisso di Siculiana” che ha coinvolto numerose realtà del territorio, tutte le scuole e il Comune.

Il Santuario, nonché chiesa madre di Siculiana, fu edificato alla fine del Cinquecento dai Padri Carmelitani, grazie a una concessione da parte di Blasco Isfar y Corillas, barone di Siculiana. La chiesa fu dedicata alla Madonna del Carmelo. Tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, grazie alla generosità di don Vincenzo Alfani, fu possibile compiere grandi lavori di ampliamento e di decorazione della chiesa, che si conclusero nel 1813 con la realizzazione del transetto, della cupola, dell'abside, della sagrestia e dell'oratorio.

Il Santuario custodisce, da oltre quattro secoli, la statua lignea nera del Cristo Crocifisso, venerato dai siculianesi che lo festeggiano ogni anno il 3 maggio. Al suo interno si trovano affreschi e tele di Raffaello Politi; in particolare, nella volta della navata, sono raffigurate le scene de “La creazione di Adamo”, “La creazione di Eva” e “Il peccato originale”, ispirate a quelle michelangiolesche della Cappella Sistina.

All'interno dell’edificio è custodita anche una preziosissima vasca lustrale di origine ebraica, detta “pileta” o “Kior”, che riporta in rilievo gli stemmi reali spagnoli degli Aragona e dei Castiglia, e un'epigrafe ebraica, importanti reperti archeologici medievali che testimoniano la presenza ebrea in Sicilia.

Il progetto sostenuto da FAI e Intesa Sanpaolo – richiesto dalla Parrocchia del SS. Crocifisso – permetterà il restauro conservativo dell’altare maggiore e del coro ligneo. L’altare, un'opera in marmo composta da due ordini sovrapposti con al centro un tabernacolo a forma di tempio greco sormontato da una calotta in marmo di forma semisferica, è arricchito da marmi di colore verde che costituiscono lo sfondo di bassorilievi in legno dorato recanti scene bibliche e delle vite dei santi.

Questi ultimi risultano molto ammalorati per i notevoli attacchi xilofagi e lesioni che causano mancanze e disturbi nella lettura delle immagini. Il coro, collocato nel catino absidale, è composto da ventisei sedute disposte su due o più livelli. Le parti maggiormente colpite da degrado sono le zone di contatto: seduta, schienale e braccioli.

Questi in più punti risultano traballanti e a rischio caduta. La somiglianza stilistica di altare e coro ligneo alla chiesa in generale, e le notevoli dimensioni, permettono di ipotizzare la realizzazione e collocazione di entrambi dopo il nuovo ampliamento della chiesa, datato 1813.

Priorato di Sant’Andrea a Piazza Armerina
Inoltre il FAI sosterrà con un contributo di 9.000 euro un progetto di restauro a favore del Priorato di Sant’Andrea a Piazza Armerina (EN), al 64° posto della classifica nazionale del censimento 2022 grazie a 4.603 voti raccolti spontaneamente tra gli abitanti e i turisti.

Il Priorato di Sant’Andrea è stato chiuso due anni, tra il 2021 e il 2022, per importanti restauri finanziati grazie a un contributo CEI dall’8x1000 e con un finanziamento su un bando europeo; la visibilità portata dal censimento ha permesso di far conoscere ancor più il complesso e di farne emergere le potenzialità in materia di valorizzazione e promozione del territorio.

Il Gran Priorato di Sant’Andrea è la chiesa più antica della città: fu fondata nei primi decenni del 1100 molto probabilmente dal Conte Simone Aleramico, appartenente a una delle famiglie più importanti del territorio. Affidata ai Canonici di Sant'Agostino, fu donata nel 1148 all'ordine del Santo Sepolcro.

Le strutture che si possono ammirare oggi sono ciò che rimane dopo che la città si ribellò a Guglielmo I e dopo il grande terremoto del 1169. La pianta della chiesa è a T con una lunga navata chiusa da un tetto a capriate. Le pareti, riccamente affrescate, furono completamente imbiancate nel 1830.

A metà del secolo scorso un attento restauro ha permesso la scoperta di preziosi affreschi: fra i diciannove pezzi ve ne sono alcuni risalenti all'epoca di fondazione del tempio, altri giungono fino al XVI secolo. Nel Medioevo Piazza Armerina era un importante incrocio dei principali assi viari che attraversavano la Sicilia, e proprio presso la Chiesa di Sant'Andrea i pellegrini e i crociati, non solo di Sicilia, si incontravano prima di imbarcarsi verso la Terra Santa da Gela e da altri da altri porti siciliani.

Ancora oggi la Chiesa di Sant’Andrea è sede della Delegazione di Piazza Armerina dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme: qui si svolgono importanti celebrazioni religiose, come la processione del Venerdì Santo che dal centro della città si snoda verso la chiesa.

Il progetto sostenuto da FAI e Intesa Sanpaolo – richiesto dalla Parrocchia di Santa Veneranda – permetterà il recupero di due dei quattro affreschi oggi risistemati sulle pareti della chiesa, la cui datazione si colloca tra il XIII e il XV secolo e raffiguranti Sant'Andrea in trono, Santa Caterina d'Alessandria, San Martino e il Martirio di Sant'Andrea. Dopo il recente restauro, per concludere le azioni di valorizzazione risulta ora urgente intervenire sui quattro affreschi che si trovano nelle condizioni più precarie. Si tratta di un intervento con una forte valenza anche simbolica: il contributo "I Luoghi del Cuore" viene destinato con l'intento di fare da traino per il reperimento di altri fondi che porteranno al recupero di tutti e quattro gli affreschi che ornano le pareti della chiesa.
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