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Marianna lotta per la vita e per poter rimanere con i suoi bambini: noi possiamo aiutarla

La donna palermitana da mesi porta avanti la sua battaglia contro un linfoma per il quale in Italia non ci sono cure. La speranza negli Usa con costi proibitivi sostenuti grazie alle donazioni

Balarm
La redazione
  • 5 dicembre 2020

Marianna Bonomo e il marito Rosario

Il coro unanime da molti mesi, troppi purtroppo, è uno: "aiutiamo Marianna" nella sua lotta contro una malattia che minaccia di sottrarla alla sua famiglia.

Un ulteriore appello di sostegno economico è stato lanciato nei giorni scorsi dal marito Rosario, che affianca Marianna Bonomo, la mamma quarantenne di Palermo, in questa lunga battaglia contro un linfoma “non Hodgkin” al quarto stadio.

Questo tipo di linfoma, infatti, è particolare e richiede cure molto costose e difficili da realizzare in Italia.

È per questo che, dopo mesi di terapie in Italia che non hanno dato il risultato sperato, Marianna e suo marito sono partiti per Houston (dove sono tuttora), dove la mamma palermitana ha affrontano cure sperimentali che sembrano però dare delle buone prospettive.

Gli esami svolti sul posto, poi, hanno evidenziato la necessità di prolungare queste cure, generando un’ulteriore necessità economica (dai 160 mila euro preventivati infatti si è arrivati alla stima di 400 mila euro per poter terminare il protocollo).



Per questa nuova necessità, già lo scorso agosto, è stata lanciata un’altra richiesta di aiuto, a cui i siciliani, e non solo, hanno ancora una volta risposto con grande partecipazione.

Dopo mesi di terapie negli States, Marianna e il marito (si era ipotizzato di rimanere un mese e invece è stato necessario prolungare la permanenza di altri due mesi) hanno potuto fare rientro in Italia, grazie al fatto che in provincia di Verona ci sarebbe un centro all’avanguardia che può sottoporre la giovane mamma alla radioterapia propostale a Houston.

È la stessa Marianna a darne notizia, scrivendo un post sul sito gofundme.com, la pagina di raccolta fondi aperta nei mesi scorsi.

«Sto meglio - si legge - recupero energie e le terapie danno i primi frutti. La strada è ancora lunga, ognuno risponde diversamente alle terapie ma almeno posso rientrare in Italia e, al più presto riabbracciare i miei figli».

La forza e la tenacia di Marianna, insieme ai suoi occhi grandi e dolcissimi, sono le caratteristiche principali che l’hanno fatta conoscere alle tante persone che in questi mesi l’hanno aiutata a distanza e che, simbolicamente, lottano insieme a lei.

Il percorso è ancora lungo come ha fatto sapere Marianna.

Dovrà affrontare ancora due cicli di chemioterapia che farà in Italia dove il costo è inferiore (si tratta comunque di una spesa di circa 30 mila euro a ciclo che la famiglia dovrà sostenere, secondo quanto riportato, a spese proprie); poi a fine dicembre la situazione verrà rivalutata dai medici e si vedrà come procedere.

Il nuovo protocollo terapeutico si chiama Pola-BR, è stato approvato dalla FDA e dall’EMA (European Medicines Agency) ma ad oggi tutte le strutture ospedaliere che Marianna ha contattato in Italia non consentono di accedere gratuitamente a questa terapia.

Lo scorso agosto l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, venuto a conoscenza d questa storia, ha avviato la procedura che consente la possibilità di sottoporsi a un protocollo sanitario all’estero, a spese della Regione, prevista nei casi in cui il sistema sanitario nazionale, sul territorio italiano, non renda possibili cure sperimentali.

Il protocollo però ha dei tempi che al momento non hanno permesso a Marianna di usufruire di questa opportunità.

La solidarietà nei confronti della giovane mamma ha unito, nel tempo, tutta l’Italia: dall’appello rivolto, tra gli altri da Salvo Ficarra e i Soldi Spicci, alla realizzazione di eventi culturali, il cui ricavato è andato a sostengo delle cure di Marianna.

Tutto ciò ha fatto sì che a settembre la mamma palermitana festeggiasse il suo 40esimo compleanno e, oggi, le permetterà di trascorrere il prossimo Natale, in Italia, con la sua famiglia riunita, dopo 110 giorni di lontananza.

Quello che conta, più di tutto, dopo mesi veramente duri è che ci sia un percorso da seguire, che mantiene viva la speranza della guarigione completa per Marianna che desidera “invecchiare accanto a suo marito e crescere i suoi due amori, i suoi bambini”.

Chi volesse aiutare Marianna a concretizzare questo sogno può fare una donazione sulla pagina di raccolta fondi a questo link.
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